Ozzy Osbourne, il doc postumo “No Escape From Now”: il congedo di un’icona tra dolore, tenacia e gratitudine
È uscito su Paramount+ il documentario che segue di poche settimane la scomparsa di Ozzy Osbourne, un film biografico che segue la vita della rockstar dal 2021, durante il disperato tentativo di Ozzy di tornare almeno un’altra volta sul palco, a suo ultimo show “Back to the Beginning”.
Quando qualcuno gli diceva che la sua vita sembrava, o poteva essere ritenuta un calvario, persino lui storceva il naso. Il paragone non gli piaceva. Eppure le immagini a tratti davvero molto drammatiche di No Escape From Now, il documentario che rievoca gli ultimi quattro anni di vita travagliatissima di Ozzy Osbourne rendono davvero l’idea di quanto fosse il suo desiderio di andare al di là di quei limiti che il Parkinson gli avevano reso ormai insuperabili e investibili.
No Escape from Now, gli ultimi anni di Ozzy Osbourne
Ci sono diversi dettagli che emergono dalle immagini che mostrano tentativi quasi disperati di rieducazione, in giardino o in palestra, quando anche pochi passi con il bastone sembravano un dramma.
L’ostinazione con cui nonostante una condizione di salute fragilissima e la costante ombra della depressione – (“Non voglio vivere così, ma soprattutto non sopporto di morire così” dice Ozzy a un certo punto) ma anche la paura fino all’ultimo di non riuscire a salire sul palco per salutare un’ultima volta i suoi fan.
Il film, un accesso totale agli ultimi anni
Diretto da Tania Alexander, il documentario – circa due ore di produzione – entra in modo estremamente diretto nella quotidianità di Ozzy e della sua famiglia dal 2021 fino all’addio del 5 luglio a Birmingham. Tra sedute in studio, terapie, momenti privati e preparativi, il racconto alterna cadute e riscatti, con la regia che non edulcora ma accompagna.
Il film non include invece le ultime settimane di vita del Principe delle Tenebre, scomparso poco dopo il suo ultimo show.
Ozzy Osbourne la depressione e la paura del silenzio
Dalla rovinosa caduta del 2019 che peggiorò ulteriormente condizioni rese già critiche dal Parkinson, alle operazioni alla colonna vertebrale, fino alla convivenza con difficoltà di movimento, spasmi muscolari e dolori lancinanti, il film è una impietosa cronaca di anni difficilissimi.
Ozzy ammetterà di essere sprofondato nella depressione e di aver pensato di arrendersi contemplando l’idea del suicidio più ancora che quello dell’eutanasia. Poi un ultimo colpo di scena: la decisione di tornare alla musica e al palco in qualche modo, una feroce ironia e una fierissima determinazione come unica strada per abbracciare un’ultima volta il suo pubblico. Diciassette giorni dopo, Ozzy se ne andrà: il film è il suo ultimo saluto.

Famiglia, amici, fratellanza rock
La moglie Sharon – che ha prodotto e fortissimamente voluto questo documento fin da molto tempo prima che Ozzy non fosse più in grado di reggersi autonomamente – è l’argine e la memoria, i figli Kelly, Jack e Aimee compongono un mosaico umano sfaccettato e bizzarro.
Tony Iommi (Black Sabbath), Slash e Duff McKagan (Guns and Roses), James Hetfield e Robert Trujillo (Metallica), Billy Idol, Maynard James Keenan, Chad Smith (Red Hot Chili Peppers) sono le superstar che passano e lasciano il loro segno con testimonianze che raccontano il musicista e l’uomo, ma anche il peso del congedo così come la gioia e la sofferenza di averlo accompagnato verso l’ultimo passo.
Ozzy: No Escape From Now è disponibile in streaming su Paramount+. Un lascito utile anche alle generazioni più giovani che di Ozzy hanno vissuto solo la parabola in caduta e non sanno quanto la sua musica abbia influenza il rock che ascoltiamo da trent’anni a questa parte.