Juliette and the Licks @ Rolling Stone Milano 11/10/2006

La bella Juliette Lewis, ragazza prodigio del cinema americano degli anni 90 (Natural Born Killers, Cape Fear, Dal tramonto all’alba, Strange Days ) è finalmente discesa dall’olimpo pagano dello star system hollywoodiano per consacrare la sua anima dannata, ribelle e tormentata, sull’altare salvifico del rock’n’roll. Officianti della cerimonia sono The Licks, la band che la

La bella Juliette Lewis, ragazza prodigio del cinema americano degli anni 90 (Natural Born Killers, Cape Fear, Dal tramonto all’alba, Strange Days ) è finalmente discesa dall’olimpo pagano dello star system hollywoodiano per consacrare la sua anima dannata, ribelle e tormentata, sull’altare salvifico del rock’n’roll. Officianti della cerimonia sono The Licks, la band che la accompagna sulla scena, un quartetto di giovanotti ossuti col cherosene nelle vene e il diavolo negli strumenti.

La celebrazione itinerante per tutta l’Europa fa tappa anche al Rolling Stone di Milano, in occasione della seconda data italiana di Juliette and the Licks.
I settanta minuti dedicati al pubblico milanese bastano a coprire la quasi totalità del repertorio della band, che ha debuttato nel 2004 ed ha finora al suo attivo un EP e due album. L’ultimo lavoro, l’eccellente Four on the floor, di fresca uscita per la Hassle Records, si avvale tra l’altro della presenza di Dave Grohl dei Nirvana come special guest alla batteria.
La proposta musicale dei Licks è una miscela semplice ed esplosiva di puro rock’n’roll, con uno spettro di citazioni sonore che va dagli Who ai Rolling Stones, qualche goccia di blues Jopliniano, schegge di punk rock (non a caso il chitarrista Todd Morse proviene dalla scena hardcore, avendo militato negli H20) e occasionali striature wave (Got love to kill su tutte).
La Lewis, perfettamente a suo agio nel ruolo di lead singer ( avevamo già avuto occasione di ascoltare il suo canto di sirena tossica su pellicola, in Strange days) non si risparmia affatto e sfodera un’esibizione impressionante per l’impatto scenico generato e per le cascate di energia riverberate sulla platea.
Il pubblico la accoglie calorosamente quando sale sul palco con la testa ornata da penne da squaw indiana; The Licks erigono un poderoso muro di suono, mentre la loro frontgirl si abbandona liberamente a frenetiche e spesso acrobatiche contorsioni.
A più riprese la gatta indemoniata Juliette si getta a capofitto tra la folla, che la sorregge e la coccola idealmente e concretamente per tutta la serata, ricambiando il suo continuo desiderio di contatto in maniera talvolta troppo esplicita, come quando una ragazza delle prime file la afferra e cerca platealmente di infilarle la lingua in bocca.
Juliette, che conserva intatto il carisma che la distingue dalle attrici della sua generazione, si mantiene sempre abilmente lontana dal facile e frusto stereotipo bitch rock: si pulisce le labbra e riattacca a cantare come nulla fosse, mentre la sua irruente spasimante quasi sviene di fronte a lei.
La funzione prosegue e Juliette può così finire di ricevere il battesimo del pubblico italiano, immergendosi nel fiume agitato dei suoi sostenitori, che la osannano mentre canta Hot kiss e Sticky money, la mangiano cogli occhi quando esegue la danza sciamanica di Get up, la portano in trionfo dopo l’ultimo pezzo, You’re speaking my language, manifesto della nuova fede della nostra eroina.
Alla fine della serata i confratelli si riversano sulle strade, rigenerati dall’epifania rock alla quale hanno appassionatamente assistito. E’ nata una stella dentro una stella.
God bless rock’n’roll!

juliette deluxe

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