Home Notizie Live Aid, 40 anni dopo: le 10 curiosità che hanno fatto la storia del concerto del secolo

Live Aid, 40 anni dopo: le 10 curiosità che hanno fatto la storia del concerto del secolo

Il 13 luglio 1985 il mondo della musica si fermò per unirsi in un unico, straordinario evento di solidarietà: il Live Aid. Ideato da Bob Geldof, leader e cantante dei Boomtown Rats e Midge Ure, frontman degli Ultravox, che avevano già firmato Do The Know it’s Christmas, singolo dedicato alla raccolta di fondi per la

21 Luglio 2025 08:00

Il 13 luglio 1985 il mondo della musica si fermò per unirsi in un unico, straordinario evento di solidarietà: il Live Aid. Ideato da Bob Geldof, leader e cantante dei Boomtown Rats e Midge Ure, frontman degli Ultravox, che avevano già firmato Do The Know it’s Christmas, singolo dedicato alla raccolta di fondi per la carestia in Africa dal quale il concerto prese vita, il Live Aid si trasformò in uno degli eventi più iconici e spettacolari della storia.

A Londra e a Philadelphia si alternarono artisti leggendari, davanti a milioni di spettatori collegati in diretta da tutto il mondo. Ma oltre alla musica, ci furono episodi, retroscena e aneddoti che hanno reso il Live Aid un mito assoluto. Ecco dieci curiosità per celebrare il 40esimo anniversario dell’evento. 

1. Freddie Mercury e la performance perfetta

Secondo una ricerca della BBC del 2005, il set dei Queen al Live Aid è stato votato come la più grande esibizione live di tutti i tempi. È proprio a questa performance, di appena 21 minuti, che si riferisce il culmine del film Bohemian Rhapsody che ha ripercorso tutta la storia della band, dalle sue origini fino al giorno di quella leggendaria esibizione.

Freddie Mercury e soci riempirono il Wembley Stadium di energia pura. La versione di Radio Ga Ga con il pubblico che batte le mani a tempo resta uno dei momenti più iconici nella storia della musica dal vivo. Si racconta che i Queen, saliti sul palco poco dopo le 18.00 siano stati inseriti in scaletta solo all’ultimo istante con 18 minuti a propria dispoiszione e la raccomandazione di non sforare assolutamente. Ma Mercury sforò, soprattutto per coinvolgere il pubblico in una riuscitissima serie di cori. Fu uno dei momenti di massimo ascolto nella storia della televisione mondiale.

2. Bob Geldof e la frase censurata

Durante la diretta BBC, Bob Geldof prese il microfono per sollecitare le donazioni. Frustrato dal ritmo molto lento delle chiamate, anche perché lui e la sua band si esibirono all’inizio del pomeriggio prima dei nomi più importanti,

urlò al pubblico: “Give us your f***ing money!”, frase molto esplicita che creò non poco imbarazzo in diretta sulla rete nazionale. Ma che aumentò incredibilmente le donazioni nei minuti successivi. La BBC non aveva pensato di censurare l’esibizione che in alcuni paesi – come la Russia – proprio per il timore di messaggi politicamente compromettenti veniva irradiata in differita o non veniva trasmessa affatto. Ci fu una interrogazione parlamentare su quella parolaccia in diretta, ma le accuse su Geldof vennero archiviate. E il cantante dopo qualche mese venne insignito del titolo onorifico di Sir, baronetto.

 3. Phil Collins, l’uomo in due posti

Phil Collins, che viveva un momento di enorme popolarità – all’epoca un brano su quattro trasmesso da radio e tv musicali era suo o dei Genesis – fu l’unico artista ad aver suonato in entrambe le location del Live Aid. Salì sul palco a Wembley poco dopo le 15.15 insieme a Sting e al sassofonista Branford Marsalis: in programma alcune canzoni dei Police anche se Andy Summers e Stewart Copeland non parteciparono. Capolavori come Roxanne, Driven to Tears e Message in a Bottle. Poi Phil Collins canto il suo singolo in classifica in quel momento – Take a Look at me Now, title track del film Against all Odds, quindi In the Air Tonight.

