Gogol Bordello [email protected], 20 agosto (Sud Est Indipendente Festival)

“Super Taranta è la nuova proposta dei Gogol Bordello per abbattere la tensione e l’isteria globale, trasformando tutta l’energia negativa che ci circonda in positiva, come fece la tarantella originariamente”. Questa la dichiarazione di Eugene Hutz sull’ultimo album della sua gypsy punk band: chiaro quindi che il loro concerto in Salento, quel lembo di Puglia


“Super Taranta è la nuova proposta dei Gogol Bordello per abbattere la tensione e l’isteria globale, trasformando tutta l’energia negativa che ci circonda in positiva, come fece la tarantella originariamente”. Questa la dichiarazione di Eugene Hutz sull’ultimo album della sua gypsy punk band: chiaro quindi che il loro concerto in Salento, quel lembo di Puglia schiacciata tra Lecce e il mare e patria della taranta, si annunciasse come l’evento dell’estate. Ero da quelle parti in vacanza, potevo perderlo?

Inserito all’interno del Sud Est Indipendente Festival, il concerto dei Gogol è stato preceduto da altre band della tradizione gitana, balcanica o salentina. Da segnalare i Mascarimirì, esperta formazione che ha saputo reinventare la taranta in chiave dub, e gli Opa Cupa, fenomenale big band jazz/balcanica/mediterranea/aggiungete-voi-qualcosa-a-piacere che per quasi un’ora ci ha regalato un’esplosione di energia irresistibile.

E’ mezzanotte quando Hutz sale sul palco: pantaloni blu, torso nudo e quella strafottente faccia baffuta che sembra non tradire emozioni. Alla sua destra il fido violinista Sergey Rjabtzev, compagno e co-fondatore del gruppo. Bastano le prime note di “Sally” e succede l’incredibile: la profezia della taranta si avvera e la masseria, stipata di gente già stanca per la lunga e calda giornata, esplode in un gigantesco ballo corale.

Tutti ballano “muovendo i piedi come meglio puoi e come meglio credi” – come recita la vera tradizione salentina – in una sorta di delirio collettivo abbondantemente annaffiato dai bottiglioni di vino casereccio che scorre a fiumi fin dal pomeriggio. Dallo sterrato si alza un polverone ma nessuno sembra farci troppo caso, mentre la band, perfetta nell’esecuzione e nelle scenografie, snocciola i suoi inni gypsy punk, pescando per lo più da dagli ultimi due lavori.

C’è spazio anche per “Santa Marinella”, un brano che in Italia ha avuto in passato qualche problema a causa del testo… ehm, diciamo particolare! “Stop Wearing Purple” mette a dura prova le ultime energie rimaste al pubblico, mentre il finale è affidato a una spettacolare versione di “Undestructable”.

Dopo i due bis, che chiudono oltre due ore di concerto, finalmente mi avvio verso l’uscita. Mi butto su uno di quei meravigliosi muretti a secco che costeggiano la masseria e osservo gli amici e il resto del pubblico che lentamente esce. Siamo sporchi, impolverati e sudati, i Gogol sono davvero riusciti a trasformarci tutti, anche per una sola notte, in gitani e a trasmetterci la loro incredibile energia. Non c’è tempo per riposare, la notte in salento non finisce mai, si riparte in cerca di una delle tante feste in spiaggia mentre cantiamo: salentu, salentu, lu sole lu mare e lu jentu…