Salvo Castagna a Blogo: “Ma quale autobuy? Ho regalato 8mila brani, come gli U2. Tenterò Sanremo fra i Big”

Le vicende giudiziarie, lo sbarco in musica, il nuovo singolo, le strategie di marketing (autobuy?) – Intervista a Salvo Castagna.

Autobuy o non autobuy: questo è il dilemma. L’imprenditore-cantante Salvo Castagna, primo su iTunes da due settimane con il singolo Vivimi semplicemente, ne parla con serenità, come se non avesse davvero niente da nascondere. “Dovrei informarmi meglio sull’autobuy, non so come funziona… magari lo faccio davvero per il prossimo singolo”, smorza i toni con ironia. “La curiosità ci sta. Ho sentito parlare di qualsiasi cosa ma nessuno si è soffermato sul brano: è bello? E’ brutto? Zero. Ho letto solo dietrologie sul perché sta in classifica”.

Andiamo con ordine. Chi è Salvo Castagna?

“Salvo Castagna non è un fenomeno né qualcuno di misterioso. Mi reputo, anzi, un cantante modesto e banale, niente di particolare”.

Debutti in musica nel 2013, parallelamente all’attività imprenditoriale. Perché?

“Come si sa dalle cronache, lavoravo in una società che ha avuto un percorso particolare. La burocrazia italiana funziona così: siamo tutti indagati… poi dopo due anni la Cassazione si rende conto che non è affatto vero quello che ha accertato la guardia di finanza – le tasse ed i contributi erano stati ben pagati – e finisce tutto. Quindi ho incontrato Paolo Vallesi ad Agrigento, dove mi esibivo con la mia band facendo dei tributi”.

E così è nato il tuo primo singolo.

Due bandiere al vento, scritto e prodotto da Paolo Vallesi con Stefano Zarfati”.

Anche Fiorello si è accorto di te.

“La mia società era in campagna pubblicitaria durante quel periodo, ho chiesto un cambio merci alla Rai ed è passato lo spot durante l’intervallo della partita Italia – Repubblica Ceca. L’orario non era neppure quello programmato, doveva essere trasmesso in un orario minore. Casualmente è finito lì, è stata una grande fortuna”.

200mila euro d’investimento.

“Ma quando mai? No, assolutamente”.

Lo dichiarasti in un’intervista.

“Erano battute. Il passaggio sarà costato 15 o 30mila euro perché, appunto, era previsto per un’altra fascia oraria”.

Sei diventato “lo sconosciuto più famoso d’Italia”.

“E’ una definizione del giornalista Paolo Giordano de Il Giornale. Poi me lo hanno appioppato un po’ tutti, da Fiorello a Rtl”.

Ti dà fastidio questo appellativo?

“Non me ne frega, in fin dei conti sono davvero uno sconosciuto”.

E ora sei tornato con Vivimi Semplicemente.

“Il singolo è uscito a gennaio con l’album, il lancio promozionale risale alle ultime settimane. A me il brano piace tanto, lo trovo molto bello. E per lanciarlo abbiamo deciso di fare una campagna, buttata lì”.

Niente autobuy, dunque?

“Abbiamo fatto una campagna inviando il brano a circa 50mila email e regalandolo a circa 7-8mila persone. E’ difficile oggi far ascoltare un pezzo di un emergente e questa è stata la nostra strategia di marketing. L’obiettivo non era vendere il brano ma farlo conoscere e creare curiosità. Lo hanno fatto anche gli U2, regalandolo a tutto il mondo. Io l’ho fatto in maniera più ristretta. Ma sai qual è il problema?”.

Quale?

“La musica non si vende più. Non è così difficile arrivare ai primi posti della classifica. Bastano 400-500 download e sei primo su iTunes”.

Quanto hai speso per questa ‘campagna di marketing’?

“Il budget non era così eccessivo. Fra tutti questi regali, qualche acquisto c’è pure stato. Le vendite effettive delle ultime 48 ore sono state 400. Non parliamo di cifre megagalattiche”.

La Fimi sta indagando sulle tue posizioni in classifica.

“Se il lavoro della Fimi è indagare sul primo posto di una persona che ha regalato dei brani, perché no? Non è un problema. Però dovrebbero indagare anche su altri, non solo su di me. Dovremmo capire tante tecniche usate da cantanti anche più importanti di me”.

Tipo?

“Casualmente Benji e Fede sono stati primi su Spotify fino a venerdì scorso con 85mila streaming al giorno. Dici, ‘vabbè è gratis’ e mi sta pure bene. Finisce la settimana del calcolo per la classifica Fimi – da venerdì a venerdì – e scompaiono, ora sono 85esimi in classifica. Su iTunes non sono neppure entrati in top ten. Dovremmo farci domande anche su loro. E’ un caso strano”.

La tua etichetta, Smart Record, mette a disposizione “pacchetti” per salire su Spotify o iTunes.

“C’è stata un po’ di confusione. Le edizioni dell’etichetta sono una cosa ed i servizi di marketing sono un’altra. C’è da dire che loro fanno streaming su Spotify ma io non esisto su Spotify”.

Sei prodotto da loro?

“No, mi sono prodotto da solo. Smart Records mi ha solo distribuito il singolo”.

Autobuy o non autobuy, sei riuscito a creare curiosità attorno al tuo nome. Ne è valsa la pena?

“Questa campagna mi ha aiutato. La gente ha cominciato a scrivermi sui social, arrivano i primi complimenti. Fa piacere leggerli e fa piacere ascoltarsi su Rtl nel momento della classifica. E’ stato un modo per far ascoltare la propria musica a più persone possibili, ma non cambia la vita”.

Com’è essere emergenti oggi?

“Non è una bella cosa. La musica è molto difficile. Se non sei figlio o fratello di qualcuno, è complicato ottenere spazi. Un emergente cosa può fare? O si aiuta da solo, se ne ha le possibilità. O fa azioni di marketing su Facebook o altrove, sempre e solo se il brano merita”.

Sei contro i talent?

“Non ho mai partecipato. Nel 2013 volevo fare The Voice ma Paolo (Vallesi, ndr) me lo sconsigliò vivamente”.

So che sei in studio per nuovi progetti.

“A breve uscirà un nuovo singolo che anticiperà il mio secondo album. E sto lavorando ad un brano per Sanremo”.

Regalerai pure le copie del nuovo singolo? Ti ritroveremo primo in classifica?

“Probabilmente sì, lo deciderò più avanti. Non mi interessa guadagnare con la musica, è fatta per essere ascoltata”.

Le iscrizioni per Sanremo Giovani sono chiuse dal 7 ottobre. Cerchi un posto fra i Big?

“Io sono adulto, ho più di 35 anni… pertanto non posso partecipare fra i giovanissimi. Tenterò fra i Big, senza troppe aspettative. Non voglio essere presuntuoso, ma il brano è con i controcaz*i. E’ un pop leggero, come la musica italiana di una volta, con un testo maturo”.

Quali sono le tue ambizioni?

“Mi piace fare musica, continuerò a suonare e produrre giovani talenti”.

Le tue vicende legali sono chiuse?

“Fortunatamente è tutto risolto. A prescindere da questo, non ho più la voglia di fare l’imprenditore. Il danno non l’hanno fatto a me, pur avendo attaccato più la mia persona che l’azienda stessa. Ma il danno vero l’hanno fatto alla gente che lavorava per l’azienda, mandando a casa più di cento famiglie. Lo Stato dovrebbe intervenire”.

Hai qualche rimorso?

“Sì, aver fatto attività in Italia. E aver fatto lavorare gente in un Paese che non te lo permette”.

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