Dopo aver eseguito il suo set a Londra, Phil Collins si imbarcò su un Concorde e volò a Philadelphia, dove salì sul palco qualche ora più tardi sfruttando il gap del fuso orario insieme ad Eric Clapton e i Led Zeppelin che per la prima volta tornavano insieme e che non sarebbero mai più tornati sul palco. Quindi a grande richiesta cantò anche per il pubblico del JFK Take a Look at me Now e In the Air Tonight. Per farlo rinunciò a suonare con il resto degli artisti inglesi Do The Now it’s Christmas, ultimo brano in scaletta a Wembley, che lo aveva visto dietro la batteria.

Live Aid Wembley, Led Zeppelin
Robert Plant, a sinistra, e Jimmy Page dei Led Zeppelin, che suonarono a Philadelphia – Credits Instagram @liveaidofficial (Soundsblog.it)

4. I Led Zeppelin senza Bonham

I Led Zeppelin si riformò per una sera soltanto proponendo tre superclassici del suo repertorio: Rock and Roll, Whole Lotta Love e Stairway to Heaven con Tony Thompson e Phil Collins alla batteria in sostituzione del compianto John Bonham, tragicamente scomparso qualche anno prima a soli 32 anni. I cronisti dell’epoca parlarono di esibizione attesissima: ma considerevolmente al di sotto delle aspettative al punto che i membri stessi del gruppo ne hanno successivamente preso le distanze, definendola “un errore”.

I tre Led Zeppelin, Jimmy Page, John Paul Jones e Robert Plant, non sarebbero mai più tornati insieme sullo stesso palco: nemmeno in occasione di grandi celebrazioni come le Olimpiadi di Londra – solo Plant accettò l’invito ma a cantare i brani della band durante la cerimonia di chiusura fu Leona Lewis – o la importantissima onorificenza del Kennedy Center, sempre nel 2012 quando i tre rimasero seduti in tribuna d’onore ascoltando i loro capolavori cantati da Dave Grohl e Taylor Hawkins dei Foo Fighters, Kid Rock, Ann e Nancy Wilson delle Heart con Jason Bonham – il figlio di John – alla batteria e Lenny Kravitz.

 5. U2 e il ballo con la fan

Gli U2 stavano vivendo un momento straordinario grazie al successo del loro album The Unforgettable Fire e del singolo Pride. Ma nonostante le molte insistenze decisero di non suonare il singolo che tutti avrebbero voluto sentire. Attaccarono un set di quasi mezz’ora, uno dei più lunghi in assoluto di tutta la giornata, con una versione meravigliosa e intensissima di Sunday Bloody Sunday, per poi attaccare un brano meno facile del loro repertorio, Bad.

Anche per via del suo contenuto molto divisivo. Il brano parla infatti di dipendenza dalle droghe… “Non abbiamo mai fatto mistero quale fosse l’argomento che ci aveva ispirato questa canzone – disse Bono – ma le dipendenze sono moltissime, e sono tutte dannose. Alcol e droga, ma anche invidia e cupidigia, così come la dipendenza dalla cattiva politica e dalle pessime informazioni. Ognuno scelga il suo male, e lo esorcizzi”.

Durante Bad, Bono scese dal palco per invitare una ragazza del pubblico a ballare con lui sul palco. Un gesto spontaneo che divenne tra i più intensi in assoluto di tutta la giornata. Il brano andò per le lunghe anche per via di alcuni scorci che Bono dedicò ad altre canzoni – Ruby Tuesday, Walk on the Wild Side, Satellite of Love – e il cantante una volta al centro del palco fu costretto a tagliare rinunciando proprio all’esecuzione di Pride per lasciare spazio ai Dire Straits.

Live Aid Wembley, The Who
A sinistra Roger Daltrey con Pete Townshend dei The Who – Credits Instagram @liveaidofficial (Soundsblog.it)

6. L’assenza dei Beatles (o quasi)

Con John Lennon tragicamente deceduto, Geldof fece di tutto per riportare quello che restava dei Beatles sul palco. Ma George Harrison e Ringo Starr non parteciparono alla rassegna. E così fu Paul McCartney a chiudere il concerto di Londra con una meravigliosa versione di Let It Be accompagnato da David Bowie, dallo stesso Bob Geldof, da Alison Moyet e da Pete Townshend dei The Who. Un problema al microfono di McCartney causò molti problemi all’esecuzione del brano ma fu corretta nella registrazione ufficiale.

