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Morto Bob Weir, cofondatore dei Grateful Dead: aveva 78 anni

Il leggendario chitarrista e cantante dei Grateful Dead Bob Weir si è spento a causa di alcune gravi complicazioni polmonari dopo una strenua battaglia contro il cancro. Aveva suonato fino ad agosto 2025

pubblicato 11 Gennaio 2026 aggiornato 11 Gennaio 2026 17:59

Bob Weir, chitarrista ritmico, cantante e cofondatore dei Grateful Dead, si è spento all’età di 78 anni. L’annuncio è arrivato sabato sera tramite un comunicato pubblicato sui suoi canali social dalla famiglia, che ha rivelato come Weir sia “andato serenamente oltre, circondato dai suoi cari, dopo aver coraggiosamente sconfitto il cancro” ma sia poi “stato sconfitto da problemi polmonari che si erano aggravati negli ultimi giorni”.

La diagnosi di un tumore era arrivata a luglio 2025, ma Weir aveva continuato a esibirsi fino all’ultimo. Le sue ultime performance risalgono ad agosto dello scorso anno, quando con i Dead & Company aveva celebrato il 60esimo anniversario dei Grateful Dead con tre concerti al Golden Gate Park di San Francisco, gli stessi luoghi dove la band aveva suonato innumerevoli volte a partire dagli anni ’60.

Una carriera lunga 60 anni

“Per oltre sessant’anni, Bobby ha calcato le strade – recita il comunicato della famiglia – un chitarrista, cantante, narratore e membro fondatore dei Grateful Dead. Bobby sarà per sempre una forza guida la cui arte unica ha rimodellato la musica americana”.

Nato a San Francisco nel 1947 come Robert Hall Parber e poi dato in adozione, Weir era il membro più giovane dei Grateful Dead quando la band si formò nel 1965. Aveva solo 16 anni quando incontrò Jerry Garcia, che divenne per lui una figura quasi fraterna. I due chitarristi – Garcia solista e Weir ritmico – formarono il nucleo creativo della band insieme al bassista Phil Lesh, al tastierista Ron “Pigpen” McKernan e al batterista Bill Kreutzmann.

Bob Weir
Bob Weir, in una foto giovanile – Credits Official Website (Soundsblog.it)

Il suono psichedelico della West Coast

I Grateful Dead divennero rapidamente uno dei gruppi simbolo della controcultura americana e della scena psichedelica di San Francisco, distinguendosi per le loro leggendarie performance dal vivo e le jam session improvvisate che potevano durare ore, senza playlist né scaletta. Il loro approccio alla musica – che fondeva rock, folk, blues, country e jazz – ha completamente ridefinito il genere delle “jam band” e ha influenzato generazioni di musicisti.

Weir contribuì al repertorio della band con classici immortali come “Sugar Magnolia”, “Truckin'”, “One More Saturday Night”, “Playing in the Band” e “Mexicali Blues”. Il suo stile chitarristico ritmico, influenzato dal jazz e caratterizzato da accordature alternative e linee contrappuntistiche, era considerato essenziale quanto i celebri assoli di Garcia.

L’eredità dopo Garcia

Dopo la morte di Garcia, avvenuta nel 1995, Weir divenne il principale custode dell’eredità dei Grateful Dead che tentò di matenere in vita con reunion e show. Negli ultimi trent’anni ha continuato a portare avanti la musica della band attraverso varie formazioni: The Other Ones, Furthur, RatDog e infine i Dead & Company, formata nel 2015 con John Mayer e i batteristi originali della vecchia band Mickey Hart e Bill Kreutzmann.

Dead & Company è diventata una delle touring band di maggior successo degli ultimi anni, con incassi record e una residency al modernissimo Sphere di Las Vegas che ha segnato la storia dei concerti rock. Nel 2018 Weir aveva anche fondato Bobby Weir & Wolf Bros, con cui aveva reinterpretato il catalogo dei Dead in formati più intimi o accompagnato da orchestre sinfoniche.

Bob Weir, Empire State Building
L’Empire State Building si illumina con il tie-dye – Credits Empire State Building Official (Soundsblog.it)

Una band leggendaria

I Grateful Dead sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1994 e hanno ricevuto il Lifetime Achievement Award ai Grammy nel 2007. Lo scorso gennaio, poche settimane prima della morte, Weir aveva ricevuto con la band il MusiCares Person of the Year.

“Parlava spesso di un’eredità lunga trecento anni – conclude il comunicato della famiglia -determinato ad assicurarsi che il repertorio della band potesse sopravvivere a lungo dopo di lui. Possa quel sogno vivere attraverso le future generazioni di Deadheads“.

Per onorarlo questa sera moltissimi teatri che ospiteranno musica dal vivo dedicheranno almeno una canzone dei Grateful Dead e l’Empire State Building illuminerà la propria guglia in stile tie-dye il caratteristico colore caleidoscopico portato alla fama proprio dai Grateful Dead e della cultura hippy.

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