Radio Sovranista, la proposta della Lega è inutile: lo spiegano i dati EarOne

La musica italiana suona sulle nostre radio per il 45% della programmazione: ben più del 33% che chiede la Lega.

Il Disegno di Legge Morelli per imporre il 33% di musica italiana nella programmazione radiofonica nazionale è inutile: lo spiega bene Francesco Prisco su Il Sole24Ore, grazie a un attento fact checking dei dati elaborati da EarOne, che monitora quanto va on air in Italia. Stando alle statistiche diffuse dalla società, le canzoni in lingua italiana trasmesse dalle radio nazionali nel 2018 hanno coperto il 45% dell'intera programmazione, contro il 33% che richiederebbe per legge la Lega. Una quota ben superiore al richiesto anche quando si verifica la programmazione di brani "di giovani autori e alle piccole case discografiche", che il DdL vorrebbe tutelare per arginare la predominanza delle major: a fronte del 23% programmato nel 2018, la Lega chiede una quota minima del 10%. Inutile dire che anche i brani in vetta alla top 100 sono nell'86% dei casi tutti italiani, da Boomdabash & Loredana Berté a Lo Stato Sociale, passando per Jovanotti, Elisa e persino un Luca Carboni tornato in auge con Sputnik.

Interessante, inoltre, il parallelo che fa Prisco a proposito del modello francese cui Lega e M5S si sarebbero ispirati per metter giù di DdL Morelli, ovvero la Legge Toubon del 1994 fatta a tutela della lingua francese, pallino particolarmente resistente oltralpe (si veda l'opposizione ai prestiti anglofoni anche in settori ampiamente connotati come l'informatica, tra 'Ordinateur' al posto di computer, 'Toile' per Internet o 'Réseaux sociaux' per indicare i social network), che però si tradusse in una moltiplicazione di passaggi per gruppi francesi che si sono imposti con brani in inglese (e nel 1997 su Nrj Radio passava a manetta Around the world dei Daft Punk, per dire...). 

Del resto ci si domanda ancora di cosa ci si lamenti, visto che il brano più ascoltato, di sempre, in Italia su Spotify è Soldi di Mahmood. Un italiano.

 

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