Lady Gaga ha scelto il momento peggiore per parlare di R. Kelly

La tempistica con cui Lady Gaga ha deciso di parlare del suo ex collaboratore R. Kelly è sbagliata, se non addirittura sospetta. Ecco una (controversa) riflessione a riguardo.

È dura, durissima essere uomini al giorno d’oggi. Il fatto è che, da quando è scoppiato il fenomeno #MeToo, qualunque nostro gesto, azione, commento può essere interpretato secondo la sensibilità di ognuno, anche a diversi anni di distanza.

Non che la lotta contro le molestie e gli abusi sessuali sia da sottovalutare, ovviamente, ma si sono letteralmente ribaltate le categorie, tanto che la semplice dimostrazione stessa della mascolinità, un tempo tratto innocente, viene ormai percepita come qualcosa di negativo e quasi pericoloso.

Perché questa doverosa premessa? Beh perché nelle ultime ore si è tornati a parlare delle accuse di molestie sessuali “a scoppio ritardato” (da non leggersi con accezione ironica, tengo a specificare) ai danni di R. Kelly, uno dei più celebri artisti R&B statunitensi attivo fin dalla metà degli anni ’90 e autore di celebri pezzi come I Believe I Can Fly.

Già nel 2002 il cantante era stato accusato (e assolto) per pedopornografia, ma è stato soltanto il documentario Surviving R. Kelly della rete Lifetime a scoperchiare il vero vaso di Pandora. Sono state in tantissime le donne (ex fiamme o semplici collaboratrici) ad aver denunciato gli abusi subiti dal cantante, testimonianze che hanno trovato riscontro anche nelle parole della figlia del cantante (che ha definito il padre “un mostro”) e in più di qualche ex collega, fra cui John Legend.

Al documentario Surviving R. Kelly, tuttavia, avrebbe dovuto partecipare anche Lady Gaga, che come riportato da Variety si è rifiutata di prendere parte allo show. L’artista aveva lavorato con R. Kelly al brano Do what you want (“fai quello che vuoi”), inserito nel suo quarto album Artpop, e questo nonostante fosse risaputo che R. Kelly non fosse uno stinco di santo e nonostante lei stessa fosse stata vittima di stupro, come raccontato approfonditamente nel pezzo Till It Happens to you.

 

Inondata da un mare di messaggi e accusata di incoerenza, Lady Gaga si è scusata, spiegando di aver registrato canzone e video (subito rimossi dalle piattaforme online) in un periodo molto cupo della sua vita, quando ancora doveva processare a livello psicologico il trauma subito a soli 19 anni.


 

Uno dei punti più controversi, proprio in questo senso, del movimento #MeToo è che molte delle donne vittime di abusi hanno avuto il coraggio di parlare soltanto ad anni di distanza. E ciò è legittimo. Serve un gran bello spirito di iniziativa e un bel sangue freddo per mettersi contro uomini grandi e grossi in una società piuttosto maschilista, e ciò può richiedere del tempo. Molto tempo. Non mi risulta, in ogni caso, che nessuna delle donne che tanto si sono battute siano rimaste “così sconvolte” da scrivere una canzone (mettendo per di più il lato B in bella vista in copertina) dove fra l'altro si canta orgogliosamente “fai quello che vuoi, fai quello che vuoi del mio corpo”.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco in questo senso è stata Christina Aguilera (vittima di violenze da parte del padre, quand’era soltanto una bambina) che ha registrato una versione alternativa del pezzo e ha dedicato a Lady Gaga questo messaggio di solidarietà sui social.


Se ci fate caso, c’è una differenza abissale fra quanto scritto dalla Aguilera e da Lady Gaga e quello che si dice nella canzone. Abissale. Nel pezzo c'è una richiesta precisa da parte della donna. C’è un invito chiaro. C’è un verbo all’imperativo. Non esiste possibilità di interpretazione a riguardo. Se una donna dice “fai quello che vuoi con il mio corpo” non sta facendo intendere nulla fra le righe, ma sta piuttosto dando il permesso, sta dando il consenso. Lei stessa. Non è una “gonna troppo corta”. Non è un “se l’è andato a cercare”. È un lasciapassare, per di più senza limiti di sorta.

Qual è il punto, dunque? Il punto è che dei riprovevoli comportamenti di R. Kelly si sapeva da anni e che Lady Gaga, nonostante le violenze subite, ha acconsentito non solo a registrarci una canzone insieme (dopo tutto, il minore dei mali) ma ha scritto di suo stesso pugno un pezzo in cui si concede sessualmente ad una persona, seppur in forma ideale. Tanto, a farne le spese sarà e sempre soltanto l’uomo, il brutto e cattivo, sia esso l’R. Kelly di turno o chiunque (me compreso) si sia permesso di commentare una scelta artistica che alla luce dei fatti appare sconsiderata. Scrivere questa lettera adesso è semplicemente una paraculata. E Lady Gaga non avrebbe potuto scegliere momento più sbagliato.

Un ultimo spunto di riflessione, in barba alle possibii accuse di "double standards": a poche ore dal messaggio di Lady Gaga sui social, Steven Greenberg, l’avvocato di R. Kelly, ha lasciato intendere in un comunicato che la lettera di Lady Gaga sia stata, fra le altre cose, un modo per assicurarsi la vittoria agli Oscar 2019. A breve, infatti, scopriremo se l’artista si sarà guadagnata una nomination come Miglior Attrice Protagonista per la sua interpretazione in A Star is Born. E l’Academy, si sa, è piuttosto incline al “politically correct”. Come si dice? “A pensare male si fa peccato, ma si indovina sempre”.


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