Eugenio Finardi – 40 anni di musica ribelle: conferenza stampa in diretta

40 anni di musica ribelle, il nuovo progetto di Eugenio Finardi: conferenza stampa in diretta.

  • 11.51

    Inizia la conferenza stampa.

  • 11.53

    “60 è l’età in cui dobbiamo realizzare i sogni. Spesso i sogni consistono nel riorganizzare il passato. E’ anche l’età in cui succedono dei miracoli, uno di questi è avvenuto l’anno scorso: mi sono reso conto che erano 40 anni dal mio primo album per la Crams. Me ne sono reso conto troppo tardi per organizzare qualcosa. Ad un certo punto, credo gennaio 2016, sono arrivati da Vicenza due pacchi. Nel primo c’erano bollette ed alcune fotografie dall’archivio fotografico della Crams. Nel secondo c’ho trovato i nastri multritraccia originali dei miei dischi. Quei nastri non sono semplicemente delle registrazioni ma una macchina del tempo che mi riporta indietro di quaranta anni”.

  • 11.56

    “Sono una macchina del tempo, dunque. Mi riporta a quei giorni fantastici in sala d’incisione in cui un gruppo giovanissimo di ragazzi – alcuni avevano 16 anni, Lucio Fabbri non ne aveva neanche 20, io ne avevo 23 – incoscienti, arroganti ed ingenui in maniera spocchiosa ha inventato un modo di fare rock in Italia”.

  • 11.58

    “La Cramps era una straordinaria fucina creativa ma aveva un solo difetto: non pagava. Io mi ero stufato di fare dischi e non vedere una lira, dunque passai alla Poligram e alla fine mi sono trovato Universal dove casualmente è uscito il mio ultimo disco, due o tre anni fa”.

  • 11.59

    “Sono stati ritrovati anche i master originali dei miei primi cinque dischi. Ad un certo punto abbiamo iniziato a sognare attorno a questo materiale. Anzitutto bisognava renderlo utilizzabile e ‘cuocerlo’ per 72 ore in un forno apposito. Lo abbiamo digitalizzato uon la tecnologia attuale, in modo da non consumare l’originale, e ne è venuta fuori una cosa straordinaria: non è venuta fuori una versione grezza, sembrava che fosse già mixato. Era tutto perfetto. Da lì sono cominciati i ricordi. Mi sono reso conto che quei dischi non erano un trucco della produzione, erano registrati così perché erano suonati così. Eravamo un collettivo, li suonavamo guardandoci. Non c’era l’arrangiatore. Oggi sarebbe impensabile”.

  • 12.02

    “‘Cosa possiamo fare con queste tracce?’, ci siamo chiesti. Era passato troppo tempo, rendere quei dischi attuali li avrebbe sviliti. Abbiamo pensato di darli a dei deejay per remixarli… Invece alla fine ci siamo resi conto che c’era una qualità sonora. E, nonostante i vinili di allora fossero molto belli e caldi, si erano persi alcuni dettagli che c’erano nei master originali. Dunque abbiamo pensato ad un’attività di recupero. Clcuni di quei pezzi sono ancora attuali e non hanno perso la loro rilevanza. Canzoni come ‘La paura del domani’ oggi hanno ancora più valore”.

  • 12.05

    “I nostri figli nascono con l’angoscia del futuro, noi avevamo un futuro infinito davanti a noi. Forse è per questo che la musica di allora è ancora presente”.

  • 12.06

    “Abbiamo rimasterizzato per cd e una per i vinili. Ma poi rimaneva il problema di cosa fare con quei nastri, la vera scoperta di questo lavoro. Ad un certo punto ho avuto una pensata: questo sono il mio tesoro, sono i miei gioielli di famiglia e riaprirli è stata una gioia infinita. Ho scoperto cose che avevo rimosso, che allora sembravano normali ma che erano invece intuizioni straordinarie. Ecco la pensata, un dvd: aprendo il disco, vi si aprirà una pagina tipo browser che vi porterà nella sala d’incisione. Vedrete quello che abbiamo recuperato dal nastro originale”.

  • 12.10

    “Mi sono reso conto che quello che avevamo fatto allora e quello che crea l’unicità di quel lavoro, non è la traduzione di un rock inglese o americano. Avevo ben chiaro cosa fosse il rock, sono mezzo americano. Invece volevo fare un rock italiano con le nostre radici. C’era una scelta, ideale, di fare una musica italiana. Non è radicato nel blues ma in Vivaldi. Non volevo fare successo ma volevo dare il mio contributo alla musica”.

