Che fine ha fatto Lene Marlin?

Ricordate Lene Marlin? Ieri e oggi, che fine ha fatto la cantante norvegese?

Era il 1998 quando Lene Marlin esplodeva, a livello internazionale, con il singolo “Unforgivable sinner“. Era il primo singolo del suo disco di debutto, Playing My Game, e anche in Italia ebbe uno straordinario successo, partecipando al mitico Festivalbar e vincendo l’MTV Europe Music Award come Miglior artista nordico. Raggiunse il primo posto nella classifica dei singoli più venduti. Dall’album furono estratti altri brani, ben accolti da parte del pubblico.

Sitting Down Here arrivò al quinto gradino della chart Fimi e, in certi Paesi, ebbe un riscontro ancora maggiore del pezzo d’esordio. Terzo -ed ultimo- estratto fu Where I’m headed e, in Italia, toccò nuovamente la vetta dei singoli.

Il secondo lavoro di Lene Marlin venne pubblico nel 2003. Another Day, però, non bissò il successo del primo lavoro in studio nonostante il successo ottenuto dall’attesissimo primo singolo, You Weren’t There. La cantante resta fedele al sound che l’ha portata all’iniziale successo, con una voce delicata, malinconica e atmosfere nostalgiche.

Conquista il primo posto nella chart Fimi e il disco arriva al terzo gradino degli album più venduti (Playing My Game non arrivò oltre la quinta posizione). Secondo singolo estratto fu la titletrack Another Day, ma l’attenzione ottenuta non fu la medesima del primo pezzo.

Passano due anni prima del terzo album, Lost in a Moment. E’ il 2005. In Italia arriva al 15esimo posto e il fenomeno Lene Marlin inizia il suo declino. I brani estratti passano inosservati (tra questi, What If).

Ci riprova nel 2009 con il quarto disco, Twist the Truth. Here We Are è il primo singolo. Se in patria ottiene un buon successo, in Italia crolla sempre più, non andando oltre il 44esimo gradino della classifica.

Nel 2013 esce un greatest Hits dal titolo Here We Are con 15 brani.

Oggi, Lene Marlin è tra i coach della quarta edizione di The Voice, in Norvegia (The Voice – Norges beste stemme) accanto a Morten Harket, Yosef Wolde-Mariam e Martin Danielle.