 7. L’apparizione “fantasma” di Prince

Molti si aspettavano Prince a Philadelphia. Il genio di Minneapolis era stato corteggiatissimo per lo show americano anche in considerazione dell’enorme successo di Purple Rain e di Around The World in a Day. Pochi sanno che Prince era al centro di una vicenda molto delicata. Aveva vinto ai Grammy e questo aveva suscitato clamore ma anche qualche tensione: al punto che il cantante fu minacciato con diverse lettere anonime soprattutto da chi lo accusava, un po’ come succedeva anche a Michael Jackson, di non rispettare abbastanza la sua cultura ‘nera’.

Gli arrivarono persino minacce di morte. L’FBI gli chiese di limitare i suoi spostamenti e di evitare le esposizioni eccessive: Prince invià un video preregistrato di 4 the Tears in Your Eyes e decise di non presentarsi. Qualche anno dopo disse… “fu uno dei più grandi rimpianti della mia vita”.

Live Aid Wembley
Da sinistra, la principessa Diana e il principe Carlo – oggi sovrano del Regno Unito – con Bob Geldof – Credits Instagram @liveaidofficial (Soundsblog.it)

8. Le star che dissero di no

Tuttavia furono molti i nomi importanti che rifiutarono l’invito. Bruce Springsteen era in tour ed era passato da Londra proprio pochi giorni prima con il leggendario show di Born in the USA: per lui era in calendario una lunga promozione in Asia calendarizzata da mesi, ed era impossibile prendere parte allo show. Dunque prima del via del suo tour europeo decise di sostenere lo show in altra maniera. Pochi sanno che il palco sul quale gli artisti di Wembley si esibirono era proprio il suo. Michael Jackson decise di non esporsi in un momento di massima popolarità. I Tears for Fears cancellarono all’ultimo, ufficialmente per un problema di salute mentre i Talking Heads dissero no all’ultimo istante a causa dei loro strumenti, persi in un trasferimento aereo.

9. La tv che unì il mondo

Il Live Aid fu trasmesso in 150 Paesi e raggiunse un’audience stimata di 1.9 miliardi di persone. Mai prima di allora un evento musicale aveva avuto una portata simile. La regia fu affidata a Gavin Taylor (Londra) e John Hamlin (Philadelphia), giovanissimo tecnico che sarebbe diventato più importanti registi e produttori di show televisivi musicali inclusi Grammy, CMT e Storytellers. Fu lui il regista della prima intervista ufficiale di Barack Obama nei panni di presidente USA.

Live Aid Wembley, Wembley
Una immagine degli artisti inglesi al completo al termine dell’esibizione – Credits Instagram @liveaidofficial (Soundsblog.it)

10. Oltre 127 milioni di dollari raccolti

Alla fine, l’obiettivo fu centrato: il Live Aid raccolse oltre 127 milioni di dollari per l’Africa, e portò all’attivazione di diversi programmi umanitari. I fondi aiutarono milioni di persone e accesero i riflettori sul tema della fame nel mondo come mai prima. Ma ci furono molte polemiche anche su questo: perché alcuni governi africani quando ricevettero fondi, aiuti e cibo, finirono per usarli come strumento politico.

Un’eredità che dura ancora

A 40 anni dal Live Aid, resta la lezione più importante: la musica può davvero contribuire cambiare le cose. Il Live Aid toccò anche l’Italia con numerosi artisti – Vasco, Nannini, Branduardi, Bennato tra gli altri – che riproposero una versione di Volare che ebbe un discreto successo.

Dal Live Aid sono nati i Live 8, il Farm Aid, il Global Citizen Festival e molte altre iniziative. Ma quel 13 luglio 1985 resta ancora oggi una pietra miliare irripetibile, tra emozioni, storie e leggende scolpite nella memoria collettiva.

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