Gran raduno di metal “al femminile” a Trezzo: foto e report di Amaranthe, Beyond The Black, Butcher Babies, Ad Infinitum – 25 Ottobre 2022

Quattro band, quattro modi di concepire il metal e presentarsi sul palco: ecco come se la sono cavate al Live Club di Trezzo.

Possiamo dirlo, senza essere accusati di sessismo e/o sessismo inverso, che ogni tanto fa veramente piacere godersi una serata di “female-fronted metal”?
Senza stare a preoccuparci se le band siano ghettizzate in quanto capitanate da una donna, e al contempo senza sbavare e fare una classifica da quale Dea-Frontwoman ci faremmo calpestare più volentieri?
Non è questione di occhi che vogliono la loro parte, ma sono più che altro le orecchie che vogliono sentire un po’ di melodie acute dopo dozzine di concerti in growl.
Se non fosse che, d’accordo, molte delle donne radunate sul palco del Live Club questa sera fanno del growl un loro biglietto da visita, sapendolo alternare ad acuti ammalianti. Inchiniamoci (senza però farci calpestare) quindi davanti ad Amaranthe, Beyond The Black, Butcher Babies, Ad Infinitum, che hanno tutti suonato al top della forma e fornito prestazioni di alto livello per una sorta di mini-festival che, con coraggio, sta girando tutta l’Europa.
In mezzo a concerti annullati a raffica per i troppi costi nel far girare band anche di grosso calibro (Shinedown, Anthrax, Ministry), sembra incredibile che un gruppo svizzero-tedesco, uno americano, uno tedesco e uno svedese abbiano unito veramente le forze e siano felici di suonare in club di medie dimensioni per tutto il continente. Più metal di così, si muore.

Con tutte queste premesse, è l’ora di qualche commento alle singole esibizioni. E, sì, di una bella carrellata di foto.

Ad Infinitum

Mentre il Live Club deve ancora riempirsi in maniera soddisfacente (come farà entro la fine della serata), gli Ad Infinitum aprono le danze, e nonostante la loro giovane età artistica mostrano qualità da headliner: Melissa Bonny e tutta la band hanno chiaro come si sta su un palco, e la loro musica presenta frequenti cambi di ritmo e improvvise accelerazioni da una voce armoniosa ad uno scream inaspettato e moderno. E’ una musica molto dinamica, che si traduce molto bene dal vivo.

Butcher Babies

Le Butcher Babies iniziano il concerto esaudendo involontariamente il desiderio dei loro detrattori: la musica picchia di brutto, le due ragazze saltano ovunque sul palco, ma i microfoni non funzionano. Per le prime due canzoni del set, la voce era sostanzialmente assente: è un peccato, perché Heidi e Carla non sembrano accorgersi del problema e continuano a impegnarsi al 200%, mentre al pubblico non resta che provare a cantare i cori e ammirare quanto siano effettivamente belle le due cantanti.
Quando torna la voce, finalmente ci si rende conto di quanto il gruppo sia migliorato: il loro show è un attacco continuo a senza sosta, molte più urla e growl che melodia, e quando stacca una cantante inizia l’altra, senza tregua e senza pause. Inoltre, Carla e Heidi non smettono mai, veramente mai, di sorridere e muoversi sul palco come palline da flipper impazzite: sembra che dai loro corpi emani una gioia incontenibile per essere qui, per poter cantare oltre i pregiudizi di genere e verso il loro ex-lavoro al Playboy Channel.
La loro carica è contagiosa, e il pubblico che canta le loro canzoni è numericamente più di quanto ci si potesse aspettare: una nuova vittoria da parte della band (e se non le conoscete, c’è una video-intervista del 2014 qui su Soundsblog).

Beyond The Black

Jennifer Haben è la prima donna della serata a non fare growl, limitandosi ad una voce divina per il suo symphonic metal. Ma Jennifer non è solo una bella statuina dalla voce piena di miele: si con dei neon “scenografici” in mano, poi si cambia d’abito con una sorta di magia sartoriale, in seguito indossa una maschera pagana, poi suona un tamburo gigante mentre arrivano degli sbandieratori sul palco e finisce il set con un altro paio di cambi di abito.
E, su tutto, la musica: ottima, intensa, senza pause. I Beyond The Black sembrano funzionare meglio sui brani melodici cuciti intorno alla voce di Jennifer, perché il padio di discese in territori veramente pesanti sono meno incisive e “magnetiche” rispetto al resto, ma in generale la prestazione è più che promossa.

Amaranthe

Si sa che la musica è una passione soggettiva, quindi quello che dirò sulla band svedese va preso con le pinze: ad essere sinceri dopo tre prestazioni maiuscole dalle band che li hanno preceduti, gli Amaranthe sono sembrati, sotto un certo punto di vista, l’anello debole della serata – nonostante fossero headliner.
Elize Ryd mette più presenza scenica che voce, visto che spesso sono i due cantanti maschi ad usare l’ugola, e in generale avere tre cantanti sembra creare troppo caos sul palco.
Eppure la formula funziona, le canzoni ci sono tutte, e non si può dire che lo spettacolo sia qualcosa di già proposto da altre band: fra luci, energia e un continuo girare di voci al centro del palco, ci si ritrova avvolti da un turbine di metal moderno che porta a conclusione con gioia la serata.