Popstar, Never Stop Never Stopping: la recensione del documentario

Scopri i segreti della popstar che ha influenzato Mariah Carey, Pharrell Williams, Ringo Starr, RZA, 50 Cent e tanti altri, nell’imperdibile documentario.

Nel 2015 al regista di videoclip Akiva Schaffer fu offerto un lavoro irripetibile: documentare i giorni precedenti il lancio del secondo disco di Conner4Real, un disco attesissimo sia nell’ambiente pop che in quello hip-hop. Conner, infatti, prima di lanciare la sua carriera solista con il disco Thriller, Also, aveva fatto parte della hip-hop-boy-band The Style Boyz con i suoi amici d’infanzia Lawrence (lo scrittore dei testi) e Owen (il beatmaker). Quanlo Lawrence lasciò il gruppo per dedicarsi all’allevamento di capre e l’intaglio di legno, Conner andò avanti come solista, e assieme ad Owen si rilanciò come Conner4Real, influenzando tantissima della musica pop contemporanea. Nel documentario ci sono le testimonianze di Mariah Carey, Pharrell Williams, Ringo Starr, RZA, 50 Cent, tutti in adorazione di Conner. I giorni prima del lancio di Connquest sono frenetici, con il controllo degli oltre cento produttori per le dodici tracce (escludendo totalmente Owen dal processo di scrittura), la chiusura del contratto di sponsorizzazione di una ditta di elettrodomestici (“Oggi se non ti vendi fai brutta figura, perchè la gente pensa che non vali abbastanza da svenderti!”) che garantisce che Connquest sarà suonata ogni volta che verrò aperto un frigorifero ed un forno. Conosciamo anche lo staff di Conner: assistente personale, coordinatore feste, personal trainer, coach di basket, esperto di sopracciglia, acquisitore di scarpe, due reggiombrello, un rollaspinelli, un reggispinelli, un colpiscipalle che gli ricorda da dove viene, un alteratore di prospettiva (un tizio più basso di Conner che gli sta accanto nelle foto in pubblico, per far sembrare che il cantante sia molto alto), e via così. Purtroppo le cose per il disco vanno male, e Conner finisce in una spirale di pessima pubblicità: firma un pene anzichè delle tette, si dà ai trucchi di magia per tenere vivo lo spettacolo (finchè un trucco finisce tragicamente e lo fa sembrare privo di genitali), costringe Owen a indossare un casco (pessima scelta, osannata solo dal manager degli One Direction, che intervistato dice che se avesse avuto lui quell’idea, Zayn non avrebbe mai lasciato il gruppo).
Sapete dove si va a parare: una reunion è possibile?

Forse quel che non sapete, ma che spero abbiate intuito, è che questo documentario è in realtà un mockumentary, un FINTO documentario, girato con massima serietà e con personaggi veri ma su un soggetto inventato. La vita di Conner è grottesca. Eppure così reale.
Il regista fa parte dei The Lonely Island, gruppo di attori che in America spadroneggia al Saturday Nigh Live, e nel teleflm Brooklyn Nine-Nine. Hanno diretto video estremi (Dick In The Box, Like A Boss) e sembra si siano fatti amici ovunque: insomma, far partecipare ad un mockumentary membri del Wu Tang Clan che dicono di essere fan di una canzone assurda è un conto, ma avere come guest Pink in una canzone contro(o contro il contro) l’omofobia, Seal che canta una serenata, Michael Bolton che chiude il film e Ringo Starr che benedice il tutto, è un’altra cosa.

Il film in Italia è appena uscito, direttamente in dvd e digitale: se vi piace ridere, guardatelo subito. Se vi piace la musica, fatevi due risate. E magari qualche brivido, pensando a quanto alla fin fine molte cose non siano COSI’ assurde… soprattutto se avete visto altri documentari musicali “seri” su Popstar come gli 1 Direction.
Chiudiamo con una citazione dal management di Conner: “Lavoro per fare in modo che la gente si dimentichi che Conner è un cantante, perchè diventi qualcosa come l’acqua o l’aria – qualcosa di fondamentale, sempre presente nella vita delle persone”. E’ così assurda, in questo mondo di yes-men?

Cliccando qui trovate il trailer del film (in inglese, ma il film è ora tradotto in italiano), mentre cliccando qui potete vedere il video di Equal Rights featuring Pink.

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