Ultimo: "Sanremo? Sono stato strumentalizzato"

Ultimo si prepara al tour Colpa delle Favole e torna a raccontarsi in un'intervista.

Il 25 aprile debutta col Colpa delle Favole Tour 2019, già tutto sold out, ma Ultimo non sembra mai davvero soddisfatto: lo racconta anche a Vanity Fair che raccoglie una sua intervista a una ventina di giorni dalla prima data, a Vigevano, cui seguirà subito una puntatina al Sud con la prima data campana a Eboli (27 aprile), prima di una cavalcata - cresciuta nel tempo - in tutta Italia che si concluderà con un concerto-evento all'Olimpico di Roma, La Favola, anch'esso già sold-out.

Il suo 2019, però, è iniziato a Sanremo dove si è piazzato secondo con I tuoi particolari e con un secondo posto che non ha preso benissimo, come ricorderà chi era nella sala stampa dell'Ariston la sera della finale.

Inevitabilmente non si può che partire da lì: a distanza di qualche mese non si scusa ("Ho pensato che chiedendo scusa sarei tornato a far parlare di me ma non della mia musica", dice), ma ammette che tende a sbagliare modi, toni e tempi quando parla.

"Chi più chi meno, siamo furbi, ci aggiustiamo a seconda di chi abbiamo di fronte. Io no: reagisco di pancia, sbrocco"

dice a Vanity, dicendosi anche amareggiato di come sia stato strumentalizzato a Sanremo e dopo il Festival:

"Mi hanno dato del coatto, fascista, omofobo, ma la verità è che non sono niente di tutto questo [...] Io di politica non ne so, e le generalizzazioni, come le strumentalizzazioni, mi amareggiano. Ho agito d’istinto, ed esprimersi d’istinto è pericoloso. Ma è il mio carattere: schietto, incontrollabile. Sto lavorando per migliorare"

assicura. Ma che abbia un carattere 'difficile' non lo nasconde e gli ha creato qualche 'grattacapo' anche a scuola:

"Avrò avuto una decina d’anni e ricordo che facevo cose in effetti un po’ irrequiete, tipo lanciare le mele in classe: mi mandarono da una, nella speranza mi curasse questa 'inadeguatezza'. Solita predica, solito dito puntato. Ma davvero c’è un modo giusto per vivere?".

Beh, magari lanciare le mele in classe non è proprio indice di serena convivenza sociale né di grande applicazione, come ripetevano i professori alla madre:

[...] 'È bravo ma non si applica' dicevano a mia madre, 'suo figlio è marcio dentro, farebbe meglio a trovargli qualcosa' ripetevano, e crescevo così, con questa ambizione di riscatto che non mi passerà mai. Persino lo stadio non basterà".

Beh, uno stadio Olimpico sold-out a 23 anni farà bene a goderselo tutto.

 

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