Home Notizie I Funerali di Ornella Vanoni, Milano saluta la sua voce senza fine: i momenti più commoventi

I Funerali di Ornella Vanoni, Milano saluta la sua voce senza fine: i momenti più commoventi

Nella chiesa di San Marco, fra il suono della tromba del suo amico Paolo Fresu, fiori gialli e le canzoni simbolo del suo repertorio, Milano e ha dato l’ultimo saluto a Ornella Vanoni. Chiesa gremita, tantissime persone hanno atteso il feretro fuori dalla chiesa per un ultimo applauso

24 Novembre 2025 18:22

Milano ha salutato Ornella Vanoni nel modo più naturale possibile: in una chiesa piena fino all’ultimo posto, con una messa che si è conclusa in poco più di un’ora e in quel quartiere Brera che è stato casa, rifugio e scenografia di tanti pezzi della sua vita. I funerali si sono svolti nella chiesa di San Marco, con il lutto cittadino proclamato dal sindaco Giuseppe Sala e una folla che, nonostante pioggia e freddo, ha riempito la piazza e le navate per l’ultimo applauso alla “signora” della canzone d’autore.

Ornella Vanoni, l’omaggio di Fresu

Già nelle ore precedenti il via vai al Piccolo Teatro Grassi, dove era stata allestita la camera ardente, aveva dato la misura dell’affetto attorno a Vanoni: migliaia di persone in coda, fiori gialli – il suo colore preferito – e biglietti lasciati accanto alla bara semplice in legno chiaro.

Come era giusto che fosse per un’artista che ha vissuto “posseduta” dalla musica, l’ultimo saluto è stato attraversato dalle sue canzoni. Dopo l’omelia di padre Luigi Garbini, che ha parlato delle sue fragilità come motore creativo e di quelle canzoni “fiammelle nella notte”, Paolo Fresu ha preso in mano la tromba per suonare L’appuntamento, brano-simbolo di una carriera intera.

Le note sospese in chiesa hanno trasformato il silenzio in un coro trattenuto, più eloquente di qualsiasi discorso. Le ultime note sono state quelle di Senza Fine, il successo scritto per lei da Gino Paoli che Fresu nel silenzio più assoluto ha suonato con una lunghissima nota finale, tenuta, fino ad arrivare davanti al feretro. Per un ultimo inchino.

Ornella Vanoni, camera ardente
L’ingresso del Piccolo Teatro di via Rovello a Milano gremito di folla – Credits X @Agenzia_Ansa (Soundsblog.it)

Ornella Vanoni, le parole dei nipoti

Poi è toccato alla famiglia. In prima fila il figlio Cristiano. Accanto il nipote Matteo che ha ricordato la nonna che telefonava ogni giorno e che minacciava di “diseredarlo” se bucava un esame e che non aveva mai perso quell’equilibrio raro tra profondità e “bellissima frivolezza”. La nipote Camilla, visibilmente commossa, ha preso il microfono e ha intonato Senza fine: sulle prime parole, la chiesa è praticamente scoppiata in lacrime.

All’uscita del feretro, un altro frammento di storia: l’organo ha attaccato Ma mi, il brano di Giorgio Strehler che Ornella Vanoni aveva riportato in vita anche con i detenuti di San Vittore nel periodo degli esordi della sua lunga carriera. Un ultimo ponte ideale tra il teatro, la città e quella Milano popolare che l’aveva adottata.

Amici, colleghi e una lezione di libertà

Nelle prime file c’erano molti volti che hanno attraversato decenni di musica e televisione: Gianna Nannini, Dori Ghezzi, Mario Lavezzi, Paolo Jannacci, Mara Maionchi, Samuele Bersani, Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. Giuliano Sangiorgi è arrivato trafelato per colpa di un ritardo del treno.

Fuori, il cuscino di rose gialle con la firma “Gino”, l’omaggio discreto e fortissimo di Gino Paoli.

Molti l’hanno definita “maestra di libertà”: una donna che ha cambiato pelle mille volte senza mai perdere ironia, eleganza e quella voce inconfondibile che sapeva rendere popolare anche la canzone più raffinata.

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