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Radiohead, il ritorno dopo sette anni: il tour 2025 tra attesa e polemiche

I Radiohead annunciano il loro primo tour dal 2018: cinque città europee, entusiasmo dei fan ma anche chiamate al boicottaggio per una mancata presa di posizione della band sulla questione palestinese. Quattro le date annunciate a Bologna

6 Settembre 2025 09:30

Dopo sette anni di assenza dai palchi, i Radiohead hanno annunciato il loro attesissimo ritorno dal vivo. La band di Thom Yorke, Jonny Greenwood, Ed O’Brien, Colin Greenwood e Philip Selway tornerà dunque a esibirsi nelle prossime settimane con una serie di concerti in Europa, in quella che già si preannuncia come una delle tournée più importanti e discusse dell’anno.

Il ritorno dei Radiohead, cresce l’attesa

L’ultima apparizione live risaliva al 2018, quando avevano chiuso il tour dedicato a A Moon Shaped Pool. Da allora, i membri hanno portato avanti progetti paralleli – in particolare i The Smile di Yorke e Greenwood – ma i fan attendevano con impazienza un segnale di reunion.

Le indiscrezioni si erano moltiplicate negli ultimi mesi: cambiamenti misteriosi sul sito ufficiale, immagini criptiche condivise dall’artista Stanley Donwood e perfino la creazione di una nuova società editoriale avevano alimentato la curiosità. L’annuncio ufficiale ha confermato cinque città europee: Madrid, Bologna, Londra, Copenaghen e Berlino, con quattro date per ciascuna location.

Le date del tour

Il calendario prevede i concerti a Madrid (4, 5, 7 e 8 novembre), Bologna (14, 15, 17 e 18 novembre), Londra (21, 22, 24 e 25 novembre), Copenaghen (1, 2, 4 e 5 dicembre) e Berlino (8, 9, 11 e 12 dicembre).

Le prime polemiche riguardano proprio le modalità di acquisto dei biglietti che sembrano essere estremamente complicate nel tentativo da parte della band di arginare gli acquisti elettronici dei professionisti del bagarinaggio digitale.

Inoltre, una quota del ricavato sarà devoluta: un euro per ogni biglietto andrà a Medici Senza Frontiere in Europa, mentre nel Regno Unito il contributo sosterrà la Live Trust Initiative che cerca di sostenere l’attività artistica dei piccoli club e le venue indipendenti. I Radiohead hanno inoltre dichiarato che raddoppieranno personalmente le donazioni raccolte dal tour.

Thom Yorke, Radiohead
Thom Yorke, voce e leader dei Radiohead – Credits X @radiohead (Soundsblog.it)

L’entusiasmo dei fan

Il ritorno è stato accolto senza dubbio con grande entusiasmo. I Radiohead sono una delle band più influenti della loro generazione, capaci di ridefinire il rock alternativo dagli anni Novanta a oggi. Brani come Creep, Paranoid Android, Everything in Its Right Place e Pyramid Song hanno segnato un’epoca, trasformando ogni loro nuova uscita in un evento globale. La pausa di sette anni non ha fatto che aumentare l’attesa: per molti appassionati, queste date rappresentano un’occasione irripetibile.

Philip Selway ha spiegato il ritorno della band al tour e alla sala prove: “Ci siamo ritrovati a provare, solo per il piacere di farlo. È stato naturale voler tornare a condividere questa energia con il pubblico”.

Una dichiarazione che ha acceso ulteriormente le speranze per un eventuale nuovo album, anche se al momento non ci sono conferme ufficiali.

Le polemiche e il boicottaggio

Accanto all’entusiasmo, non mancano però le polemiche. Moltissimi messaggi di fan hanno inondato i social ufficiali della band ironizzando sulle complicate procedure per l’acquisto dei biglietti tra mail di conferma mai arrivate e istruzioni non chiarissime.

E inoltre… Il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions) ha lanciato un appello al boicottaggio del tour, accusando la band di “complicità silenziosa” per non essersi dissociata dalle collaborazioni di Jonny Greenwood con l’artista israeliano Dudu Tassa, con cui ha registrato l’album Jarak Qaribak e suonato a Tel Aviv durante i bombardamenti israeliani a Gaza. La richiesta di boicottaggio non è nuova: già nel 2017 i Radiohead furono contestati per aver suonato anche in Israele.

Thom Yorke, in passato, aveva risposto con fermezza sulla questione: “Suonare in un Paese non significa sostenerne il governo e le sue iniziative. La musica è scavalcare i confini, non costruirli o crearne di nuovi”.

Tuttavia più recentemente, Yorke e O’Brien hanno espresso preoccupazione per la crisi umanitaria a Gaza, ribadendo il rifiuto di qualsiasi forma di estremismo o deumanizzazione. Ma per molti attivisti queste prese di posizione non bastano.

Un tour tra arte e politica

Il ritorno dei Radiohead si carica dunque di un significato destinato ad andare oltre la musica. Da un lato, la celebrazione di una delle band più amate della scena mondiale; dall’altro, le tensioni di un dibattito politico e culturale che accompagna il loro percorso da anni. Per i fan resta l’attesa di vivere nuovamente l’esperienza di un concerto di una delle formazioni che più hanno segnato la storia della musica contemporanea. Per gli attivisti, invece, resta aperta la questione etica di separare l’arte dalla politica.

Quel che è certo è che, nel bene e nel male, i Radiohead sono tornati. E ancora una volta, fanno discutere.

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