Tribù urbana, il nuovo album di Ermal Meta che unisce e racchiude un insieme di vite e anime sotto lo stesso cielo

E’ uscito Tribù urbana, il nuovo disco di Ermal Meta: la recensione dell’album su Soundsblog, ascolta gli 11 inediti presenti

Dopo il terzo posto ottenuto al Festival di Sanremo 2021, Ermal Meta ha pubblicato il nuovo disco, Tribù urbana, disponibile da oggi, 12 marzo. Nell’album, undici tracce, inclusa ovviamente “Un milione di cose da dirti“, presentata sul palco del Teatro Ariston.

L’album di Ermal Meta è un insieme di racconti e di temi, dall’amore contrastato e incompreso di due donne, ai rapporti ormai difficili da gestire. C’è un fil rouge che unisce molte delle canzoni presenti, quel destino che accomuna tutti e quella distanza da abbattere, per sentirsi -appunto- tutti più simili, una “tribù urbana” sotto lo stesso cielo.

Non per niente, ad aprire l’album Tribù urbanac’è la traccia che per prima, forse più di tutte, cita esistenze, vite, racconti, accomunati da essere persone uniche ma spesso più simili che mai.

“Il cielo è uno”, unione tra diversi destini, storie e umanità. Dagli occhi di una madre a quelli incerti di un soldato, dal bacio al buio al grido di uno stadio. La prima traccia, Uno, è un canto di unione, di vicinanza, mai così sognato e desiderato, in questo periodo storico dove la distanza sociale viene celebrata e imposta. Coro al centro del brano, preview del possibile canto comune in un immaginario concerto futuro, non appena sarà possibile.

Stelle cadenti è un canto d’amore, un appello all’incertezza del bene, invocato nei confronti dell’altra persone. “Dimmi che vuoi bene anche se non mi vedi, dimmi che mi vuoi bene finché sono ancora in piedi”. Le stelle cadenti sono quello che loro due non saranno, sono la speranza di un destino che non si vuole.

Un milione di cose da dirti è il brano portato a Sanremo 2021, in gara al Festival e piazzatosi al terzo posto. E’ una canzone d’amore quintessenza dello stile che ha reso famoso Ermal Meta nella sua carriera. “Ti ho presa sulle spalle e ti ho sentita volare… Mi allunghi la vita inconsapevolmente, avrei un milione di cose da dirti ma non dico niente”.

Il destino universale si basa sulla libertà, sul destino e sulla necessità di sperare. Un racconto che parla di vite e quotidianità diverse. C’è Marta che è un fiore tra le pietre, Marco ha vent’anni e lo vedi sparire nella grande folla. “Il destino universale tocca a te e pure a me”. E’ quello che accomuna le vite di tutti, senza sconti.

Nina e Sara parla della delicata storia d’amore tra due ragazze, nato nel giugno ’87, Nina ha 16 anni e incrocia lo sguardo di Sara, in strada. L’amore sboccia tra le due, considerato “un mortale peccato” dalla madre. Il sentimento viene ostacolato ma le hanno viste andare via insieme, “poi le hanno viste insieme, andare via insieme”.

No satisfaction è il primo singolo che ha anticipato il disco di inediti, incentrato sul sentimento dell’insoddisfazione in un rapporto, gridato, come sfogo, in cui è difficile riconoscersi nello sguardo delle altre persone (come raffigurato anche dal video ufficiale pubblicato con il brano).

Non bastano le mani racconta canta di un amore sbagliato ormai al capolinea e del coraggio (l’amore perché non se ne va via da sé? ah, forse già c’è un’altra stazione, dopo di me in cui fermarti per sempre). Le mani, citate nel titolo, sono quelle necessarie a voltare la pagina. Un brano in crescendo che esplode fino ad un finale malinconico al pianoforte.

Si cambia atmosfera con Un altro sole, che richiama alla mente le sonorità della prima traccia che apre il disco. “Tutti noi siamo uguali”, canta, parlando delle ferite che ognuno subisce nel corso della sua vita. “Sei quello che hai vissuto e quante sconfitte hai dovuto ingoiare” racconta, tornando al destino che unisce e fa sentire tutti più vicini che mai.

Gli invisibili canta di chi si sente trasparente (“Penserai che la vita fa male e ci crederai che così sia normale”) e lo invita a risollevarsi, a trovare conforto, appiglio. “Siamo gli ultimi di questi lunga fila…” canta, in un tappeto musicale essenziale, raccolto.

Vita da fenomeni è un susseguirsi di ricordi, di momenti del passato. Si è diventati grandi “in questo mare pieno di pericoli”. Si è adulti e stanchi per una vita da fenomeni di quando si era più giovani e spensierati.

Il disco di Ermal Meta, Tribù Urbana, si chiude con Un po’ di pace, “sentire la tua voce, sapere che ci sei”. Una canzone d’amore che ricorda anche il sound “alla Cremonini”. Una ballad romantica, onirica e quasi sussurrata.

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Ermal Meta è un cantautore, compositore e polistrumentista di Fier (Albania) naturalizzato italiano classe '81.

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