James Senese, la vita privata, il sassofono, gli esordi, i successi. Tutto sull’anima nera di Napoli
Un’esistenza segnata dalle radici difficili, dall’amore per il sassofono e da una carriera che ha reso Napoli capitale del Neapolitan Power.
Sassofonista, compositore e voce inconfondibile della cultura partenopea, James Senese, ha portato Napoli nel mondo attraverso un suono unico, che mette insieme jazz, soul, funky e tradizione popolare. Un nome che non porta solo ai ritmi che lo contraddistinguono, all’ iconico sax che è parte di sè: James Senese è un musicista che fa musica e racconta la musica. Con il sorriso, con il dolore, con l’amore e con quel carisma enigmatico che lo accomuna alla città del Vesuvio.
Negli ultimi giorni, però, il nome di Senese è tornato sulle cronache non per i suoi concerti, ma per le sue condizioni di salute. Ricoverato all’Ospedale “Cardarelli” di Napoli a causa di una grave polmonite, l’80enne musicista è in terapia intensiva, sedato e in ventilazione assistita. La prognosi rimane riservata, ma piccoli segnali positivi fanno sperare in un miglioramento. A sostenerlo, non solo la comunità musicale, ma anche gli amici di sempre, come Nino D’Angelo, che sui social ha scritto parole di incoraggiamento: “Forza James! Abbiamo bisogno di te e del tuo inimitabile suono”.
La storia di James Senese è un romanzo che intreccia radici difficili, ricerca artistica e riscatto sociale. Cresciuto in un quartiere popolare, figlio di una Napoli del dopoguerra piena di ferite ma anche di creatività, ha trasformato la sua identità in una cifra musicale irripetibile. Raccontare James significa raccontare una parte dell’anima più autentica di una città..
Le origini e l’incontro con il sax
Gaetano “James” Senese nasce a Napoli il 6 gennaio 1945, da madre napoletana e padre afroamericano, un soldato della 92nd Infantry Division sbarcata in Italia durante la Seconda guerra mondiale. La figura paterna, però, rimane un’ombra lontana: tornato negli Stati Uniti, abbandona la famiglia. James cresce così con la madre e il nonno, tra le strade del quartiere di Miano. E se Tammurriata diventa una canzone famosa, cantata con spensieratezza, per James le cose non iniziano facili. “Quella? Quella è una canzone razzista, fai attenzione, non sentire la musica, ascolta le parole: offendono una donna bianca che fa un figlio con un nero.” Ha dichiarato tempo fa a Repubblica – “Insomma dice che ‘o guaglione è ‘nu figlie ‘e zoccola. Ti dicessi che è stato facile direi bugia. Dovevi conquistarti una tua dimensione e quando sei bambino non è automatico, te lo devi imparare a forza. Io mi guardavo e lo vedevo che non ero come gli altri. Figurati gli altri: “Si’ nnire”, sei nero, questo era. Cercavo di rendermi simpatico, più volte cambiavo strada. Me lo consigliò nonno Gaetano, il mio vero padre. Mi diceva “Jé, nun da’ retta”, non ci pensare. Grazie a lui ho imparato ad andare sempre per la mia strada.”
È proprio in questo contesto popolare che entra in contatto con i dischi dei militari americani: swing, boogie-woogie, Glenn Miller. Ma è ascoltando John Coltrane che scatta la scintilla. A dodici anni riceve in regalo il suo primo sassofono, e da lì inizia una storia d’amore con lo strumento che non lo abbandonerà più. Specificatamente sax soprano: “la sua unica arma.” Come lui stesso ha sottolineato.

Gli esordi e la nascita degli Showmen
La carriera musicale di Senese comincia nei primi anni Sessanta, quando insieme a Mario Musella e altri giovani musicisti forma i primi complessi locali. La svolta arriva con The Showmen, band che unisce il soul e il rhythm & blues americano al calore partenopeo. Con le cover di Otis Redding, James Brown e Marvin Gaye, e brani originali come Un’ora sola ti vorrei (che trionfò al Cantagiro del 1968), il gruppo conquista rapidamente l’attenzione del pubblico italiano.
