In Flames e At The Gates a Milano: la festa del melodic death in 10 foto (1 Dicembre 2022)

In Flames e At The Gates in concerto insieme: un sogno per gli amanti del melodic death svedese, e una realtà che non ha deluso all’Alcatraz di Milano

“Per una band è facile fare un disco e andare in tour, poi fare un altro disco e andare in tour, e aspettarsi sempre che il pubblico sia lì a riempire i concerti. Era la nostra routine. Ma poi, per due anni, voi non c’eravate più, non c’era più nessuno là fuori. Ora siamo tornati noi e siete tornati anche voi, questa sera riempite il club e questo significa tanto per noi, significa tutto.”

In mezzo a tante battute e scherzi (Anders Fridén era decisamente di buon umore), il cantante degli In Flames fa un discorso con il cuore in mano, e se già prima le grida a favore del gruppo erano alte e costanti, gli applausi e le urla raddoppiano.
Sì, dopo due anni senza concerti spaccaossa, fa piacere anche a noi tornare a vedere un po’ di melodic death svedese. E ci siamo solo goduti un gruppo fondamentale come gli In Flames, ma addirittura prima di loro ha suonato un altro gruppo altrettanto di culto, gli At The Gates (e prima ancora Imminence e Orbit Culture, con i quali ci scusiamo se non abbiamo foto nè testimonianze).

Si potrebbe fare i cinici, riflettendo sul fatto che degli In Flames è cambiata quasi tutta la lineup, o che per gli At The Gates si è un po’ spenta la curiosità di vedere questi “padrini della scena” dopo la reunion, avvenuta ormai 15 anni fa.
E invece no: il melodic death metal ci fa comunque battere il cuore, e basta vedere Tomas Lindberg salire sul palco sfoggiando un sorriso a 32 denti e una maglietta degli Husker Du, per prepararsi a urlare, fare headbanging e pogare. C’è solo la musica degli At The Gates nelle nostre orecchie, e la gente intorno a noi. Non importa se, oggettivamente, Tompa ha la metà della voce di una volta e finisce il concerto con le corde vocali rotte: ci va bene così, anche con la barba bianca e i capelli tinti di una strana sfumatura giallo-verdognola. Per noi sarà sempre quel rosso-crinuto che urla senza pietà di un mondo Under A Serpent Sun, e quando in effetti annuncia “un paio di brani del 1995” l’Alcatraz esplode di felicità. Attorno a lui, la band picchia sugli strumenti con la stessa foga di decenni fa, quindi va tutto bene.

L’assalto alle orecchie continua con gli In Flames: li avevamo lasciati nel 2017, a suonare tutti eleganti in un teatro, ma ora sono tornati con la ferocia di una volta. Hanno le palle talmente quadre che iniziano il concerto con un brano nuovo, che sarà presente sul disco in uscita nel 2023. Niente ricerca di facili applausi, quindi, eppure il sound e la grinta sono quelli giusti, e il pubblico (che può ascoltare la canzone da 4 mesi, pubblicata come singolo) reagisce come se si trattasse un pezzo di quelli vecchi. Nessun problema, comunque: subito dopo si passa ai primi anni 2000, con Pinball Map e Cloud Connected, seguite poi addirittura da un pezzo che, su disco, fu cantato da Mikael Stanne sul debut album del 1994, l’amatissima Behind Space.
Tutta la band è carica, sono tutti pieni di sorrisi, di interazioni con il pubblico, Anders fa spesso battute fra una canzone e l’altra, per poi tornare a urlare nel microfono. La sua voce è rimasta potente, ed è un piacere sentirlo.

Per gli amanti del Gothenborg sound il Natale è arrivato prima, quest’anno.