Addio ad Alain Bashung – Vertige de la mort

Strano e sporco destino. Due settimane fa aveva trionfato alla serata delle “Victoires de la Musique” di Parigi con tre premi (tra cui quello per il miglior album dell’anno “Bleu Pétrole” e come miglior interprete maschile) e sabato è morto, a 61 anni, vinto da un cancro ai polmoni con cui lottava da oltre un

di dodo


Strano e sporco destino. Due settimane fa aveva trionfato alla serata delle “Victoires de la Musique” di Parigi con tre premi (tra cui quello per il miglior album dell’anno “Bleu Pétrole” e come miglior interprete maschile) e sabato è morto, a 61 anni, vinto da un cancro ai polmoni con cui lottava da oltre un anno.

Si chiamava Alain Bashung ed era uno dei più amati, neri e intensi cantautori rock della scena francese. In Italia non è conosciuto e i suoi dischi non sono mai stati distribuiti, ma al di là delle Alpi è un mito, sigillato da una carriera trentennale di alti e bassi vertiginosi, da lunghe e seguitissime tournée e dal massimo rispetto dei rocker francesi di due generazioni.

Padre kabyle mai conosciuto, madre bretone, infanzia nomade e difficile, lunga gavetta, grande successo a sorpresa agli inizi degli anni Ottanta con gli inni pop-rock “Gaby oh Gaby” e “Vertige de l’amour”, una collaborazione con Gainsbourg nel geniale flop “Play Blessures”.

E ancora incursioni nel country-rock con “Chatterton”, l’hit generazionale “Osez Josephine”, la pubblicazione di album sempre più scuri, pessimisti, poetici e impeccabilmente suonati (da “Fantaisie Militaire”, il capolavoro del 1998, all’ultimo “Bleu Pétrole” dell’anno scorso).

Bashung è un simbolo della rock&roll attitude in salsa francese: disperata, cinica, romantica, attenta alle atmosfere e al valore delle parole, ma anche dura, tagliente e metropolitana. Perché non cominciare a scoprirlo un po’ anche qui?

Foto | Pascal Codron