Black Stone Cherry a Milano: foto e commenti dal concerto all’Alcatraz, 26 Settembre 2022

Black Stone Cherry e Georgia Thunderbolts: grande serata di “rock sudista” moderno, all’Alcatraz di Milano!

Kentucky e Georgia: pieni Stati Uniti Meridionali, fucina di sonorità inconfondibili. I Black Stone Cherry (del Kentucky) sono in continua ascesa da anni, si sono trovati una grandissima nicchia di appassionati di rock che guarda al futuro e non solamente al passato. Mettere in apertura del loro concerto i Georgia Thunderbolts (della Georgia) è un gran colpo per tutti: per il pubblico, che si trova una versione leggermente più “rock sudista” degli headliner, e per la band, che in pochi conoscevano ma che ha velocemente guadagnato nuovi fan. Insomma: un’accoppiata perfetta, fra “band di riscaldamento” all’altezza, e headliner rodatissimi.

I Georgia Thunderbolts si pongono sul palco come se stessero suonando nella loro sala prove, rilassatissimi e caldi – ma al contempo hanno abbastanza grinta e buone canzoni da poter anche essere immaginati come headliner di un festival rock locale di Savannah, con 60mila persone accorse parcheggiando in un campo pieno di mucche. Promossi a pieni voti dal pubblico italiano.

I Black Stone Cherry sono ormai una garanzia: suonano con scioltezza e fiducia nei propri pezzi, talmente tanta fiducia da iniziare il concerto con uno dei pezzi più carichi e famosi, Me and Mary Jane. Da quel momento hanno in pugno il pubblico, che non si fa problemi se già alla quinta canzone(anziché a fine concerto) ci si lancia in una lunga jam per presentare i membri della band, e si beve più avanti un assolo di batteria tecnicissimo e trascinante.
A livello visivo, i BSC sono una delle band più genuinamente eccitanti da vedere negli ultimi anni: non hanno nessuno effetto scenico, niente fuochi d’artificio o fiammate, è tutto affidato a quel flipper umano di Ben Wells che continua a girare per il palco, ma in effetti tutti i musicisti faticano a stare fermi al proprio posto, rendendo dinamico tutto il concerto. La doppietta di White Trash Millionaire / Blame It on the Boom Boom potrebbe chiudere qualsiasi concerto, ma invece c’è tempo ancora per una canzone e un bis: i quattro del Kentucky vogliono mandare a casa tutti soddisfatti.