La vecchia musicassetta rinasce dall'underground


La cara vecchia musicassetta la davamo ormai per morta nell'era di iTunes, un po' come il telegrafo o la posta pneumatica e altre tecnologie sconfitte dalla storia. Al contrario del vinile, che resiste tra Dj e appassionati, la cassetta è ormai diventata un oggetto vintage, buona per farci magliette nostalgiche o accessori kitsch.

Eppure qualcuno ci crede ancora, e con un discreto successo: sarà snobismo contro l'ossessione del bitrate e la spocchia di certi web magazine, ma c'è qualcuno che a quanto pare crede ancora nel suono analogico, nel valore della musica che passa di mano in mano senza indie blogger a fare da intermediari.

E' il caso di etichette underground come l'americana Not Not Fun o la britannica Gizeh che hanno scelto di distribuire gli ultimi lavori di Glissando, Robedoor, e Her Name Is Calla proprio in cassetta, e solo dopo in cd.

Le uscite hanno riscosso un buon successo, tanto che i cataloghi di cassette sono in costante aumento. Si tratta ovviamente di piccoli gruppi underground, dediti a musica noise e ambient che ben si adatta al suono "low-fi" del nastro magnetico.

Il patron della Not Not Fun è però chiaro: "la decisione di registrare su cassetta è al 70% estetica e il 30% economica. A differenza del costoso vinile, le cassette sono l'ideale per gli album più sporchi e difficili. E senza contare che difficilmente una cassetta finisce su Torrent" (Lound & Quiet, ottobre 2008).

Robe di nicchia quindi, da appassionati di melodie strane e poco, molto poco commerciali. Ma se fosse solo l'inizio di una riscoperta di quel suono sporco, imperfetto, ma molto caldo che molti rimpiangono?

In fondo gli impianti stereo prodotti fino a pochi anni fa hanno ancora il deck per cassette, e spesso è l'unico supporto disponibile sulle autoradio di genitori e fratelli maggiori. Voi che ne pensate? Può essere che nel prossimo decennio ci (ri)troveremo uscite di Coldplay e U2 in cassetta?

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