Home Notizie I KISS tra onore e contraddizioni: la band premiata ai Kennedy Center Honors 2025 “dall’odiato” Donald Trump

I KISS tra onore e contraddizioni: la band premiata ai Kennedy Center Honors 2025 “dall’odiato” Donald Trump

Gene Simmons e Paul Stanley festeggeranno il prestigioso riconoscimento del Kennedy Center alla presenza di Donald Trump nonostante passate critiche al presidente con il quale evidentemente hanno deciso di scendere a patti

14 Agosto 2025 21:30

I Kiss contro – o con – Donald Trump. Il Kennedy Center ogni anno celebra i più grandi artisti della scena musicale americana con uno spettacolo straordinario. Raramente si tratta di un onore postumo, riservato ad artisti ormai purtroppo scomparsi. Ma quasi sempre lo show organizzato al Kennedy Center diventa una vera e propria pietra miliare nella vita di artisti che assistono alla celebrazione della propria opera, interpretata da altri grandissimi artisti. Come accadde qualche anno fa, in occasione della serata dedicata ai Led Zeppelin (era il 2012), Billy Joel (2013) o più recentemente per gli Eagles (2016) o Cher (2018).

Nel 2005 la serata d’onore dedicata a Tina Turner si trasformò in un live impressionante, con musicisti grandiosi a rendere omaggio alla grande interprete e alle sue canzoni più celebri. Negli anni il Kennedy Center Honors ha esteso il riconoscimento anche ad artisti non americani: come Luciano Pavarotti, The Who, Sting, U2 e George Harrison la cui My While Guitar Gently Wheeps fu interpretata meravigliosamente da Tom Petty e da un assolto indimenticabile di Prince.

KISS al centro del Jennedy Center Honors

Quest’anno toccherà ai KISS. Proprio ieri Donald Trump – il Kennedy Center Honors si tiene sotto l’alto patrocinio della Casa Bianca – ha annunciato i nomi dei nuovi premiati di quest’anno, includendo tra loro anche i KISS. La band hard-rock, simbolo glam più spettacolare e irriverente dagli anni ‘70, riceverà il riconoscimento accanto a icone come George Strait, Michael Crawford, Gloria Gaynor e Sylvester Stallone.

Il presidente ha dichiarato di essere stato direttamente coinvolto nella selezione e si appresta a diventare il primo presidente degli Stati Uniti a condurre personalmente la cerimonia. Cosa che sta già causando qualche imbarazzo.

I KISS contro Trump

Ci sono motivi di ironia e complessità tra la band e Trump. Gene Simmons, il diavolo, il bassista legato al famoso travestimento da Vampiro, che aveva partecipato alla prima stagione di The Celebrity Apprentice nel 2008 per essere licenziato alla terza settimana di programmazione, inizialmente aveva lodato Trump definendolo “il più autentico animale politico della scena americana”. Ma con il tempo il rapporto si incrinò, soprattutto durante e dopo la prima presidenza del tycoon.

Nel 2022, in un’intervista a Spin, Gene Simmons accusò Trump di aver polarizzato il Paese e di aver legittimato atteggiamenti razzisti e complottisti. Paul Stanley, chitarrista e cantante della band, dal canto suo fu ancora più diretto. All’indomani del famoso assalto al Campidoglio che chiuse la prima presidenza di Trump, il 6 gennaio 2021, bollò l’episodio come “un’insurrezione armata autorizzata dalla Casa Bianca” definendo i partecipanti “terroristi” e indicando Trump e alcuni senatori come responsabili morali dell’accaduto.

KISS e Trump, pace fatta?

Per Gene Simmons e Paul Stanley, fondatori e volti storici del gruppo, si tratta comunque di un momento di grande orgoglio. I KISS hanno lasciato le scene come band due anni fa con un’ultima trionfale tournee e continuano a esibirsi come solisti e con le proprie band.

Gene Simmons, famoso per le sue dichiarazioni molto provocatorie, ha appreso la notizia dicendo…. “ce ne hanno messo di tempo”. Poi ha definito i KISS “La vera incarnazione del sogno americano”. Che è una delle frasi con cui molto spesso Trump celebra i suoi successi imprenditoriali e politici.

Paul Stanley ha sottolineato come il premio celebri il lavoro e la dedizione di tutti i membri che hanno contribuito a costruire l’identità della band. Anche gli ex membri Ace Frehley e Peter Criss hanno espresso emozione, definendo l’onorificenza “un sogno che diventa realtà” e “il più grande riconoscimento della nostra carriera”.

KISS, Paul Stanley
Paul Stanley, l’Amante, il cantante e fondatore dei KISS con il suo classico trucco di scena – Credits Instagram @kissonline (Soundsblog.it)

Un passato di critiche e divergenze

Nonostante le parole dure del passato, oggi la band sembra intenzionata a concentrarsi sul prestigio del momento. L’ingresso dei KISS nella lista dei Kennedy Center Honors rappresenta un riconoscimento alla loro longevità artistica, ai 50 anni di carriera e all’impatto culturale di brani come Rock and Roll All Nite, I Was Made for Lovin’ You e Detroit Rock City. Il premio li colloca accanto a leggende come Bob Dylan, Ella Fitzgerald e Stevie Wonder. Non solo. I KISS sono la prima band metal onorata dal Kennedy Center: un vero e proprio segnale di rottura rispetto al passato.

Un evento storico

L’evento in programma a dicembre, che andrà in onda su CBS, sarà l’occasione per rivedere i KISS in una cornice inedita: non in arena o in stadi gremiti, ma sotto i riflettori istituzionali, in borghese e sul palco d’onore, celebrati come patrimonio culturale americano.

Il fatto che Trump – che è per altro un grande appassionato di musica – abbia scelto di premiare un gruppo che in passato lo ha aspramente criticato potrebbe essere letto in diversi modi: un gesto di apertura, un calcolo politico, o semplicemente il riconoscimento dell’influenza culturale della band al di là delle opinioni personali. Per i KISS, invece, potrebbe essere un’opportunità di cementare la loro eredità in un contesto ufficiale davvero storico.

Quel che è certo è che, per una band che ha sempre vissuto di contrasti e provocazioni, questa è l’ennesima pagina di una carriera in cui spettacolo e realtà si fondono.

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