lowlow, Redenzione: il primo disco del rapper su Sugar

Forte dei 12 milioni di visualizzazioni ed il disco d’oro per Ulisse, il primo singolo, esce il primo disco disco ufficiale di lowlow

Anticipato sul web da 12 milioni di views per il primo singolo “Ulisse”, è uscito il 13 gennaio “Redenzione”, l’album d’esordio di lowlow, il primo rapper a entrare nel roster Sugar.

“Redenzione” è un album che arriva dopo i successi di lowlow con Honiro Label e la partecipazione, insieme a tutti i pesi massimi della scena italiana, alla colonna sonora del film “Zeta” di Cosimo Alemà, con il pezzo “La solitudine del numero 1”. In “Redenzione”, grazie alle produzioni musicali firmate da Fausto Cogliati, rispetto a questa prima parte della sua carriera, c’è un netto salto di qualità nella scrittura: lowlow parla alla sua generazione, a cui dà voce, ma si fa capire bene anche dai più grandi, caratteristica non così scontata per un rapper. L’unico featuring di “Redenzione” è quello di Marianne Mirage, ulteriore tratto che distingue lowlow dai cliché dei rapper, che spesso ospitano varie voci nei lori dischi.

Contemporaneamente all’uscita del disco, è stato anche pubblicato il secondo video estratto da Redenzione: si tratta di Il Sentiero Dei Nidi Di Ragno, un inno generazionale ispirato da Italo Calvino. Il video costituisce un prequel per quello visto per Ulisse, il primo singolo dell’album pubblicato qualche settimana fa.

Questa la tracklist di Redenzione:

01. Arirang
02. Ulisse
03. Giulio Elia
04. Il Sentiero Dei Nidi Di Ragno
05. Ziggy
06. Io Ti Ammazzerei – Feat. Marianne Mirage
07. Canto V
08. Bravo
09. Niente Di Più Stupido Di Sognare
10. Borderline
11. Redenzione

Romano, classe 1993, vero nome Giulio Elia Sabatello, lowlow è cresciuto con i miti di Eminem e Muhammad Alì e ha esordito a soli 13 anni sulla scena romana distinguendosi nelle gare di freestyle con quelle che ancora oggi sono le sue caratteristiche principali: un flow fuori dal comune, testi forti e mai banali, immagini cinematografiche e d’enorme impatto emotivo.

Da sempre i testi di lowlow e il suo stile sono un modo per liberarsi di una sorta di violenza che può prendere la forma di rabbia, provocazione, affronto, esaltazione, spocchia, odio, a seconda dell’esigenza. Ma non solo, perché tutte queste tinte forti creano un dualismo con altri due aspetti fondamentali di lowlow: da una parte lo spaesamento, l’inquietudine, l’angoscia e quindi la fragilità della sua generazione e, dall’altra, una serie di riferimenti culturali trasversali e non proprio comuni per un ventenne – per giunta rapper – capaci di lasciare un segno nell’ascoltatore per il cortocircuito che creano con gli stereotipi.

lowlow porta il linguaggio del rap su un altro livello in cui la schiettezza non si affida semplicemente al gergo ma rimpasta riferimenti “alti” e “bassi” di un bagaglio culturale composito come può esserlo quello di un ragazzo cresciuto negli anni duemila. Così Shakespeare, Dante o Italo Calvino si ritrovano in storytelling animati da malessere e desideri della Generazione Y, tra selfie ritoccati, pastiglie, Xanax, tentativi di suicidio o rapine, ma anche vizi, sballi, modelli “swag” e citazioni di Rick Owens.

I Video di Soundsblog