Home Notizie Chris Rea, addio al maestro del rock e del blues: una voce che ha attraversato generazioni

Chris Rea, addio al maestro del rock e del blues: una voce che ha attraversato generazioni

Il cantautore irlandese si è spento a 74 anni dopo una breve malattia. Con Driving Home for Christmas e The Road to Hell ha segnato un’epoca: in Italia ottenne grande successo con Josephine e Julia, i brani dedicati alle sue figlie

22 Dicembre 2025 18:29

Con quel cognome lo prendevano per spagnolo, o messicano. Persino italiano. Anche per via della sua proposta, molto legata al blues e al rock americano più garbato anni ’50, e per una voce calda e profonda che per chi non avesse mai visto il suo volto sembrava quella di un cantante di colore.

Chi era Chris Rea

Chris Rea in realtà sangue italiano nelle vene lo aveva davvero: suo padre era di Arpino, Frosinone, sua madre era irlandese. E lui è cresciuto nel pub di famiglia gestito dai genitori nei pressi di Middlesbrough ed è proprio qui che ha cominciato la sua attività artistica suonando la chitarra per i clienti e scrivendo le sue prime canzoni.

La voce, meravigliosa di Chris Rea, si è spenta oggi: il cantautore e chitarrista è mancato a 74 anni in ospedale dopo una breve malattia a pochi giorni dal Natale cui è legato uno dei suoi successi più belli e familiari, un brano che non manca mai nelle compilation delle feste sotto l’albero: Driving Home for Christmas.

La morte di Chris Rea

La conferma è arrivata dalla famiglia attraverso un comunicato essenziale, in linea con lo stile di un artista che non ha mai cercato i riflettori più del necessario e ha sempre soprattutto voluto suonare, e cantare le sue canzoni.

Rea ha costruito una carriera unica per versatilità e longevità, diventando un riferimento per chi ama la commistione fra rock e blues, soul e pop. Più di 30 milioni di dischi venduti, 25 album in studio e una manciata di brani entrati nella memoria collettiva: On the Beach, Josephine, seguita da Julia, brani dedicati alle sue splendide figlie, The Road to Hell, ma anche I Can Hear you Heartbeat, la splendida Sailing e la struggente Tell me there’s a Heaven.

Un outsider diventato classico

“Ho iniziato la mia vita come un outsider” ha raccontato più volte, ricordando l’infanzia trascorsa nel bar della famiglia, con quella doppia identità italiana e irlandese calata in una città industriale del nord dell’Inghilterra. Prima di diventare musicista a tempo pieno, ha lavorato nella fabbrica di gelati del padre, ha fatto il manovale e perfino pensato al giornalismo che aveva iniziato a frequentare scrivendo recensioni di concerti e di film.

A 22 anni entra nei Magdalene, dove era passato anche David Coverdale, poi nei Beautiful Losers, fino al suo primo contratto solista che nel 1974 porta al singolo So Much Love che ottiene immediatamente un discreto successo. La svolta però arriva nel 1978 con Fool (If You Think It’s Over), che entra nella top 20 americana e gli vale una nomination ai Grammy. Un successo che Rea fatica a replicare per qualche anno: l’industria discografica di allora gli sembra “un mucchio di letame ribollente”, come disse con la sua consueta e sferzante ironia.

Chris Rea
Chris Rea, scomparso dopo una breve malattia a 74 anni – Credits Rea Official (Soundsblog.it)

Dai flop iniziali ai dischi che hanno fatto la storia

La rincorsa alla stabilità arriva a metà anni Ottanta con Water Sign, un successo in tutta Europa che inaugura il periodo d’oro. Da lì comincia una scalata di album entrati nella top 10 britannica, con Dancing With Strangers (1987) e soprattutto The Road to Hell (1989), un album capolavoro, numero uno indiscusso.

Nel 1988 arrivano New Light Through Old Windows, la raccolta che contiene il brano destinato a riscrivere ogni Natale: Driving Home for Christmas. Registrato per la prima volta nel 1986, allora passò quasi inosservato. Solo anni dopo, grazie a un affetto crescente del pubblico, sarebbe diventato uno standard. Rea lo compose mentre tornava in auto da Londra a Middlesbrough, accompagnato dalla moglie perché lui non poteva guidare ed era senza contratto discografico: una canzone nata dalla fragilità, diventata un classico.

Driving Home for Christmas

È il Natale del 1985. Le figlie lo aspettavano a casa, come raccontava a chi scrive in una intervista rilasciata prima di un concerto a Glasgow nel 2015: “Avevamo la macchina piena di regali ed eravamo felici, entusiasti, saremmo andati a mille all’ora per arrivare prima dalle bimbe. Ho preso gli appunti della canzone canticchiando il brano scrivendo note e parole su un fazzolettino di carta, appoggiato sulla coscia mentre Joan guidava e mi diceva… Ma che fai?… Siamo arrivati a casa, abbiamo scartato i regali. Sono andato nel mio piccolo studio, ho registrato tutto su una cassetta e l’ho fatta ascoltare alle mie ragazze sullo stereo di casa. Avevano gli occhi lucidi, e per me quello era già un successo…”

Gli ultimi decenni: musica, malattie e resistenza

Negli anni Duemila, Rea cambia pelle: addio alle logiche pop, ritorno al blues che da sempre lo accendeva. Parallelamente affronta una lunga serie di problemi di salute. Nel 2001 subisce un drammatico intervento chirurgico che comporta la rimozione del pancreas e di parte dello stomaco, diventa diabetico e la sua vita per mesi è appesa a un filo. Eppure torna a scrivere e a cantare

Nel 2016 un ictus lo spaventa al punto da temere di aver perso l’intonazione, mentre nel 2017 collassa sul palco durante un concerto a Oxford. Ogni volta, però, si rialza, recupera e torna a suonare.

Fuori dalla musica, era noto per la passione smodata per le auto: in alcune copertine compaiono anche le sue vetture da collezione, su tutte una splendida Porsche decapottabile, che compare in una copertina e in un paio di suoi video. È anche un ottimo pilota. Corre in alcune competizioni ufficiali, partecipa al British Touring Car Championship e si toglie la soddisfazione di lavorare come meccanico nel team Jordan in Formula 1 nel 1995. Politicamente vicino al Labour Party, aveva scritto anche un brano dedicato a Jeremy Corbyn, mai pubblicato.

L’eredità di Chris Rea

Rea lascia la moglie Joan, compagna di una vita, e le figlie Josephine e Julia e un repertorio immenso che attraversa epoche e generi, amato da chi cerca nella musica una strada di ritorno. Le sue melodie, spesso legate a viaggi, partenze, ritorni e motori accesi nella notte, continuano a raccontare quel territorio emotivo che lui aveva trasformato in arte.

Un artista schivo ma gigantesco, che ha trasformato il blues britannico in un linguaggio personale. E che anche quest’anno, come ogni anno, accompagnerà milioni di persone mentre “guidano verso casa per Natale”.

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