Home Notizie Miguel Bosé compie 70 anni: il cantante che ha conquistato l’Italia e che ha scelto la controversia come stile di vita

Miguel Bosé compie 70 anni: il cantante che ha conquistato l’Italia e che ha scelto la controversia come stile di vita

Nato il 3 aprile 1956, figlio di un torero e di una diva del cinema con un padrino come Luchino Visconti e amici di casa del calibro di Picasso ed Hemingway, Miguel Bosé ha avuto una vita che nessuno scrittore avrebbe osato inventare. A settant’anni è ancora lì, divisivo come sempre

3 Aprile 2026 13:36

Miguel Bosé festeggia oggi 70 anni. È nato il 3 aprile 1956 a Panama in una famiglia che è già di per sé degna di un romanzo d’appendice.

Miguel Bosè, una stella fin dalla culla

Sua madre è Lucia Bosè, attrice italiana e Miss Italia 1947, musa del cinema europeo e amica di Luis Buñuel, una delle donne più belle e carismatiche del mondo. Suo padre è Luis Miguel Dominguín, il torero spagnolo più famoso del suo tempo, uomo che cacciava con Francisco Franco e beveva whisky con Ernest Hemingway. Il suo padrino al battesimo è Luchino Visconti.

Tra i frequentatori di casa Bosè ci sono Pablo Picasso — che gli regalò il primo vestito da ballo e lo accompagnò alla recita di fine anno — e lo stesso Hemingway che di lì a poco avrebbe vinto il Nobel. Non è un’infanzia normale. Non poteva esserlo.

In questa famiglia straordinaria e oppressiva Miguel cresce come un elemento fuori posto e senza circostanze: troppo sensibile per il padre, troppo libero per i codici aristocratici che lo circondano, un peso per la madre che lo affidava sistematicamente a tate e nurse.

Nel suo libro autobiografico Il figlio di Capitan Tuono, pubblicato in Spagna nel 2021 e uscito in Italia l’anno successivo per Rizzoli, definirà i genitori “due mostri” e racconterà un’infanzia segnata da episodi estremi — tra cui quello del cervo, quando il padre lo portò a caccia e pretese che partecipasse allo squartamento della preda. Miguel si rifiutò, prese a pugni il padre e se ne andò. Aveva dieci anni.

Super Superman e gli anni d’oro in Italia

La carriera musicale comincia a metà degli anni Settanta in Spagna, ma è l’Italia a trasformarlo in una star di livello assoluto. Nel 1978 esce il singolo Anna che passa quasi inosservato consentendogli però di affacciarsi ai primi rotocalchi e alle trasmissioni televisive. Nel 1979 arriva Chicas! con il brano Super Superman, che diventa un inno generazionale. Da lì è un’escalation: Olympic Games vince il Festivalbar nel 1980, Bravi ragazzi fa lo stesso nel 1982, Non siamo soli — tratta dall’album Milano-Madrid con copertina firmata da Andy Warhol — diventa una delle canzoni più trasmesse delle radio italiane del 1983.

Nel 1984 esce Bandido, considerato ancora oggi il suo lavoro più compiuto, quello che lui stesso ha definito la svolta decisiva della sua carriera.

In poco meno di un decennio Bosé conquista l’Italia con una formula precisa: fascino mediterraneo, voce calda, testi accessibili, presenza scenica di rara eleganza. È bello in modo quasi fastidioso, figlio di due icone visive, e lo sa usare senza mai diventare solo un prodotto. Nel 1988 conduce il Festival di Sanremo insieme a Gabriella Carlucci, sigillando un rapporto con il pubblico italiano che dura ancora oggi.

Il successo di poi…

Negli anni Novanta e Duemila Bosè continua a pubblicare, in italiano e in spagnolo, con picchi ancora significativi e lasciando definitivamente una produzione teen oriented per dedicarsi anche a pezzi di discreto spessore: come la delicatissima Se tu non torni che nel 1994 vince il Festivalbar per la terza volta. Nel 1996 esce Labirinto con L’Autoradio che ottiene un considerevole successo radiofonico. Per i trent’anni di carriera, pubblica Papito, album di duetti con Shakira, Mina, Laura Pausini e Ricky Martin, che supera il milione di copie. Nel 2012 arriva Papitwo ancora con duetti che coinvolgono Tiziano Ferro e Jovanotti. Tra il 2013 e il 2014 è direttore artistico della squadra blu di Amici di Maria De Filippi, un ritorno televisivo che fa discutere e che non passa inosservato perché per la prima volta si confronta di nuovo con ascoltatori e pubblico teen, non sempre tenerissimo sui social con i suoi giudizi.

