Omicidio, morto il baritono Jubilant Sykes: il figlio arrestato, lo avrebbe ucciso a coltellate
Shock nel mondo della musica colta: il baritono statunitense Jubilant Sykes è stato ucciso a coltellate nella sua casa di Santa Monica. In custodia il figlio Micah, accusato dell’omicidio.
Lutto pesantissimo per il mondo dell’opera e del gospel: Jubilant Sykes, baritono statunitense nominato ai Grammy, è stato ucciso a 71 anni nella sua casa di Santa Monica, in California. Secondo quanto reso noto dalla polizia locale, gli agenti sono intervenuti dopo una chiamata al 911 che segnalava un’aggressione nell’abitazione del cantante.
Jubilant Sykes, è stato un omicidio
Arrivati sul posto, gli agenti hanno trovato Sykes morto con ferite compatibili con un accoltellamento; il personale medico non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. Nella casa si trovava anche il figlio 31enne, Micah Sykes, identificato come principale sospetto e fermato senza opporre alcuna resistenza. Per lui è previsto il formale capo d’imputazione per omicidio, con il fascicolo già trasmesso all’ufficio del District Attorney di Los Angeles.
Le autorità non hanno diffuso ulteriori dettagli sulle dinamiche dell’aggressione, né sui possibili motivi alla base del gesto. L’inchiesta è in corso e, al momento, le informazioni ufficiali si fermano al quadro ricostruito dalla polizia: una violenta aggressione domestica finita nel sangue, con una delle voci più particolari della scena lirica americana stroncata in maniera brutale.
Chi era Jubilant Sykes
Nato e cresciuto a Los Angeles nel 1954, Jubilant Sykes era un baritono dalla carriera atipica, capace di muoversi con naturalezza tra classica, opera, spiritual e gospel. Nel corso dei decenni ha calcato palchi prestigiosi come Kennedy Center, Carnegie Hall, Barbican Centre di Londra, il leggendario Apollo Theater e l’Hollywood Bowl, diventando un nome di culto non solo per i cultura di musica classica e opera ma anche di chi apprezza le contaminazioni tra tradizione colta e radici afroamericane.
Il grande riconoscimento internazionale era arrivato con la candidatura ai Grammy per la sua interpretazione del Celebrant nella Mass di Leonard Bernstein, registrata nel 2009 con la Baltimore Symphony Orchestra e il Morgan State University Choir. Un ruolo complesso, a metà tra teatro e liturgia, che Sykes aveva reso con una profondità emotiva e una duttilità vocale capaci di conquistare critica e pubblico.

“È il dolore a ispirare la grande musica”
Intervistato in passato, l’artista aveva spiegato così la sua visione della musica: “Non esiste grande canto senza aver attraversato il dolore, perché la vita è un dono, ma sono le esperienze più tragiche a dare forza alla nostra voce, almeno quanto il grande amore”.
Parole che oggi suonano ancora più dure e profetiche, alla luce di una fine che ha lo shock di una tragedia familiare e il peso della perdita di una voce unica nel panorama vocale mondiale.
In passato aveva collaborato con Dionne Warwick, Oleta Adams, Whitney Houston in happening e festival live prestandosi anche in ruoli sorprendentemente pop: quattro i dischi di musica leggera l’ultimo dei quali, dedicato al riarrangiamento di classici del blues e dello spiritual, era stato un particolare successo.