Stona: “Viviamo nel mondo più connesso di sempre ma dal punto di vista umano siamo lontanissimi”
Chiacchierata a campo largo con Stona, al secolo Massimo Bertinieri, cantautore che ha da poco pubblicato un terzo album molto interessante – Ci faremo bastare i ricordi – in cui si analizza tutto, anche se stessi, partendo da un profondo senso di autocritica.
Massimo Bertinieri, in arte Stona, è un cantautore di Novi Ligure che ha costruito la sua carriera tra la canzone d’autore italiana e una sensibilità civile sempre più marcata. Il suo terzo album “Ci faremo bastare i ricordi” (Pirames, 2025), prodotto da Lorenzo Morra, è un lavoro denso e coraggioso che racconta crisi sociale, fragilità umana e storie di outsider — dalla vita nelle carceri a un pentito di mafia.
Un titolo provocatorio
L’ultimo singolo di questo album è “Altaluna (Single Edit)”, nuova versione del brano che chiude il disco, riarrangiata con un prezioso e ambizioso contributo di un quartetto d’archi. Il titolo dell’album suona provocatoriamente come una resa, ma non lo è: “È volutamente provocatorio – spiega Stona – perché volevo suscitare riflessioni rispetto al momento che stiamo vivendo. A volte l’impressione di fronte a quello che ci circonda è che davvero stia andando tutto al contrario e che le esperienze — anche drammatiche — non ci abbiano insegnato nulla. Forse era davvero meglio prima, quando eravamo scemi.”
Una provocazione che apre a qualcosa di più profondo: “Lungi da me il desiderio di facilitare o di generalizzare: io sono convinto che la felicità sia nelle radici e nelle piccole cose. La famiglia è indubbiamente un aspetto importante della vita di ognuno di noi: anche se questo forse arriviamo a capitlo tardi. Forse quell’ansia di imporsi e di ribellarsi ci scaglia contro le cose sbagliate quando siamo giovanissimi. Poi capiamo. E forse rimpiangiamo anche.”
Un percorso fatto di incontri
“Ci faremo bastare i ricordi” è il terzo album ufficiale di Stona, ma alle sue spalle c’è un percorso più lungo e non privo di ostacoli. L’incontro decisivo è stato quello con Guido Guglielminetti, storico bassista e produttore di Francesco De Gregori, che aveva già prodotto i suioi primi due dischi: “Storia di un equilibrista” (2018) e “E uscimmo infine a riveder le stelle” (2022).
Un sodalizio che ha portato un terzo album maturo e consapevole ma che a sua volta, con i suoi dubbi e le sue domande, apre ad altre fasi: “L’approccio iniziale di Guido nei primi due album è stato di totale insegnamento su interpretazione e scrittura. Grazie alla sua guida sono nate ‘Santa Pazienza’ e ‘Io sono Marco’, per esempio.”
Con il terzo album Stona ha scelto Lorenzo Morra, trovando un equilibrio diverso: “Con Lorenzo ho potuto mettere ulteriormente in pratica molte cose imparate cercando un sound differente, unendo il mio metodo di scrittura a un certo tipo di sonorità che cercavo.”
Il risultato è un disco che mescola parti di elettronica alle strutture cantautorali più classiche, senza che l’una prevarichi l’altra.

Dalla malinconia alla responsabilità civile
Il disco non si ferma a una fase intrisa di malinconia personale. Alcune canzoni rivendicano apertamente un ruolo civile: “Purtroppo è vero. Il mio album in alcune canzoni rivendica proprio questo diritto che, vista l’urgenza della situazione, credo sia diventato anche un dovere. Darsi una svegliata e fare qualcosa. Capire che siamo vittime di quello che ci circonda ma in qualche caso ne siamo anche spettatori.”
Lo scenario globale è quello che conosciamo: Trump, la guerra in Ucraina, le derive autoritarie sparse nel mondo. C’è poco di cui stare allegri: “Le sparate di Trump sulla Groenlandia sono possibili nel momento in cui c’è un altro signore che tre anni fa ha attaccato l’Ucraina. Evidentemente si rendono conto che tutto è possibile: e lo fanno.”
Ma la risposta non è nelle armi. “A chi sostiene che si debbano prendere in mano i fucili io rispondo che sarebbe meglio prendere in mano i libri. L’assurdità è che viviamo nel mondo più connesso di sempre con l’accesso a qualsiasi conoscenza e all’intelligenza artificiale. Ma dal punto di vista umano e sociale siamo lontanissimi. Lo diceva Michael Jackson in Man in the Mirror: se vuoi cambiare, comincia da te stesso. Bisogna averne voglia, coraggio e soprattutto serve una gran consapevolezza: cosa che a volte spaventa molto.”
Outsider, carceri e pentiti di mafia
Alcuni dei brani più riusciti del disco raccontano storie di chi è stato espulso dalla società. “Puntine” è un pezzo sulla vita nelle carceri italiane: sovraffollamento, precarietà, violenza, suicidi. Colpa di chi finisce in carcere e basta? “Credo che uno Stato che si reputi civile non possa permettersi certe situazioni di disagio in luoghi la cui funzione dovrebbe essere quella del recupero e della riabilitazione. Preferiamo buttare via i problemi e dimenticarci di essi, come in una discarica: questo termine lo uso proprio nella canzone, una ‘discarica sociale’.”
Il brano era rimasto nel cassetto dall’album precedente, fino a quando un articolo ha riacceso il filo del discorso. Ancora più coraggioso “Asparinu”, che racconta in prima persona la storia di un pentito di mafia: “Avevo vari dubbi morali nell’accendere i riflettori sopra un personaggio così negativo, rischiando di non essere capito. Per me era però importante raccontare la sua storia e i suoi peccati, entrando nel personaggio in prima persona.”
Ma il senso del rischio è stato premiato: per Stona è uno dei brani meglio riusciti del disco.

Altaluna, ovvero come fare pace con sé stessi
In questo quadro arriva “Altaluna”, che rovescia il tono e invita a fare pace con sé stessi: “Con gli anni si impara che non si può avere il controllo su tutto e che ogni tanto bisogna anche essere orgogliosi di quello che si è fatto, persino dei propri errori, e di come li si è affrontati. Guardiamo alla luna e le chiediamo soluzioni: a volte dovremo accontentarci della luce che offre e che magari ci offre una direzione imprevista.”
Il brano, nato al pianoforte e registrato in presa diretta sull’album, trova in questa nuova veste orchestrale la sua dimensione più compiuta. A costruire la parte d’archi è ancora Lorenzo Morra, con un quartetto formato da Stefano Beltrami (violoncello), Gioele Pierro e Luca Madeddu (violini) e Lara Albesano (viola).
Stona parla del pezzo come di una autentica riscoperta: “Ho veramente riscoperto il brano, approfondendo il testo e traendone tutta la magia che nascondeva.”
Adesso è tempo di portare queste canzoni in giro. Stona sta facendo date in solo, voce e pianoforte o chitarra, riscoprendo il sound originale dei brani nella loro forma più essenziale: “Il set diventa molto intimo, di attento ascolto e di connessione diretta con il pubblico.” Un’esperienza che, dice, potrebbe influenzare il prossimo lavoro: “Non escludo che possa essere qualcosa di molto intimo ed essenziale.”
“Altaluna (Single Edit)” è disponibile in radio e in digitale.