Un successo lungo cinquant’anni

Trenta milioni di dischi venduti nel mondo, una ventina di album, trentacinque film. Una carriera enorme, costruita su due mercati — Italia e mondo ispanico — con rara capacità di muoversi tra le due culture. Attualmente sta completando il suo tour in America, con alcune date ancora in programma a maggio, in Messico e Sud America, un clamoroso successo di vendite e di pubblico che potrebbe convincerlo a tornare in concerto anche in Europa.

Qui da noi sul palco manca da anni, in una storia che lo ha visto pochissime volte live di fronte al pubblico italiano: lo scorso anno il suo show in Spagna, quindici date, è stato un corollario di sold out. Il suo ultimo show live in Italia fu a Milano, ormai quasi venti anni fa, al Forum, era il 5 dicembre 2007.

Miguel Bosè
Miguel Bosè, 70 anni e la controversia come stile di vita – Credits Miguel Bosè Official (Soundsblog.it)

La controversia come scelta

A un certo punto della sua vita Miguel Bosé ha smesso di essere principalmente un musicista e ha cominciato a essere principalmente un protagonista della vita pubblica non solo artistica.

Nel 2020, mentre il Covid-19 devastava il mondo, Bosé inizia a pubblicare sui social teorie negazioniste e complottiste. Viene bannato da Twitter per diffusione di informazioni false. Nel 2021 concede un’intervista lunga e scioccante alla tv spagnola La Sexta, in cui dichiara di essere negazionista e lo rivendica apertamente.

Accusa il Forum di Davos – “una setta di pochi miliardari che si muovono nell’ombra” dice – di aver pianificato e diffuso la pandemia. Poi invita il giornalista che lo intervista a togliersi la mascherina. Sostiene che sua madre — Lucia Bosè, morta nel marzo del 2020, ufficialmente per Covid — non sia stata uccisa dal virus ma da qualcosa d’altro, alludendo a responsabilità dei medici che l’hanno curata. Dichiarazioni tanto più clamorose perché sua madre è stata una delle prime vittime illustri della pandemia in Spagna.

Miguel Bosè il negazionista

La reazione in Italia è immediata. Ornella Vanoni lo definisce pubblicamente un negazionista folle, aggiungendo poi che ha i neuroni bruciati dagli eccessi. Maurizio Crozza lo imita in televisione nel suo show. Il caso fa il giro dei media europei.

In quegli stessi anni vengono a galla altri capitoli difficili: la dipendenza dalla cocaina — due grammi al giorno nel suo periodo peggiore, per sua stessa ammissione — la fine della relazione con lo scultore Nacho Palau dopo ventisei anni, la battaglia legale per la custodia dei quattro figli – due coppie di gemelli – nati da maternità surrogata. E il libro in cui descrive i genitori come una rovina raccontando un’infanzia segnata da violenza emotiva e fisica.

Miguel Bosé, la controversia compie settant’anni

Oggi Miguel Bosé vive a Città del Messico, continua a lavorare nel mondo dello spettacolo ispanico e latinoamericano, e rimane una figura definita ma irrisolvibile. È difficile liquidarlo come un personaggio del passato perché fa ancora troppo rumore. È difficile difenderlo in toto perché le sue posizioni sul Covid hanno fatto danni reali, contribuendo alla diffusione di disinformazione in un momento critico.

Quello che resta di lui, a settant’anni suonati, non è l’immagine svagata del ragazzino con il caschetto, i leggings e le t-shirt extralarge e smanicate quando la sua contraddizione.

Un uomo cresciuto nell’olimpo della cultura europea novecentesca, capace di costruire una carriera straordinaria su due mercati diversi, che a un certo punto ha scelto — o è scivolato, difficile dirlo — in un territorio in cui l’identità si costruisce sulla provocazione e sul rifiuto del consenso. Come se la ribellione al padre torero, all’ambiente opprimente, alle aspettative di una famiglia mitologica non si fosse mai del tutto esaurita.

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