Antony & The Johnsons – live @ Teatro degli Arcimboldi (Milano) 10.09.2008

Se Antony Hegarty non avesse quella voce, probabilmente lo odierei. Sì, perchè tutte le volte che apre bocca scoppierei a piangere, senza mezze misure. Eppure alle 21 di un mercoledì di settembre, puntuale come se dovessi salire sull’altare (!), sono seduto sulla mia poltrona al Teatro degli Arcimboldi, impaziente.L’atmosfera è rilassata, finchè le luci non



Se Antony Hegarty non avesse quella voce, probabilmente lo odierei. Sì, perchè tutte le volte che apre bocca scoppierei a piangere, senza mezze misure. Eppure alle 21 di un mercoledì di settembre, puntuale come se dovessi salire sull’altare (!), sono seduto sulla mia poltrona al Teatro degli Arcimboldi, impaziente.

L’atmosfera è rilassata, finchè le luci non si abbassano: il sipario rivela l’Orchestra Milano Classica e, in penombra, Antony e i suoi The Johnsons. Neanche una parola, si comincia subito con “Mysteries of love” (cover di Angelo Badalamenti) e poi alcuni dei pezzi del nuovo EP “Another World” e gli estratti dal disco “The Crying Light” (in uscita a gennaio).

Bastano “Cripple And the Starfish” e “Atrocities” e il pubblico comincia a scaldarsi. Come se non fosse sufficiente il sold-out da mesi, a dimostrare l’affetto tutto italiano per l’androgino Hegarty, il teatro implode in applausi generosi e lui sorride, compiaciuto e un po’ sorpreso da tanto calore. Ma il tempo stringe e non c’è spazio per le smancerie: ecco “I fell in love with a dead boy”, con quella carica emotiva che rotoleresti giù per i gradini, singhiozzando.

La voce è pulita e impeccabile, un “alito di angelo che ti lecca il cuore”, per dirla alla Manuel Agnelli. Incredibile come Hegarty sia in grado di scatenare emozioni, ricordi e immagini: se non piangi, sicuramente deglutisci e ti concentri per pensare ad altro. Il set continua e arrivano “For Today I Am A Boy”, la struggente “River of Sorrow” e la cover improbabile di “Crazy in love” di Beyonce, semplicemente fantastiche.

La serata proseguirebbe potenzialmente per ore, data anche la sintonia raggiunta col pubblico in sala. Invece, a sorpresa, dopo appena un’ora e un quarto di groppo in gola, la performance di Antony and The Johnsons si conclude sulle note di “Rapture”. Nonostante gli applausi non accennino a diminuire e nonostante le luci accese in sala, non c’è spazio per un vero bis. Forse incuriosito da tanto clamore, Antony si affaccia davanti al sipario per salutare un’ultima volta il pubblico milanese, per poi scomparire così come è apparso poco prima.

Un po’ di delusione per la durata e per l’assenza dei singoli più famosi (“Hope there’s someone” su tutte), ma tutto sommato un concerto a cui non si poteva chiedere di meglio. Da rivedere.