Oasis, brutte notizie: Bonehead si ferma | Il chitarrista deve proseguire le sue terapie, il tour andrà avanti
Paul “Bonehead” Arthurs annuncia uno stop temporaneo dal tour degli Oasis per proseguire le cure per tumore alla prostata diagnosticato tempo fa: “Sono ottimista: rientro per il Sud America”.
Paul “Bonehead” Arthurs, chitarrista fondatore degli Oasis, ha reso noto di doversi fermare per la prossima fase delle cure contro un tumore alla prostata diagnosticato all’inizio dell’anno. Dunque salterà “alcune date” del tour della reunion degli Oasis, sicuramente quelle in Estremo Oriente e in Australia.
Oasis, il messaggio di Bonehead
Nel messaggio ai fan il chitarrista ha sottolineato di aver risposto molto bene ai trattamenti fin qui ricevuti, tanto da poter essere sul palco durante la prima parte della reunion senza alcuno stop da parte dei medici. Ora però si apre una parentesi necessaria: “Sto affrontando una pausa programmata per cure che erano già in calendario”, ha spiegato, lasciando intendere un orizzonte di rientro a breve.
Le date saltate e quando rientra Bonehead
La pausa coinvolge gli show di ottobre in Asia e Australia: Seoul, quindi Tokyo, poi Melbourne e Sydney. È un tratto significativo del calendario, ma non compromette la narrativa generale del ritorno. Arthurs aggiunge infatti che tornerà in formazione quanto prima possibile, e dunque con ogni probabilità per la tournée sudamericana, con ripartenza prevista a novembre e finale in Brasile a fine mese.
Dal quartier generale della band è arrivato un messaggio semplice e incoraggiante: “Ti aspettiamo sul palco in Sud America”, a ribadire che la macchina live non si arresta e che il posto di Bonehead rimane parte integrante del progetto.
Il precedente del 2022 e la resilienza
Per il chitarrista non è la prima battaglia con la malattia. Nel 2022 aveva annunciato l’interruzione di alcuni concerti che aveva in programma insieme a Liam Gallagher per affrontare un tumore alle tonsille. La risposta alle terapie fu positiva e i controlli successivi risultarono negativi, consentendogli di tornare progressivamente all’attività.
L’esperienza accumulata in quell’occasione, unita alla risposta “molto buona” alle cure attuali, alimenta un ottimismo prudente sul rientro. Anche per questo, nel raccontare lo stop, Arthurs ha rivendicato la scelta di ascoltare i medici e di gestire i tempi con lucidità, evitando promesse avventate e puntando a farsi trovare pronto quando la band volerà oltre Atlantico.

Oasis, perché la reunion regge l’urto
La reunion ha una struttura musicale e organizzativa che consente di assorbire un’assenza temporanea senza snaturare lo scheletro sonoro della band. Tant’è che al momento la band non ha ancora annunciato un possibile sostituto di Bonehead, 60 anni: e non è escluso che non lo faccia, affidando tutte le sue parti come in passato a Gem Archer.
Gli Oasis hanno appena completato la parte britannica, con due serate conclusive a Wembley che hanno consolidato visivamente l’idea di un ritorno non solo nostalgico.
L’uscita temporanea di Bonehead, in questo quadro, è un incidente gestibile: il set resta riconoscibile, gli arrangiamenti non richiedono rivoluzioni e la catena tecnica è tarata per garantire continuità.
La dimensione umana e il rapporto con il pubblico
Tra le righe del messaggio c’è il cuore del caso: la trasparenza. Soprattutto in considerazione del fatto che Bonehead lasciò la band in termini molto più netti nel 1999, sostituito da Archer, ufficialmente per dedicarsi di più alla famiglia. Il suo rientro nel gruppo per questa reunion era stato salutato con molto affetto da parte dei fan più tradizionali della band.