Semele di Händel a Bologna: Prandi dirige l’ouverture come un libro illustrato
La Semele di Handel a Bologna con la direzione di Giulio Prandi all’Auditorium Manzoni nel 2026. Una prima assoluta per la città con l’Orchestra del Comunale.
La Semele di Georg Friedrich Händel ha debuttato per la prima volta nella programmazione del Teatro Comunale di Bologna il 23 e il 25 ottobre 2026, all’Auditorium Manzoni, nell’ambito della stagione lirica Verso Itaca. Una prima assoluta per la città, affidata alla direzione di Giulio Prandi con l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale. Il fatto che la Semele di Handel a Bologna arrivasse soltanto ora — con questo cast e in forma di concerto — dice qualcosa sia sulla rarità del titolo nel repertorio italiano sia sulla volontà del Comunale di allargare il canone barocco oltre i nomi più frequentati.
Un oratorio che non è mai solo oratorio
La Semele è tecnicamente un oratorio, composto da Händel su libretto derivato da William Congreve, ma il materiale drammatico che la attraversa ha sempre reso difficile classificarla in modo netto. La storia è quella di Semele, figlia di Cadmo e amante di Giove, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio: una vicenda di desiderio, ambizione e distruzione in cui la protagonista chiede a Giove di mostrarsi nella sua forma divina, e quella visione la annienta. Non è un soggetto che si presta alla neutralità, né sul piano musicale né su quello narrativo.
Presentarla in forma di concerto non significa necessariamente rinunciare alla tensione drammatica. Significa invece spostare tutto il peso della narrazione sulla musica e sulle voci, senza mediazioni sceniche. Una scelta che con Händel funziona spesso meglio di quanto si immagini, perché la sua scrittura per voce è già di per sé teatro: i recitativi costruiscono caratteri, le arie li approfondiscono, i cori commentano come una presenza collettiva che non si può ignorare.
→ Leggi anche: Donizetti Opera di Bergamo 2026, L'esule di Roma apre la stagione
Giulio Prandi alla guida dell’Orchestra del Comunale
La direzione era affidata a Giulio Prandi, che per questa produzione ha sostituito Rinaldo nella conduzione. Prandi è un nome radicato nel repertorio barocco italiano, con una frequentazione lunga e documentata del repertorio haendeliano e della prassi esecutiva storicamente informata. Portare la Semele a Bologna con l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale — formazione non specializzata esclusivamente nel barocco — è una scelta che implica un lavoro di adattamento preciso, sia sul piano del suono sia su quello dell’articolazione ritmica.
Il cast ha visto in scena Suzanne Jerosme, Raffaele Pe e Jorge Navarro Colorado. Raffaele Pe è uno dei controtenori italiani più presenti nella scena barocca internazionale degli ultimi anni, con una presenza scenica e vocale che anche in forma di concerto tende a strutturare lo spazio intorno a sé. La combinazione con Jerosme nel ruolo del titolo e Navarro Colorado offriva un equilibrio timbrico interessante su un’opera che richiede contrasti netti tra i personaggi.
La stagione ‘Verso Itaca’ e la scelta del titolo
Inserire la Semele nella stagione lirica Verso Itaca del Teatro Comunale di Bologna non è una scelta casuale. Il titolo della stagione evoca un percorso, un movimento verso qualcosa che non si raggiunge mai del tutto — e la parabola di Semele, che brucia nel tentativo di vedere ciò che non è destinata a vedere, si inserisce in questa cornice con una coerenza tematica precisa. Il Teatro Comunale ha costruito una programmazione che negli ultimi anni ha cercato di bilanciare il repertorio operistico tradizionale con incursioni nel barocco meno frequentato, e la Semele di Händel rientra esattamente in questa logica.
→ Leggi anche: Operetta e opera italiana 2026: la stagione tra Verdi, Leoncavallo e Mascagni
È anche un titolo che pone domande interessanti sul confine tra opera e oratorio, tra forma sacra e dramma profano. Händel compose la Semele nel 1743, in un periodo in cui il suo rapporto con il teatro d’opera italiano era ormai in crisi e il formato dell’oratorio in inglese stava diventando il suo territorio principale. Ma la Semele è un oratorio su soggetto mitologico pagano, senza alcuna intenzione edificante: è teatro travestito da forma concertistica, e questa ambiguità è parte integrante della sua identità.
Forma di concerto, non rinuncia alla drammaturgia
La scelta della forma di concerto per un titolo come la Semele merita una riflessione specifica. Nel repertorio barocco, la distinzione tra esecuzione in forma scenica e in forma di concerto è spesso meno netta di quanto sembri: molti allestimenti cosiddetti “in forma di concerto” prevedono movimenti, posizionamenti, interazioni tra i cantanti che costruiscono una micro-drammaturgia senza costumi né scene tradizionali. La presenza di un direttore come Prandi, con la sua competenza nel repertorio haendeliano, suggerisce che l’attenzione alla dimensione teatrale della partitura non sia stata accantonata.
Händel costruisce la Semele con una varietà di toni che va dalla commedia leggera alla tragedia mitologica, passando per momenti di ironia quasi operettistica. Gestire questa varietà in forma di concerto richiede che i cantanti portino tutto il lavoro interpretativo nella voce e nel gesto minimo, senza la mediazione di un impianto scenico che orienti il pubblico. È una condizione che può risultare più esigente della recitazione tradizionale, non meno.
Le due date del 23 e del 25 ottobre hanno offerto al pubblico bolognese l’occasione di confrontarsi con uno dei titoli haendeliani meno eseguiti in Italia, in un contesto che univa la solidità istituzionale del Teatro Comunale a una scelta artistica tutt’altro che ovvia. Che la Semele di Händel sia arrivata a Bologna solo nel 2026, e in forma di concerto, dice molto sulle gerarchie ancora operative nel repertorio operistico italiano — e forse anche su quanto spazio ci sia ancora da esplorare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.