Lutto nel jazz, muore a Chuck Mangione, il musicista voleva essere pop
Si è spento a 84 anni Chuck Mangione, leggendario trombettista jazz americano che con il brano “Feels So Good” conquistò il mondo e le classifiche
Chuck Mangione è morto all’età di 84 anni. Il celebre trombettista e compositore americano si è spento nella sua casa di Rochester, nello stato di New York, dopo una lunga malattia.
Figura tra le più influenti della scena jazz-pop internazionale, Mangione è stato uno degli artisti capaci di portare suoni decisamente atipici, come quello del flicorno nel jazz, ma anche i suoni del jazz nelle classifiche pop, soprattutto grazie al successo planetario del brano Feels So Good del 1977, diventato uno dei pezzi strumentali più amati e riconoscibili del ventesimo secolo.
Chi era Chuck Mangione
Nato il 29 novembre 1940 a Rochester da famiglia di origini italiane, Charles Frank Mangione mostrò fin da giovanissimo un talento musicale fuori dal comune. Studiò al prestigioso Eastman School of Music e iniziò la sua carriera al fianco di grandi come Art Blakey e la sua Jazz Messengers. Fu però negli anni Settanta che raggiunse la fama mondiale, elaborando uno stile che mescolava jazz, pop, fusion e una sensibilità melodica che lo rese unico nel suo genere.
Feels So Good
Il suo album Feels So Good rimase nella Billboard 200 per oltre due anni, consacrando Mangione come uno dei pochi artisti jazz capaci di scalare le classifiche pop. Impresa che poi sarebbero riusciti a compiere altri musicisti atipici, come Herb Alpert, Pat Metheny, o il grandissimo Miles Davis.
Il brano omonimo, con l’inconfondibile solo di flicorno, divenne un inno della smooth jazz generation e fu utilizzato in decine di colonne sonore, pubblicità e programmi televisivi, contribuendo a rendere Mangione una vera icona della cultura musicale americana.
Colonne sonore e Olimpiadi
Ma la carriera di Mangione fu tutt’altro che limitata a un solo successo. Negli anni compose per il cinema, per la televisione (indimenticata la sua lunga collaborazione con il cartone animato “King of the Hill”, dove appariva anche come personaggio), e per grandi eventi come le Olimpiadi di Lake Placid del 1980, per cui scrisse “Give It All You Got”. Proprio quella performance lo consacrò come artista capace di coniugare spettacolarità e classe, emozione popolare e rigore musicale.
La discografia di Chuck Mangione
Tra i suoi album più significativi si ricordano “Chase the Clouds Away” (1975), “Children of Sanchez” (1978, tratto dall’omonimo film), che vinse un Grammy Award, e “Journey to a Rainbow” (1983). Sempre accompagnato da musicisti di alto livello e da un pubblico affezionatissimo, Mangione ha continuato a esibirsi dal vivo fino agli anni 2010, prima di ritirarsi dalle scene per motivi di salute. Aveva problemi di cuore molto seri: e una grave malattia negli ultimi anni lo aveva tenuto completamente lontano da qualsiasi apparizione pubblica.
Il tributo dei colleghi
Numerosi i tributi apparsi in rete nelle ultime ore: da Herbie Hancock a Kenny G, da Pat Metheny a Michael Bublé, tanti hanno voluto ricordare la sua eredità musicale e la sua umanità.
“Un artista che ha reso il jazz accessibile senza mai svilirlo”, ha scritto il New York Times. Il Los Angeles Times ha invece definito Mangione “un ponte tra le generazioni e tra i generi musicali”.
Anche il mondo italiano ha espresso cordoglio. Paolo Fresu ha parlato di “una figura che ha aperto strade a tutti noi” mentre Enrico Rava ha ricordato “l’eleganza del suo suono, sempre riconoscibile, sempre umano”.
Chuck Mangione lascia due figli, centinaia di registrazioni e un’eredità musicale che continuerà a ispirare le generazioni future.