Ska-P al Carroponte: gli ultimi momenti di spensieratezza, i primi momenti di lotta antifascista – 25 Settembre 2022

Gli Ska-P raccolgono la gioia ma anche la malinconia di un pubblico italiano che, mentre il concerto termina, scopre di aver “perso” le elezioni.

Andando verso il Carroponte per il concerto degli Ska-P, si avverte un senso di malinconia mista a nostalgia: malinconia per un’Estate ormai finit (sarà anche l’ultimo concerto per la stagione del Carroponte), nostalgia per una band che ci ricorda di quando, 20 anni fa, ci sembrava che il nuovo millennio sarebbe stato ricco di possibilità e miglioramenti cantati anche nelle canzoni degli Ska-P, malinconia per un cielo che promette pioggia, e malinconia anche per il fatto che, oggi, si è votato alle elezioni politiche italiane, con la rassegnazione di un risultato che sembra già scritto.
Si entra al Carroponte, però, e si trovano i vecchi amici, si beve una birra al baretto che spara ad altissimo volume i System Of A Down (quanto è ancora più attuale BYOB – Bring Your Own Bombs?), si guardano le luci rosse che circondano l’area del palco, si inizia ad ascoltare musica di protesta, e si vive qualche ora spensierata.
Le Bambole di Pezza sono tornate, hanno una lineup quasi tutta nuova, eppure raccolgono più consensi e applausi di quanto ci si ricordi facessero 20 anni fa. Hanno un messaggio femminista più focalizzato che in passato, con la nuova Hai rotto il cazz0 e con nuovi proclami, e riescono a inserire Bella Ciao in una scaletta che si chiude con Le Streghe, ovviamente.



Peter and the Test Tube Babies sono un elemento anomalo nella serata, con la loro lingua inglese in mezzo a chi canta italiano e spagnolo, e con il loro Punk ’77 dritto e senza compromessi. In molti ne approfittano per bere un’altra birra, ma Peter Bywaters sembra felice di cantare per noi, e il loro sporco lavoro lo fanno fino in fondo. In un altro contesto avrebbero sicuramente raccolto più pogo, ma è stato un piacere vedere un pezzo di storia del punk inglese.

Infine gli Ska-P, che invece raccolgono tutto e anche di più, da un pubblico caldissimo fin dalle prime note. D’altronde, partire con Estampida, seguita da Gato Lopez e Mestizaje è una incitazione a cantare e ballare il più possibile, e la scaletta mostra quante hits abbia in casa il gruppo spagnolo, che “regala” anche una Mis Colegas non presente nelle altre date del tour. Non c’è un attimo di pausa, e la voce di PulPul è così unica da mettere di buon umore non appena apre bocca.
Fa impressione, quindi, che alle 23:02 scatti Romero el Madero, una delle canzoni più ballate della serata, proprio mentre gli exit poll italiani danno la conferma di ciò che si temeva: la destra ha stravinto. E noi si balla, sulle gesta di un poliziotto che “Hablan del orden, justicia y de ley, de negros, de jonkies, de putas, de gays, de cómo maltratan a la sociedad robando libertad”. La consapevolezza di tutto questo cala anche sulla band (probabilmente avvertita in tempo reale da Joxemi), perché prima del gran finale PulPul ci dice che gli è piaciuto regalarci un sorriso prima di 4-5 anni duri che attendono l’Italia. E quindi via, A La Mierda: “Orgullo nacional, patriota virtual, héroe militar, Xenofobia, muñeco demencial, parálisis mental, eskoria cerebral”. Tutto preciso e perfetto da (purtroppo) oltre 20 anni, compresa la richiesta sempre bocciata di legalizzare la cannabis. Non rimane, a tutti, un ultimo giro con il Vals de L’Obrero, e da domani si vivrà in una Italia diversa.