Blanco torna con Ma’: il disco della disciplina di chi aveva tutto e ha scelto di fermarsi
Ma’, il nuovo album di Blanco, esce oggi. Terzo album del cantautore bresciano che a vent’anni ha già vissuto più di molti che ne hanno quaranta: dalla vittoria a Sanremo agli stadi, la caduta, la rabbia e la terapia. E ora questo disco dedicato alla madre, che è anche una dichiarazione di metodo e di maturità sorprendente.
C’è una frase che Blanco ha ripetuto spesso in questi giorni di promozione che vale più di qualsiasi comunicato stampa: “Voler crescere in fretta è pericoloso, è come tirare un pugno nella gomma: ti torna sempre tutto indietro.”
La dice con la naturalezza di chi ha già fatto i conti con la resistenza di quella gomma, e ne porta ancora i segni. Blanco si chiama Riccardo Fabbriconi ha 23 anni, è nato a Brescia, e nella sua breve carriera ha già attraversato diversi cicli, non tutti positivi.
L’esplosione improvvisa del 2020, la vittoria a Sanremo insieme a Mahmood nel 2022, l’Eurovision e i concerti negli stadi. Ma poi qualcosa si è rotto, prima silenziosamente ma con conseguenze fragorose in un secondo momento.
Il ritorno di Blanco
Ma’ — in uscita oggi — è il disco con cui Blanco prova a raccontare tutto questo senza filtri e senza la fretta che lo aveva caratterizzato fino ad ora. Il titolo è una dedica alla madre, l’unica donna della sua vita usando le sue stesse parole, omaggiata anche con una bella copertina, una vecchia foto scattata dal padre: lui bambino, insieme a lei. Un’immagine che dice già tutto sul tono del progetto — intimo, spogliato, senza armature.
Dopo il successo, il buco
Quello che è successo a Blanco dopo Sanremo non è un segreto, ma raramente lui lo ha raccontato con questa chiarezza. In una recente intervista il cantante ha usato una formula molto chiara e senza fronzoli: “Ero finito in un buco.” Dopo l’esplosione, i concerti negli stadi, le classifiche, è arrivato un periodo fatto di rabbia non gestita, di eccessi, di una crescita troppo accelerata che non aveva lasciato spazio a nulla di solido su cui appoggiarsi.
La risposta non è stata la sparizione — o almeno, non solo. È stata la terapia, l’iscrizione di nuovo a scuola, il rallentamento consapevole: “Ora faccio i palazzetti ma il primo obiettivo è quello di finire gli studi. Sarà come fare due passi indietro ma allacciandosi le scarpe per non inciampare.”
È una metafora che suona quasi banale, ma nella bocca di qualcuno che ha cantato negli stadi a diciotto anni assume un peso specifico preciso.
Ma’ e la disciplina come scelta
Il titolo del pezzo fa riferimento alla droga, alla rabbia e alla disciplina — tre coordinate che il Blanco di questo disco conosce bene. Ma l’elemento che emerge più forte dalle interviste e dai brani anticipati non è la rabbia, quella forse apparteneva più al suo disco precedente, né agli eccessi, che appartengono a una fase che sembra davvero archiviata. È la disciplina.
La scelta consapevole di costruire qualcosa che duri, di fare un disco dove, come dice lui stesso, “non c’è niente di riempitivo, un disco all’interno del quale tutto è esattamente come e dove dovrebbe essere.”
Ma’ è stato prodotto con Michelangelo — il principale collaboratore di Blanco sin dagli inizi — insieme a Federico Nardelli, Parisi, Simonetta e Zazu. Non è un disco di rottura stilistica, non è una reinvenzione del suono. È piuttosto un approfondimento: lo stesso universo emotivo di sempre, ma con più consapevolezza e meno urgenza. “Non seguo molto i generi, faccio ciò che sento nel momento in cui scrivo e produco” — e in questo disco si sente che il momento era quello della resa dei conti con se stesso.

Ricordi con Elisa: il brano che aspettava il momento giusto
Il singolo che accompagna l’uscita del disco è Ricordi, realizzato insieme a Elisa. Un brano nato anni fa tra Londra e Parigi e rimasto nel cassetto finché l’incontro in studio con la cantautrice triestina non gli ha dato una forma definitiva. È una collaborazione che funziona proprio perché non è costruita a tavolino.
Due sensibilità diverse che si trovano su un terreno comune, quello della memoria come strumento non di nostalgia ma di comprensione: “Non sono un tipo nostalgico, mi piace guardare avanti e in questo senso il brano con Elisa è esattamente questo: un modo di guardarmi indietro per mettere meglio a fuoco dove voglio andare”.
Il tour e quello che viene dopo
Ma’ arriva accompagnato dal primo tour nei palazzetti di Blanco, prodotto da Friends & Partners e Vivo Concerti, con partenza il 17 aprile da Jesolo. È un salto di formato significativo — dai club ai palazzetti, dopo gli stadi — che racconta anche la traiettoria non lineare di una carriera che forse ha bruciato le tappe troppo in fretta, si è assestata, e sta ripartendo con un passo diverso.
L’ultima volta che Blanco ha suonato dal vivo è stato a San Siro. Ora ricomincia dai palasport, quasi come per un reset volontario, una scelta di scala più umana dopo una grandezza fatta di valori giganteschi. Come l’iscrizione a scuola. Come il disco dedicato alla madre. Come la frase sulla gomma. Tutto coerente, tutto che riparte da un progetto di ricostruzione che, per una volta, sembra avere il tempo del quale necessita.
IL TOUR DI BLANCO NEI PALASPORT
17 aprile – Jesolo (VE) – Palazzo del Turismo
20 aprile – Firenze – Nelson Mandela Forum
23 aprile – Padova – Kioene Arena
25 aprile – Torino – Inalpi Arena
29 aprile – Roma – Palazzo dello Sport
30 aprile – Roma – Palazzo dello Sport
2 maggio – Bari – Palaflorio
3 maggio – Bari – Palaflorio
5 maggio – Eboli (SA) – Palasele
6 maggio – Napoli – PalaPartenope
8 maggio – Bologna – Unipol Arena
11 maggio – Milano – Unipol Forum
13 maggio – Milano – Unipol Forum
16 maggio – Pesaro – Vitrifrigo Arena