Ronan Keating: Fires – La recensione

Il nuovo album di Ronan Keating, Fires, leggi la recensione su Soundsblog

Ronan Keating ha deciso di riprovare la strada della carriera da solista, dopo una pausa di circa quattro anni, con “Fires”.

Il nuovo album -al centro di alcune piccole polemiche per le scarse vendite in Irlanda, è disponibile e ha debuttato al quinto posto della classifica inglese, nonostante le speranze di una top three da parte del cantante. Noi di Soundsblog lo abbiamo ascoltato e potete leggere la nostra opinione dopo il salto:

Si parte con il singolo “Fires” che ha anticipato il nuovo progetto, un brano che si adagia sullo stile rassicurante che ha da sempre rappresentato il cantante inglese nelle sue produzioni passate. Orecchiabile ma ben lontano dall’essere ricordato. Si supera tranquillamente anche il secondo pezzo “I’ve Got You” per poi procedere nell’ascolto delle canzoni e comprendere, inesorabilmente, di assistere ad un accanimento musicale.

Ronan Keating si fa affiancare da produttori importanti e garanzia di successo, come Greg Wells che ha lavorato con Adele e Katy Perry) e Gregg Alexander, accanto a lui in precedenti lavori da solista e con i Boyzone. Ma il sapore è di qualcosa di decisamente fuori tempo (nonostante un tentativo di spiazzamento con Love you and Leave you), con testi che in alcuni casi rasentano al massimo il già sentito (“Hold On, Don’t Let Go, Just Stay on the road in that heartbeat, You’re not alone in the dark, you can see me” della titletrack Fires). Possiamo procedere con l’ascolto dei brani successivi senza mai davvero alzare la testa o essere sorpresi, passando attraverso Nineteen Again e Wasted Light.

Lullaby rallenta il ritmo, prova a non cadere nella ballad infilando il featuring di Kiz Music che sembra aggiunto dopo e appare decisamente evitabile. Easy Now My dear punta ancora sul sentimentale, risalendo minimamente di livello solo grazie al pianoforte che salva il tutto. Nyc Girl torna ad essere fuori tempo massimo, senza nemmeno quell’adorabile sapore vintage, mentre Oxygen prova a ritornare ai giorni nostri, con un’intenzione che però non viene realizzato nella concretezza.

Close You Eyes e Get Back to What is real procedono innocuamente e senza guizzi in questo percorso musicale decisamente privo di mordente. The One you love chiude questo lp mettendo fine ad un ritorno davvero privo di potenziali hit vincenti in classifica. Ronan è tornato, il problema è rendersene conto. Perchè di innovativo, curioso ed emotivo, in queste tracce, si trova davvero poco. Il boom del primo album da solista è ormai sempre più un lontano ricordo, una nostalgia di quello che, ad oggi, pare irraggiungibile e -incredibile- più innovativo di questi brani.

Voto: 4

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