Francesco Baccini, lettera aperta: “Sfacelo musicale, il pubblico ascolta passivamente tutta la mer*a”

Francesco Baccini dedica una lettera aperta al sistema musicale italiano: eccola.

“Sono incazzato? Abbastanza”. Francesco Baccini sembra davvero deluso dal sistema musicale italiano. Così tanto che ha deciso di scrivere una lettera aperta, pubblicata poche ore fa su Facebook: i toni sono abbastanza aspri. “Questa lettera la scrivo anche e soprattutto per i tanti ragazzi che veramente hanno talento e non sanno dove sbattere la testa. La vita è fatta di esempi e di ideali da inseguire se no diventa solo un’inutile sala d’attesa. E ricordatevi che per essere veramente artisti bisogna essere inimitabili e non dei cloni di qualcun altro”, scrive.

Il cantautore ligure ce l’ha un po’ con il sistema in generale e riserva parole di delusione nei confronti di (in ordine): addetti ai lavori “che hanno distrutto tutto”, “popolazione passiva”, “web-idioti”, network radiofonici e infine “colleghi-schiavi”. Prima dela lettera completa, urge annunciare che a breve Baccini pubblicherà un nuovo album: “In questo paese a scatafascio avevo deciso di non pubblicare più album, fatica sprecata l’ultimo di inediti è del 2008. Ma per colpa di Sergio Caputo tra poco uscirà un album di inediti fatto insieme. Sarà un album di swing, blues, rock’n’roll con dentro molta ironia e spessore musicale”.

Francesco Baccini contro “il sistema”: lettera aperta

“Nel Paese delle lagne e dei belli fighi la musica ormai non è nemmeno più un vago ricordo… Questo grazie agli ‘addetti ai lavori’ che per guadagnare con la mediocrità hanno distrutto tutto e ad una popolazione passiva che accetta ormai qualsiasi cosa. Sono incazzato? Abbastanza… Come tutti quelli che hanno ancora un cervello funzionante e vedono lo sfacelo. La mia non è una categoria perché ognuno pensa al proprio giardinetto, ma ormai non c’è nemmeno più la finestra. Se io domani aprissi uno studio dentistico l’ordine dei dentisti mi farebbe chiudere in dieci secondi. Nel nostro settore invece chiunque può fare un cd (ormai non si fanno più nemmeno quelli, si pubblica in rete) e nessuno può dire nulla, anzi se dici qualcosa la risposta del pubblico (ormai col senso critico di un paracarro) è ‘rosicone’.

Ma rosicone de che? Io non vorrei essere nessun altro che me. Magari ascoltassi giovani musicisti con qualcosa da dire veramente. Quelli che ho scovato per la maggior parte se ne sono andati dall’Italia e altri vorrebbero avere il coraggio di farlo. Vorrei semplicemente vivere in un Paese dove esistesse una legge sul conflitto di interessi, dove la politica non entrasse ovunque, dove per fare le cose le devi saper fare e non dover pensare di fare il ruffiano col finto potente di turno. Insomma un paese non all’italiana. Ora ci saranno gli web idioti che diranno ‘e allora vattene…’. Certo, alla fine è e sarà l’unica soluzione, ma francamente mi gira il cazzo al pensiero che in realtà dovrebbero essere loro ad andarsene.

Nella musica ben poca gente sa come funzionano i network radiofonici ad esempio. Tutto quello che passa lì… passa solo perché paga, non certo per la qualità della proposta musicale. Le modalità di pagamento vanno dalla cessione delle edizioni al cash e addirittura casi di cessione dei propri diritti d’autore. Roba che ‘la mafia è uno scherzo’. Oggi un nuovo Dalla o un nuovo Battisti o De Andrè o Tenco non avrebbero nessuna possibilità. E voi (pubblico) continuate ad ascoltare passivamente tutta la merda che vi viene propinata quotidianamente, anzi la trovate anche buona. È la legge della pubblicità a furia di martellare quotidianamente alla fine qualsiasi cosa diventa familiare.

Ai miei colleghi invece dico smettetela di far gli schiavi: uscite dal tunnel, non comportatevi bene tanto non serve a nulla. Il network di turno non vi passerà mai un brano se non pagate. Conosco tanti che ancora si illudono che magari ‘questa volta il brano piacerà alle radio’. SVEGLIA. Alle radio piacciono solo i soldi. STOP. Io ho 56 anni , 14 album alle spalle centinaia e centinaia di concerti e più di 2 milioni di dischi venduti, quindi sono uno fortunato anche perché ho iniziato in un periodo storico dove ancora non esistevano i parametri di oggi”.

Che ne pensate?