Home Notizie Mark David Chapman, nuova bocciatura alla libertà vigilata: il killer di John Lennon resta in carcere

Mark David Chapman, nuova bocciatura alla libertà vigilata: il killer di John Lennon resta in carcere

La commissione penitenziaria di New York ha negato per la quattordicesima volta la scarcerazione di Mark David Chapman, 70 anni, l’uomo che nel 1980 uccise John Lennon davanti alla sua abitazione di Manhattan. Il prossimo esame è fissato per il 2027.

12 Settembre 2025 15:30

A 45 anni dall’omicidio di John Lennon, Mark David Chapman riceve l’ennesimo rifiuto alla libertà condizionale. E dunque rimane chiuso nel penitenziario di Green Haven; Yoko Ono continua a opporsi, temendo nuove violenze. Prossima udienza nel 2027.

Mark David Chapman, quattordicesimo no

Seduto davanti alla commissione per la libertà vigilata lo scorso 27 agosto, Mark David Chapman ha incassato un nuovo rifiuto. Per la quattordicesima volta, i commissari hanno stabilito che non sussistono le condizioni per un suo rilascio dal Green Haven Correctional Facility, il penitenziario di massima sicurezza nello Stato di New York dove è detenuto da 45 anni. Chapman, oggi settantenne, è in carcere dal 1981 con una condanna da 20 anni all’ergastolo per l’omicidio volontario di secondo grado.

Tecnicamente potrebbe accedere al regime di semilibertà o di libertà vigilata già dal dicembre 2000, ma da allora ogni tentativo di rivolgersi ai giudici si è infranto contro lo stesso verdetto: resta dentro. Gli atti del board penitenziario indicano il prossimo appuntamento per febbraio 2027, un orizzonte che, a quasi mezzo secolo dai fatti, continua a misurare quanto la sua vicenda rimanga incisa nella memoria collettiva.

John Lennon e Mark David Chapman, l’omicidio che scosse il mondo

La sera dell’8 dicembre 1980, John Lennon rientrava al suo palazzo di New York insieme alla moglie Yoko Ono. E solo poche ore prima aveva firmato una copia del suo ultimo album “Double Fantasy”, proprio all’uomo che lo stava aspettando sul marciapiede. Quando l’ex Beatle, 40 anni, varcò il portone di casa, Chapman estrasse una pistola e fece fuoco, colpendolo a morte.

Gli esiti dell’omicidio furono clamorosi scatenando un’onda emotiva globale. Non solo per la brutalità del gesto, ma anche per l’assurdità della sua motivazione, a incidere profondamente: Lennon era appena tornato alla musica dopo una lunga pausa, e New York lo aveva accolto come un cittadino adottivo. Da tempo si era stabilito a Manhattan insieme alla moglie e aveva ripreso a lavorare e a promuovere la sua musica. Stava provando con la sua band, sarebbe dovuto andare in tour nel giro di poche settimane.

“Volevo essere famoso come lui”

La notizia della morte di John Lennon ebbe un risalto clamoroso e immediato. Moltissime TV interruppero le trasmissioni per darne notizia con edizioni straordinarie dei propri notiziari.

Quella notte, migliaia di persone si radunarono in silenzio, candele in mano, davanti all’edificio dove Lennon fu ucciso. In mezzo a loro Yoko Ono.

Nel corso degli anni, Chapman ha definito il proprio crimine con parole dure, rivolte prima di tutto a se stesso. In una delle sue audizioni ha detto: “Ho assassinato John Lennon perché era molto, molto, molto famoso e l’ho fatto per la mia determinazione, volevo essere famoso come lui. È stato egoismo puro”.

Poi in un’altra occasione ha aggiunto: “All’epoca avrei meritato la pena di morte”. La freddezza del piano, preparato con lucidità, e il riconoscimento che non esistesse alcuna giustificazione morale hanno pesato in ogni valutazione dei commissari. L’idea che la sua violenza fosse un mezzo per rubare una scintilla di fama rimane, per molti, intollerabile tanto quanto il fatto in sé. Il suo pentimento, mostrato con costanza nelle trascrizioni delle udienze, convive con l’impossibilità di risarcire un danno che non può essere riparato.

La posizione di Yoko Ono: tra memoria e timore

Yoko Ono, oggi novantaduenne, non ha mai smesso di opporsi al rilascio dell’uomo che le portò via il marito. Nel tempo ha spiegato di temere non solo la riapertura della ferita, ma anche le conseguenze pratiche di una eventuale libertà: “Se è successo una volta, potrebbe succedere di nuovo. Potrei essere io, potrebbe essere nostro figlio, potrebbe essere chiunque”.

Nei documenti inviati al board fin dagli anni Duemila, la vedova di Lennon ha raccontato il marito con parole d’amore assoluto, definendolo “l’altra metà del cielo”, e ha ricordato l’assenza irrimediabile per Sean, suo figlio, e Julian che Lennon ebbe dalla sua prima moglie.

Mark David Chapman: insisterà…

La trafila amministrativa prosegue con regolarità burocratica: salvo sviluppi inattesi, Chapman rimarrà a Green Haven fino alla prossima udienza di febbraio 2027. Il caso continua a interrogare il sistema della libertà vigilata negli Stati Uniti anche perché a richiederla è un detenuto il cui crimine ha avuto un impatto culturale planetario.

Chapman ha già detto che alla prima occasione presenterà una nuova istanza…

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