  • 12.15

    “Cosa siamo noi per gli stranieri? Pizza, mafia e mandolino. La pizza è difficile da mettere in un brano, la mafia è meglio se resta fuori… ma c’è il mandolino. La musica ribelle non ha una chitarra elettrica, il pezzo più rock inciso in Italia non ha la chitarra elettrica ma il mandolino… e il muflone sardo. Dovevamo fare la rivoluzione, c’era grinta”.

  • 12.19

    Al fianco dei dischi e del dvd, c’è anche un libretto: “Noi stiamo lavorando a questo progetto da maggio, il lavoro grafico è stato incredibile. I master dei dischi esistono ancora, ma quelli delle copertine erano andate perse. Ognuna delle copertine viene dalla scannerizzazzione di almeno cinque dischi dell’epoca, poi corrette. Perfino le costine interne dei vinili sono state riprodotte come allora. Insomma, abbiamo riprodotto tutto come gli originali. Cambia solo la carta, oggi migliore rispetto ad allora”.

  • 12.23

    “C’è anche un libretto di fotografie, alcune hanno i segni del tempo”.

  • 12.25

    “Non gettate alcun oggetto dai finestrini fu anche censurato dalla Rai, servì a fargli pubblicità”.

  • 12.32

    “Ho l’età sufficiente per fare dei bilanci. La mia carriera è stata un lungo diario, una vita da sognatore in cui ho avuto la caratteristica di raccontare tutto: i miei amori, i figli, le passioni politiche, ma anche la scienza. In questi cinque dischi c’è il passaggio tra il periodo utopico, finito nel ’76, ma anche l’arrivo del riflusso. Allora, quando avevo fumato una canna di troppo, mi veniva il riflusso e l’ho messo nella canzone Cuba: quattro mesi dopo uscì la copertina di Panorama, ‘è arrivato il riflusso’. Ho battezzato una pagina della storia”.

  • 12.34

    “Quello che vi sto dicendo non è presunzione. Non l’ho fatta io quella roba, l’ha fatta quel ragazzo ingenuo, goffo, arrogante, stupido”.

  • 12.36

    “Quarantanni di Musica Ribelle significa di quaranta anni di un atteggiamento di fare musica”.

  • 12.40

    Il 4 novembre Finardi farà un concerto al Teatro dal Verme di Milano. “Ci saranno quasi tutti i musicisti originali, mancano solo Camerini, Cerri e pochi altri. Al loro posto, fra gli altri, Faso. E’ stato come rincontrare alcuni amici dopo vent’anni e ricominciare la conversazione do dove era terminata. Sono fiero di aver dato sempre la massima libertà ai musicisti”.

  • 12.45

    Non verrà realizzato un disco dal concerto: “Non si vendono abbastanza dischi per giustificare l’investimento”.

  • 12.45

    Ci saranno inediti in futuro? “Fibrillante è venuto così bene che sarà un casino ripeterlo”.

  • 12.50

    Domanda di Fegiz. “Anche io sto scrivendo un’autobiografia che uscirà a breve”.

  • 12.55

    “Io penso che la mia generazione abbia vinto, nel bene e nel male. Se le donne sono quello che sono oggi, se i giovani o gli studenti sono quelli di oggi, tutti i diritti… è merito del ventennio iniziato con Martin Luter King e le lotte per il colonialismo. E’ seguito un trentacinquennio liberista. Questa non è un’operazione di nostalgia ma di propaganda perché quei brani li ritengo fin troppo attuali. Sono brani ancora militanti ed io stesso sono ancora militante”.

  • 13.02

    “Non ho pezzi nel cassetto”.

  • 13.03

    La conferenza è finta.

Questa mattina, presso il CPM Music Institute di Milano, viene presentato alla stampa 40 anni di musica ribelle, nuovo progetto discografico e multimediale di Eugenio Finardi, nato dal ritrovamento dei nastri originali degli storici album Cramps usciti tra il 1975 e il 1979. Il cofanetto, in uscita il 28 ottobre per Universal Music, viene proposto in due edizioni, CD e LP, e si pregia di un ricco libro che racconta ciò che quegli anni e quei dischi sono stati per la musica italiana con le parole di chi, vicino ad Eugenio, ne fu artefice e testimone.

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