Surfer Blood, un tuffo negli anni ’90

Prendete con le pinze quello che vi sto per dire. Se nello scorso decennio c’è stato il revival degli anni ’80 (soprattutto del post-punk), riportando alla luce suoni e ritmi che non si sentivano da vent’anni, il decennio che si è appena aperto potrebbe essere quello del revival degli anni ’90. Se così fosse, l’album

Prendete con le pinze quello che vi sto per dire. Se nello scorso decennio c’è stato il revival degli anni ’80 (soprattutto del post-punk), riportando alla luce suoni e ritmi che non si sentivano da vent’anni, il decennio che si è appena aperto potrebbe essere quello del revival degli anni ’90.

Se così fosse, l’album di debutto dei Surfer Blood (intitolato “Astro Coast”) potrebbe assumere un’ importanza storica probabilmente maggiore della sua qualità intrinseca (non è un brutto album sia chiaro…). In “Astro Coast” infatti la band della Florida si è chiaramente ispirata alla scena indie/alternative di inizio anni ’90: Pavement, Dinosaur Jr., Guided by Voices, Built To Spill e compagnia bella. Per completare il cerchio “anni ’90”, all’interno dell’album c’è anche una traccia intitolata “Twin Peaks”.

Ovviamente non possono limitarsi a “scopiazzare” e quindi ci mettono anche del loro, il che si traduce in una certa componente “surf rock” (dopo tutto si chiamano Surfer Blood…) che li accomuna in qualche modo ai The Drums, altro gruppo da tenere d’occhio. Dopo il salto vi proponiamo la loro “Harmonix”… sì, lo so, ricorda “Neighborhood #2 (Laika)” degli Arcade Fire.

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