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David Brent, Life On The Road: una rece-riflessione sul film

David Brent lascia il lavoro e investe tutto per organizzare un tour e farsi conoscere come cantante. Andrà tutto malissimo, ma lui mantiene la sua illusione di potercela fare. Come Jason Newsted, forse…

pubblicato 13 Aprile 2017 aggiornato 28 Agosto 2020 07:19

David Brent ha da poco superato i 50 anni, lavora come commesso viaggiatore (ma condivide anche un ufficio con altri colleghi), e da sempre si considera un grandissimo musicista.
David Brent ha messo da parte un po’ di soldi, guadagnati quando era la star del documentario/reality “The Office”, trasmesso dalla BBC Inglese, e ha deciso di investirli per mettere in piedi un tour con la sua band (i Foregon Conclusion), con una lineup tutta nuova fatta da turnisti, perchè la prima lineup era finita in modo tragicomico (il bassista donnaiolo, ad esempio, è in carcere per molestie sessuali sulle presunte groupie).

David Brent, nella realtà, è l’attore Ricky Gervais, che riprende il ruolo che l’ha reso famoso nella serie tv The Office, 14 anni dopo aver chiuso la serie. Ma questo film (qui vedete il trailer) ci permette di ritrovare Brent, l’ex capo ufficio che si crede spiritoso e amato da tutti, ancora illuso di essere un “pezzo grosso” nel suo campo, e convinto che il suo carisma come frontman gli permetterà di ottenere un contratto discografico.
Assolda quindi i turnisti, pianifica il tour (10 concerti in tre settimane, e tutti in un’area vicina a casa), prenota gli hotel (anche se per molte date converrebbe tornare a casa a dormire), noleggia un tourbus (sul quale però non c’è posto per lui, che deve seguire la band in macchina). Tutto a sue spese, utilizzando i vari fondi pensione e gli spiccioli che gli erano rimasti.

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Le cose vanno male immediatamente: la band lo odia, lui non può salire sul tourbus, la prima data del tour è di Lunedì e non c’è nessuno, e durante gli altri concerti ci sono pochissime persone. D’altronde la band è sconosciuta, anche se sta facendo le cose in grande. Il budget si gonfia, si assume una PR (che gli permette di suonare in una festa universitaria chiamata “La musica di m3rda”), non ci sono groupies per David (ma per la band sì)… è una tragedia annunciata, ma Brent tira dritto con ottimismo (calante) fra tutte le vicissitudini.
E’ un film inglese, non è detto che ci sia un lieto fine, mentre Brent dà fuoco ai suoi risparmi (e si è pure mezzo licenziato dal lavoro per seguire la sua carriera musicale). Se conoscete Gervais, saprete che il lieto fine non gli interessa. Se avete ancora il cuore spezzato da Extras, sapete bene a cosa mi riferisco. Il suo humor inglese è nerissimo. Sì, si ride in Life On The Road (il titolo del film si riferisce alla “esigenza di David Brent di vivere sempre on the road”, si sente un predestinato), si ride soprattutto per le canzoni terribilmente scorrette scritte da Brent e suonate a malincuore dalla band, che fa tutto solo per soldi.
Si ride perchè, in certe situazioni veramente terribili, si ride per non piangere. Si tifa per Brent, anche se è evidentemente uno st0nzo illuso. Ma è così str0nzo e così illuso che vuoi tifare per lui, alla fine. E alla fine, qualcuno per lui tifa.

Ora, mentre guardavo il film, soprattutto verso la fine, quando si fanno i conti e Brent dice di aver speso oltre 20,000 sterline per questo tour, che è stato un disastro finanziario nonostante avesse già messo in preventivo di perdere soldi (“Se ogni sera avessimo fatto il soldout avrei perso solo 8,000 sterline, e questo mi andava bene, perchè era un tour promozionale per farci conoscere e attirare le case discografiche”), mi sono venute in mente le parole recentissime di Jason Newsted, ex bassista dei Metallica che a 50 anni esatti ha deciso di mettere insieme la band “Newsted”, facendo da songwriter, cantante, bassista, manager e produttore. Dice di averci rimesso 100,000 dollari e quindi di aver abbandonato il progetto.
Ecco, se Newsted non fosse l’ex bassista (milionario, si suppone) dei Metallica, se Newsted avesse dovuto cercarsi un lavoro in ufficio ma avesse mantenuto il desiderio di tornare on the road… forse sarebbe finito come David Brent. O forse, al netto dei soldi che Newsted poteva permettersi di perdere, forse è finito proprio come David. Si spera solo che i musicisti che aveva assoldato per la band, tutti rispettati e rispettabili (a partire da Mike Mushok degli Staind), abbiano voluto condividere il camerino con lui, e che non abbiano preteso soldi per uscire a bere insieme dopo il concerto.

Il film è consigliato, per chi vuole una secchiata di realtà su come dev’essere decidere di seguire i propri sogni musicali a 50 anni. Si ride, ma spesso ci si amareggia. E alla fin fine, chi non ha un collega come David Brent? Chi non conosce band che praticano il pay-to-play convinte di farsi conoscere? O… chi non ha mai sognato di fare come lui, lanciandosi a capofitto in un sogno? State attenti però allo scontro con la realtà…
Il film è stato tradotto anche in Italiano, è uscito qualche mese fa, e dovrebbe essere disponibile anche su Netflix.