Michele Bravi, Diamanti: testo e video

Diamanti di Michele Bravi: leggi il testo e guarda il video su Soundsblog.

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Diamanti: da oggi è in programmazione radiofonica il terzo singolo tratto dall’album Anime di carta. Diamanti, scritto da Federica Abbate e Andrea Amati, racconta una “favola da grandi” in cui ci si accorge dell’importanza dei sentimenti e delle emozioni solo quando li si sta più vivendo.

Michele Bravi, Diamanti: testo

Ci si accorge sempre tardi
Delle cose andate via
Delle favole da grandi
Senti sempre nostalgia
Ma adesso lo so, adesso lo so
Che a volte quello che senti
Per qualcuno è chiaro solamente
Quando poi lo perdi

Diamanti, distanti
Negli occhi che ho davanti
Confusi, distratti
Che quasi non riconosco più

Distanti, lontani
Ci legano le mani
Ma trattenerli a noi non si può

Ci si perde prima o poi
Cercando quello che non c’è
E anche questa volta
Lasci indietro una parte di te
E adesso lo so, sì adesso lo so
Ora che è gia troppo tardi
Diamanti, distanti
Negli occhi che ho davanti
Confusi, distratti
Che quasi non riconosco più

Distanti, lontani
Ci legano le mani
Ma trattenerli a noi non si può

Non ci è dato mai di riprendere
Le stagioni del passato
Non puoi riaverle indietro
Neanche se tu lo vuoi
Trattenerle a noi non si può

Diamanti, distanti
Negli occhi che ho davanti
Confusi, distratti
Che quasi non riconosco più

Distanti, lontani
Ci legano le mani
Ma trattenerli a noi non si può
Trattenerli a noi non si può

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Michele Bravi, Diamanti: video

Michele affida la regia di questo video a Trilathera, duo con cui ha già collaborato, in precedenza, per la realizzazione del videoclip de “Il Diario degli Errori”, le cui views, su YouTube, hanno superato i 26 milioni e di “Solo per un po’”. Il videoclip racconta il turbamento di vivere, la parentesi temporale durante cui due individui legano le proprie esistenze in modo assoluto e indissolubile, partendo dai luoghi comuni della relazione a due e della passionalità che ne consegue. Il risultato è l’estrema possessività di lui che cerca disperatamente di “ricreare” l’altra persona e custodirla nelle teche più nascoste dell’anima, tra inquietudine e morbosità, dopo un addio melodrammatico affidato ad una lettera abbandonata sul letto.

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