Riki a Blogo: “Vorrei passasse di più la mia sincerità: ascoltate le canzoni che scrivo, senza pregiudizio”

Riki si racconta in occasione dell’uscita del nuovo album “PopClub”: leggi l’intervista su Soundsblog.it

Dopo aver venduto oltre 300mila copie con i primi due album “Perdo le parole” e “Mania”, Riki è tornato con il nuovo album, PopClub.

E’ questo il titolo del nuovo album di inediti del cantautore da milioni di follower che ha conquistato l’Italia e l’America Latina.

Ad anticipare il progetto è in radio “Litighiamo”, il nuovo singolo estratto dal disco, che l’artista ha presentato al pubblico per la prima volta live, sabato 5 settembre, all’Arena di Verona e in diretta in prima serata su RAI 1, durante i Seat Music Awards 2020 – edizione speciale a sostegno dei lavoratori dello spettacolo.

Scritto da Riki e Riccardo Scirè, che ne ha curato anche la produzione artistica, “PopClub” è un album maturo e sfaccettato che mescola sonorità pop ed elettroniche. Le 11 tracce che lo compongono, tra cui “Lo sappiamo entrambi” presentata al 70° Festival di Sanremo e il singolo “Gossip”, alternano contenuti intimi e personali a riflessioni sul mondo esterno e sui rapporti umani, fino a toccare tematiche ecologiche, come con “Petali e Vocoder”, un recitato sul cambiamento climatico e l’impatto dell’uomo sulla natura.

Per tutti coloro che hanno pre-ordinato “POPCLUB” nei mesi di novembre e dicembre, l’album sarà disponibile nella versione “SPECIAL EDITION” con un’esclusiva confezione in alluminio e 5 memo vocali delle prove di alcuni brani del disco.

Inoltre, chi acquisterà l’album sul circuito IBS riceverà una speciale copia di “POPCLUB” autografata da RIKI, mentre chi lo acquisterà sul circuito Amazon (https://amzn.to/2GoHAb3) potrà partecipare al virtual instore, in programma martedì 29 settembre, in cui Riki risponderà alle domande dei fan e si esibirà in un esclusivo mini-live.

Questa la tracklist dell’album: “Margot”, “Strip”, “Idee di noi”, “Lo sappiamo entrambi”, “Da Club”, “Litighiamo”, “PopClub”, “Gossip”, “Piccole cose”, “Come mi vuoi”, “Petali e vocoder”.

Nella “Special edition”, alla tracklist standard si aggiungono: “Margot” (Prova strofa) – 11 Agosto 2019, “Lo sappiamo entrambi” (Prova ritornello con Riccardo Scirè) – 16 Aprile 2018, “Da Club” (Prova special) – 21 Dicembre 2019, “Piccole cose” (Prova ritornello) – 31 Ottobre 2018, “Come mi vuoi” (Prova seconda strofa) – 20 Dicembre 2019.

Abbiamo intervista Riki per parlare del suo nuovo progetto. Ne è nata una vera chiacchierata che ha toccato molti argomenti. Dal nuovo disco PopClub, passando per l’esperienza di Sanremo, i pregiudizi, il gossip e i brani presenti nell’album. Riki ha voglia di raccontarsi, di farsi scoprire e di parlare. Di cantare e di mettersi in gioco. Lo ha fatto anche con noi. Questo è uno dei quelle interviste che diventano dialoghi. Buona lettura.

PopClub è il tuo nuovo album. All’interno troviamo due tracce già conosciute nei mesi scorsi, Gossip e Lo sappiamo entrambi. Ad anticipare il disco il recente singolo “Litighiamo”. Mi parli della lavorazione del disco e della scelta ricaduta su questa canzone come nuovo estratto per lanciare il disco?

