So 00’s albums: Queens Of The Stone Age – Songs For The Deaf

Rimaniamo nel 2002 ma passiamo dalle atmosfere dilatate e raffinate dei Sigur Rós ai suoni diretti e grezzi dei Queens Of The Stone Age e del loro masterpiece “Songs For The Deaf”. Non si può parlare dei Queens Of The Stone Age senza parlare dello stoner rock e non si può parlare dello stoner rock

Rimaniamo nel 2002 ma passiamo dalle atmosfere dilatate e raffinate dei Sigur Rós ai suoni diretti e grezzi dei Queens Of The Stone Age e del loro masterpiece “Songs For The Deaf”.

Non si può parlare dei Queens Of The Stone Age senza parlare dello stoner rock e non si può parlare dello stoner rock senza citare i Kyuss, band seminale in cui hanno militato i due leader dei Q.O.T.S.A., Josh Homme e Nick Oliveri, capace di due grandi capolavori come “Welcome to Sky Valley” (1994) e “Blues for the Red Sun” (1992). In un certo senso i Queens Of The Stone Age rappresentano i Kyuss versione 2.0., una versione più accessibile e volta al successo (senza per questo perderne in qualità).

Il debutto dei Q.O.T.S.A. risale al 1998, ma è solo con “Rated R” del 2000 che fanno il grande salto grazie anche a pezzi come “The Lost Art of Keeping a Secret” e “Feel Good Hit Of The Summer“. Con “Songs for the Deaf” la band raggiunge l’apice, mettendo d’accordo grande pubblico e critica.

“No One Knows” è il singolo di lancio che proietta la band in cima alle classifiche, facendo avvicinare molta gente allo stoner rock. Da segnalare la presenza fissa di Dave Grohl alla batteria e del grande Mark Lanegan come ospite di lusso (lo stesso Josh Homme suonò più volte con gli Screaming Trees di Lanegan).

“Songs For The Deaf” era un lavoro irripetibile e l’hanno capito anche i Q.O.T.S.A., che successivamente hanno realizzato due album buoni ma decisamente meno riusciti (complice anche l’abbandono di Nick Oliveri nel 2004): “Lullabies to Paralyze” (2005) e “Era Vulgaris” (2007).

No One Knows

Go With The Flow

First It Giveth

Song For The Dead