Dave Grohl: “Quando mi dissero che Kurt Cobain era morto di overdose…”

Dave Grohl e la telefonata in cui veniva avvertito della morte di Kurt Cobain. Era falso e avvenne un mese prima della scomparsa del cantante

Dave Grohl ha pubblicato un libro autobiografico, di memorie, intitolato “The Storyteller: Tales of Life and Music“. E tra le pagine, c’è anche un episodio drammatico che ancora oggi il cantautore ricorda con inquietudine. Era il mese di marzo del 1994 e una telefonata lo avvertì della morte per overdose dell’amico e collega Kurt Cobain. Nel libro, ha descritto vividamente quel momento, ricordando di essersi sentito come se le sue “ginocchia stessero cedendo” quando ha saputo della notizia (in realtà falsa):

“Ho lasciato cadere il telefono mentre crollavo sul pavimento della mia camera da letto, coprendomi il viso con le mani mentre iniziavo a piangere. Se n’era andato. Il giovane timido ragazzo che mi aveva offerto una mela alla nostra prima presentazione all’aeroporto di Seattle se n’era andato. Il mio compagno di stanza tranquillo e introverso con cui avevo condiviso un piccolo appartamento a Olimpia era sparito per sempre”

Dave Grohl ha poi sottolineato di essersi sentito “sopraffatto” da una “profonda tristezza” al pensiero della morte di Kurt Cobain. Ai suoi occhi era solo un “padre amorevole che suonava con la sua bellissima figlia nel backstage ogni sera prima di ogni spettacolo”.

Dopo il crollo emotivo, il dolore e le lacrime alla notizia della scomparsa del cantante, ecco poi arrivare una seconda telefonata con la smentita di quanto appena saputo:

“Nel giro di cinque minuti sono passato dal giorno più buio di tutta la mia vita a sentirmi rinato. Da quel giorno in poi, ho costruito i miei muri più in alto” ha sottolineando, sottolineando come l’esperienza lo avesse cambiato.

Tragicamente, però, solo un mese dopo, Cobain fu trovato morto per una ferita da arma da fuoco apparentemente autoinflitta alla testa nell’aprile 1994.

E quella volta, purtroppo, era tutto vero. Dave Grohl conclude:

Questa volta era per davvero. Se n’era andato. Non c’è stata una seconda telefonata per rimediare al torto. Per ribaltare la tragedia. Era definitivo. Ero bloccato da qualche parte nel profondo di me stesso, bloccato dal trauma di un mese prima, quando ero stato lasciato in uno stato di confusione emotiva conflittuale”