Il ritorno dei Backstreet Boys: lo Sphere di Las Vegas rilancia la boy band del millennio
La residency “Into the Millennium” dei Backstreet Boys debutta allo Sphere di Las Vegas con una scaletta che mescola classici e sorprese, superando le attese dei fan. Biglietti sold out e scene di ordinaria isteria, proprio come venticinque anni fa, per la band che rivendica con decisione il proprio ruolo di boy band per eccellenza
Da una parte lo Sphere di Las Vegas, vale a dire l’arena più moderna, innovativa e più spettacolare del momento, Dall’altra i Backstreet Boys che si annunciano al gran completo per una reunion di cui si parlava da molti anni.
La boy band per eccellenza – “quelli che hanno fatto scuola a tutti gli altri che sono arrivati dopo” – dice orgogliosamente AJ McLean hanno inaugurato la loro nuova residency con un concerto che è già un evento.
I Backstreet Boys allo Sphere
Si intitola “Into the Millennium” e prometteva di essere un tuffo nel 1999, con quello stesso show che all’epoca, in un clamore assordante, passò anche dal nostro paese. Ma in definitiva lo spettacolo ha regalato molto di più: non solo il celebre album eseguito per intero, ma anche brani iconici da altri capitoli della loro carriera che si avvia a essere rispolverata in modo molto generoso. Nonostante della boy band resti ormai solo l’etichetta.
Backstreet Boys di nuovo sul palco
Il debutto di ieri ha offerto uno show da 25 canzoni in cui l’ordine della tracklist di “Millennium” viene completamente stravolto, a favore di un’esperienza che alterna momenti di pura nostalgia a omaggi intelligenti al presente.
Il concerto si apre proprio come 25 anni fa tradizione con “Larger Than Life”, brano d’apertura dell’album del 1999 e titolo della loro prima residency in assoluto a Las Vegas tra il 2017 e il 2019. Ma subito dopo il flusso si spezza: ed è tempo di sorprese. Al terzo brano arriva subito uno dei brani più amati, “As Long As You Love Me”, direttamente dal primo disco del 1996, e da lì si comprende che i Backstreet Boys hanno deciso di flirtare con i fan e il loro passato.
Venticinque anni di storia
La residency è costruita su una narrazione musicale trasversale in un contesto estremamente spettacolare e tecnologico, favorito dalle incredibili possiibità che lo Sphere è in grado di offrire. Oltre a “Millennium”, lo show pesca amcje da “Backstreet Boys” (1996), “Black & Blue” (2000), “Never Gone” (2005) e persino dal recente “Millennium 2.0” con l’inedito “Hey”. Un modo per raccontare 30 anni di carriera in un’unica serata.
E no, la canzone simbolo per eccellenza, “I Want It That Way”, non arriva alla fine. I Boys se la spendono a scaletta inoltrata prima di iniziare una lunga carrellata di ballabili che trasformano la sfera in una discoteca.
Visual, performance e Sphere
La scenografia immersiva della Sphere amplifica ogni passaggio. I visual, curati in dettaglio, valorizzano l’identità di ogni brano. Si passa da atmosfere digitali futuristiche a ricostruzioni anni ’90, con i cinque membri sempre al centro ma mai prigionieri della nostalgia.
Anche le coreografie, pur rivisitate e con qualche sobrio richiamo al passato, restano in stile BSB: mosse sincronizzate, interazione con il pubblico, cambi di outfit studiati al dettaglio ma senza far finta di essere ventenni. Cosa che i Boys non sono più da oltre vent’anni.
Un omaggio al passato senza restarne prigionieri
La setlist, che comprende tutti i brani di “Millennium” inclusi “The One” e “The Perfect Fan” che dal vivo spesso non venivano proposte oltre alle immancabili “Drowning”, “Shape of My Heart” ed “Everybody (Backstreet’s Back)” qaccolta da un boato impressionante.
I Backstreet Boys sanno perfettamente che il pubblico di Las Vegas è ampio, eterogeneo: ci sono le fan storiche che hanno la loro età e in qualche caso si sono portati le figlie se non le nipoti, ma anche chi li ha conosciuti per caso o nostalgia.
Ecco perché il live diventa un dialogo continuo, un atto di celebrazione ma anche di evoluzione.
Backstreet Back
La scelta della Sphere come location non è casuale. Dopo U2 e Phish, anche i Backstreet Boys entrano nel gotha delle residency moderne, quelle in cui la tecnologia non è solo cornice ma parte integrante dell’esperienza. Il concerto diventa spettacolo immersivo, musical pop, docu-serie emotiva. E probabilmente diventerà anche un film. La band, al netto delle sue problematiche personali – Nick Carter ha dedicato lo spettacolo al fratello tragicamente scomparso pochi mesi fa – è al completo e senza defezioni. Un po’ appesantiti, certo non ringiovaniti. Ma estremamente credibili.
Nick Carter (45 anni), Howie Dorough (52), Brian Littrell (50), AJ McLean (47) e Kevin Richardson (54) sono di nuovo in pista con uno spettacolo estremamente costoso che vorrebbero adesso portare in giro per il Mondo, Europa complesa. Anche se con un allestimento più semplice che senza gli incredibili mezzi tecnologici dello Sphere non sarebbero possibili.
Il debutto ha lasciato il segno anche sui social: migliaia di video, commenti e reazioni entusiaste da parte di un pubblico intergenerazionale che ha cantato a memoria ogni strofa. C’è chi ha rivissuto i pomeriggi con MTV, chi ha portato i figli per farli conoscere ai BSB. E chi, semplicemente, ha trovato nel pop degli anni ’90 una forma di conforto attuale.
Un successo annunciato, ma non scontato
“Into the Millennium” continuerà alla Sphere fino al 24 agosto, con date già quasi tutte sold out. Un risultato che conferma la forza di una band che ha saputo rinnovarsi senza tradire il proprio DNA. E se questa residency dovesse diventare permanente, come alcuni rumour suggeriscono, i Backstreet Boys potrebbero aver appena firmato il capitolo più spettacolare della loro carriera.
Nostalgia? Sì. Ma a Las Vegas diventa spettacolo ad alta definizione, coreografato al millimetro e ancora capace di far battere forte il cuore dei fan. Anche dopo 25 anni.