Quando gli Showmen si sciolgono, Senese non si ferma: con Franco Del Prete dà vita prima agli Showmen 2 e poi, nel 1974, ai Napoli Centrale, la sua creatura musicale più importante.
Con i Napoli Centrale, James inaugura un percorso rivoluzionario. La band si discosta dal rock progressivo dominante e sceglie una strada più coraggiosa: mescolare jazz-rock e dialetto napoletano, creando un linguaggio nuovo che dà voce alla Napoli popolare. Il singolo Campagna e l’album omonimo del 1975 segnano l’inizio di un’avventura che attraverserà decenni.
Il progetto diventa uno dei pilastri del cosiddetto Neapolitan Power, movimento che negli anni Settanta e Ottanta rivoluzionerà la musica italiana, fondendo la tradizione partenopea con le sonorità afroamericane e mediterranee.
Le collaborazioni e l’incontro con Pino Daniele
Negli anni, il sassofono di Senese si intreccia con i più grandi artisti italiani e internazionali. Collabora con Gil Evans, Ornette Coleman, Lester Bowie, l’Art Ensemble of Chicago, ma anche con Bob Marley, in una carriera cosmopolita che lo porta fino al leggendario Apollo Theater di New York, dove viene definito “Brother in soul”.
Il legame più intenso resta quello con Pino Daniele. Insieme a Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Ernesto Vitolo e Rino Zurzolo, formano il supergruppo che accompagna il cantautore napoletano agli esordi. Senese partecipa agli album fondamentali degli anni Settanta e ritorna accanto a Daniele per il celebrativo Ricomincio da 30 del 2008. È un sodalizio umano e artistico che segna un’intera generazione. Ma non senza difficoltà.
“Napoli è una città piena di invidia, soprattutto nel nostro ambiente. A me nessuno m’ha mai toccato perché lo sanno tutti che a James quando suona lo devi lasciare stare. Ma Pino, Pino è stato il più odiato. Da chi? Da quegli pseudomusicisti che fanno finta di suonare ma nun sanno fa’ manco ‘o caz, tanto per essere chiari. E che non fosse voluto bene è stata la cosa che lo ha fatto soffrire di più. Per questo se ne andò da Napoli” Ha chiosato sempre a Repubblica anni fa.

La carriera da solista e il rapporto con il cinema
Parallelamente all’esperienza con i Napoli Centrale, James avvia un percorso solista altrettanto ricco. Nel 1983 pubblica il suo primo disco a nome proprio, a cui seguono lavori come Hey James (1991), dedicato al padre mai conosciuto, e Zitte! Sta arrivanne ’o mammone (2001), in cui collaborano Lucio Dalla, Enzo Gragnaniello e Raiz.
Nel 2016, con l’album ’O Sanghe, torna a emozionare critica e pubblico, conquistando la Targa Tenco come miglior disco in dialetto. Nel 2021 pubblica James is back, confermando una vitalità artistica che non conosce età. E nel 2024, a 79 anni, regala al pubblico il ventiduesimo lavoro della sua carriera, Chest nun è ’a terra mia, interrotto purtroppo dalle recenti vicende di salute.
Oltre alla musica, Senese lascia tracce importanti anche sul grande schermo. Debutta con Massimo Troisi e Lello Arena nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso (1982), dove interpreta se stesso e firma la colonna sonora. Partecipa poi a pellicole come Zora la vampira dei Manetti Bros, Rosa Funzeca di Aurelio Grimaldi e soprattutto al documentario musicale Passione di John Turturro, che lo consacra come simbolo internazionale della Napoli musicale. Nel 2020, alla Mostra del Cinema di Venezia, viene presentato il documentario James di Andrea Della Monica, dedicato interamente alla sua vita.
Dietro il musicista c’è un uomo dalla vita intensa e non facile. Cresciuto senza padre, sempre legato alla madre Anna e al nonno Gaetano, Senese ha trasformato le sue ferite in forza creativa, combattendo contro pregiudizi forti. Sposato con Rina purtroppo scomparsa nel 2022, James Senese ha una figlia, Anna. Con oltre sessant’anni di carriera, è considerato uno dei più grandi sassofonisti europei.