La lavorazione del disco è durata quasi tre anni. L’ultimo mio album è uscito il 20 ottobre 2017, stiamo parlando di un’era se si considera il tempo con cui va veloce la musica al giorno d’oggi. Dopo due anni meravigliosi, stava andando tutto benissimo ma io, per carattere, non amo fare copie di quello che ho fatto. Ho voluto fermarmi e fare altro. E così ho fatto. Sono andato in Sud America, ho fatto questa esperienza meravigliosa che continuerà non appena sarà possibile. In Italia ho voluto sperimentare, fare cose matte, anche rinnegare un po’ quello che avevo fatto nei due anni precedenti, facendo canzoni particolari o cose strane sui social. Avevo messo un billboard gigante con scritto Bimbominchia, colorarlo per renderlo un’opera d’arte. Ho fatto delle cose un po’ matte, però in quel periodo ho iniziato anche a scrivere fino ad arrivare a febbraio, marzo quando doveva uscire il disco. Poi il lockdown ci ha fermato. L’esperienza di Sanremo è stata lì, nel mezzo. L’ho voluta fare per buttarmi, fare qualcosa di diverso, che non avevo ancora fatto, Per fare Sanremo ci vuole comunque un certo background o deve essere in un momento particolare della tua carriera. Magari nel 2017 o nel 2018 sarebbe andato in maniera diversa… In quel periodo lì volevo fare qualcosa di ricercato, meno commerciale. Ne è valsa comunque la pena. Dagli errori si impara e si è più consapevoli per il futuro. Questo disco è stato il filtro di tutte quante le esperienze, quello che vedevo, mi piaceva, descrivere questi due anni. Il singolo “Litighiamo”è stato scelto da tutti, anche dal mio team, un ponte tra il prima e quello che avverrà. Una cosa che poi si vede anche da questo disco che è molto diverso dagli altri due.

Una curiosità: ho visto nella cover del disco che non ci sei tu ma queste due mani che tengono un disco. Magari sbaglio, ma mi ha dato l’immagine di uno scudo o di un mirino…

E’ una bella riflessione che non avevo fatto. Lo è. Il mirino sicuramente, non ci avevo pensato allo scudo ma può essere perché, come ti dicevo, vengo da un periodo un po’ particolare. Ho voluto davvero staccarmi da tutto quello che avevo avuto, che facevo. Serve anche uno scudo per poter riprendere alla grande, io e Francesco (Facchinetti, ndr) ci siamo dati un anno per riprendere le come come andavano fatte, magari facendo cose meno sperimentali. Ma non per vendere, non sono il tipo. Abbiamo sperimentato ma è il momento di fare cose più sincere, viscerali. Lo scudo è una bella metafora. Abbiamo tutti bisogno di protezione, in questo momento, per tornare a valutare, dopo il locokdown, le piccole cose, quelle che avevamo perso. E a legarci ancora di più a quelle, per poter cambiare. C’è tanta cattiveria, c’è un mondo strano adesso che sta andando verso una direzione non troppo positiva. Ma se ciascuno di noi ha un proprio scudo e si aggrappa alle cose vere, piccole, alcune cose potranno migliorare.

Hai accennato a “Lo sappiamo entrambi” che hai portato a Sanremo. Io parto da un mio pensiero generale. Mi sembra, sopratutto verso chi è uscito da un talent, che il palco dell’Ariston sia visto come un banco di prova “con i fucili puntati”, quasi con pregiudizio. Hai vissuto anche tu questo pregiudizio, questa attesa di un inciampo, di un passo falso?

Sì, lo senti e non ti fa rendere come potresti. E’ controproducente. Vivendo quel periodo della mia vita in cui ero un po’ strano, forse non è stato il momento migliore. Ti lasci prendere dai pregiudizi, dall’attenzione negativa che hai addosso. Penso di essere abbastanza forte a livello caratteriale ma arrivi già stanco da un periodo in cui hai fatto il pezzo, hai organizzato tutto. Ma già prima di salire sul palco avevo capito alcune cose. Avevo intuito che l’attenzione magari di certi giornalisti o delle radio erano spostate su altri e non performi come potresti performare. Non è che che ci sono rimasto male come hanno detto. Ci sono rimasto male più durante il lockdown, quando mi sono reso conto che avrei potuto fare di più o che sarebbe potuto essere un altro tipo di Sanremo. Anche quella cosa del regolamento, il pubblico quest’anno è stato quasi tagliato fuori, da tutto. Poteva votare solo nell’ultima sera e vale solo per una piccola percentuale. Hanno deciso la classifica di Sanremo soprattutto gli addetti ai lavori. E se già non stai simpatico agli addetti ai lavori fai ancora più fatica. Non è per trovare una giustificazione, credimi…

Eri stato tu a dire ai tuoi fan di non sprecare i soldi nel televoto della finale, giusto?

Bravo, è vero. Ero terzultimo, cosa sarebbe cambiato? Avrei ottenuto tre o 4 posizioni in più. Ma cosa avrei ottenuto? Far spendere un euro alle persone, svegli fino all’una, una e mezza. Non aveva senso, per quanto riguardava me a Sanremo. Per quello ho detto ai miei fan di mettere via quegli euro, di prendersi piuttosto un caffè il giorno dopo. Poi sai Alberto magari molti fan avrebbero anche speso più di un euro per votare, meglio tenerli e spenderseli per una pizza… E’ stata comunque un’esperienza bella che mi è servita.

E’ stato un gesto bello comunque da parte tua. Non ti cambiava molto a quel punto in classifica e sei stato diretto…

Certo, se fossi stato primo o secondo in classifica, non ti dico di no, eh! (sorride) Però, davvero, credimi, non è per risultare carino, magnanime. Era giusto così, l’ho sentito nel cuore, non aveva senso far spendere soldi alle persone per me.

Torniamo al tuo album, PopClub. Il titolo del disco è una traccia che fa da interludio a due anime dell’album. La prima parte che inizia con “Margot”, una ballad molto delicata e malinconia, e poi una seconda parte più ritmata. Il disco è una sorta di ponte tra i tuoi lavori precedenti e una seconda fase della tua carriera?

Sì, può essere, ci ho pensato anche io. Non te ne rendi conto quando fa il disco ma inconsciamente lo fai. Possono esserci riferimenti, a livello di sound, per il futuro, come con “Margot”. Ci possono essere pezzi come quelli, altri più up che fanno parte del mio essere, della mia vita, Non è fatta solo di momenti tristi, ci sono serate dove hai voglia di pezzi più up. Io sono figlio della musica di Battisti ma anche di Tiziano Ferro con 111, Nessuno è solo o il primo disco, Rosso relativo. Quei dischi erano fatti di pezzi lenti ma anche Up. Sicuramente è un disco che segna uno stacco rispetto agli altri due ma fa da tramite al prossimo. E anticipa un album che magari avrà pezzi più simili a Margot, più raffinati. Ma ci saranno pezzi più Up con meno pretese e quello di divertire.

Parliamo di Gossip, la tua traccia. Si parla dell’ossessione dell’apparire. A me sembra che tu voglia rifuggire un po’ il gossip. Mi sembri una persona sincera che finisci magari tra le polemiche ma non cerchi di essere volontariamente sotto l’occhio del ciclone. Quindi ti chiedo se c’è qualcosa che vorresti che uscisse più chiaramente di te, che fosse più tangibile e invece ancora non è apparso…

Cavolo, questa è la cosa più importante che devo fare nel momento della mia carriera. E anche in questo caso, il successo e tutto quello che ne comporta, devono essere la conseguenza e mai la causa. Io lo faccio proprio perché voglio togliere tanti pregiudizi e far vedere tanto che non sanno e non si aspettano da me. Io ero Riccardo Marcuzzo anche prima di Amici, come potevo essere un signor Rossi. Poi ne esci anche più rafforzato, con altre esperienze, ma quello che penso e come la vedo rispecchia quello che ero io prima. La mia anima e il mio modo di fare sono sempre stati quelli. Sono una persona creativa, che ha tanta voglia di fare. Ho qualità, il mio modo di scrivere, le mie descrizioni anche in Margot o Petali e Vocoder. Ci sono tantissime figure e immagini che passano inosservate visto che magari molti pensano “Vabbè ma quello è pop, ma quello è uscito dal talent”: E’ la persona fa il talent, non il talent che fa le persona. Dovrebbe passare più della mia sincerità. Molti mi vedono come quello costruito, un personaggio artefatto: il belloccio con gli occhi azzurri. Ma in realtà io scrivo. Io penso di essere bravo, poi magari ad altri può fare schifo. ho delle immagini che magari non si riescono a cogliere per via dei pregiudizi…

E’ quello il passaggio chiave sempre, in tutto. Puoi piacere o non piacere ma prima si deve ascoltare o leggere, senza pregiudizio.

Io vorrei proprio far conoscere a più persone possibili dei pezzi che ho scritto tipo Margot. Vorrei che prima di giudicare ascoltassero dei miei brani. Non tutto il disco, se non vogliono, ma alcuni pezzi sì. Prima di giudicare… in positivo o negativo. Si stanno però apprezzando dei pezzi più cantautoriali che ho scritto…

Riki, ci torneresti a Sanremo?

Con il lockdown sviluppi e analizzi di più le cose. Come ti dicevo prima o lo fai in un momento della carriera particolare o quando hai un background diverso, sei rispettato dalla critica e dalla stampa. Se hai un bel pezzo vai. Devo avere un momento della mia carriera dove ho le carte in regole per giocarmela. Non il prossimo, magari fra tre, magari fra cinque. Non so…

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