Federico Stragà a Blogo: “L’Astronauta, il plagio, Sanremo, l’accoppiata (forzata) con Anna Tatangelo ed il privilegio che vivevo”

Che fine ha fatto Federico Stragà? Il cantante di Belluno lavora ad un nuovo album. Si racconta a Blogo – Intervista.

Tre album (o “due e mezzo”, come dice lui) in quasi vent’anni di carriera. Federico Stragà, cantante di Belluno con due Sanremo sulle spalle e qualche singolo di successo, è chiuso in studio per preparare il quarto disco di inediti. “Sono più un artista da live, non sono mai stato un autore prolifico. Paradossalmente, lo sono più adesso rispetto a dieci anni fa. Negli ultimi anni mi sono dedicato quasi esclusivamente ai live. Non è uscito più niente di inedito anche perché mi sono avvicinato allo swing, a Frank Sinatra. Un genere che ho vissuto totalmente da interprete. Un mondo nuovo, sconosciuto, che mi ha appassionato e impegnato per un lungo periodo”.

Federico Stragà canta Sinatra: un album ma anche un lunghissimo tour.

“La prima data di questo spettacolo l’ho fatta nel 2002 e tutt’oggi mi capita di portarlo in giro. E’ stato un amore totalizzante. Essendo nato come interprete – seppur suoni strano ai giorni nostri perché, soprattutto fra gli uomini, questa figura è quasi scomparsa – a me interessava cantare e basta. Mi sono innamorato di Frank Sinatra, del mondo che lo ha circondato e di quello che ha rappresentato”.

Questa scelta ti ha allontanato dalle classifiche.

“E’ stato assolutamente così. Ma a me mancava tanto suonare nei club. Durante il periodo degli anni duemila, non so perché, ho fatto pochi live. Mi mancava quella dimensione”.

Non senti la nostalgia dei ‘pezzi da classifica’?

“Forse mi manca più oggi rispetto a qualche anno fa. Perché con grande ritardo mi sono reso del privilegio che stavo vivendo negli anni in cui si sentivano le mie canzoni per radio. Forse me ne accorgo di più proprio grazie ai social. La gente mi scrive su Facebook ‘Ah, sai, mi ricordi quell’anno…’. Ogni volta che mi arrivano messaggi di questo tipo, ritorno indietro con la mente e mi rendo conto che sì, era un bel privilegio”.

Ripercorriamo le tappe della tua carriera. Il debutto a Sanremo, nel 1997, con Siamo noi.

“E’ stato tanto esaltante quanto traumatico. Abitavo a Belluno, suonavo nei locali con il mio gruppo ed ero lontano da tutto. Scioltosi questo gruppo, ho letto su Tv Sorrisi & Canzoni di un concorso legato a Sanremo e all’ultimo momento, pochi giorni prima della chiusura delle iscrizioni, mi sono candidato”.

Lì catturi l’attenzione di Mara Maionchi.

“Mara Maionchi faceva parte della giuria dell’Accademia della Canzone di Sanremo, insieme a Tibaldi ed Alberto Salerno. Sono stati i produttori del mio primo disco. Mara era esattamente quello che si è visto in tv. Era un personaggio che si faceva notare ed era una discografica che aveva avuto a che fare con Battisti e Dè Andre. Mi faceva stare ad un metro da terra”.

Quindi il disco d’esordio.

“Il primo è stato un album che sono stato ‘costretto’ a fare. Mi ero ritrovato la partecipazione a Sanremo fra le mani. Andando lì, era normale correre ai ripari e trovare un numero sufficiente di brani per mettere in piedi un album. E’ stato un momento di esaltazione totale. Dai locali mi ritrovavo in studio di registrazione con dei veri professionisti. E dal cantare le cover di Ron e Jannacci mi ritrovavo sullo stesso palco di Ron e Jannacci. Un sogno. Ma accanto all’esaltazione c’era un grande senso di ansia e responsabilità”.

Sanremo va discretamente bene ma non vinci. Nel 2000 esce L’Astronauta. La tua canzone più famosa.

“Era in mezzo a tanti altri provini e non mi sarei mai immaginato quegli ottimi riscontri. Non me ne rendevo neppure conto. Ascoltavo ogni tanto la radio ma non mi sentivo mai. Gli altri, invece, dicevano di sentirmi dappertutto. Ero entrato in un turbinio di eventi, ero sballottato e sempre impegnato. Mi sono reso conto solo a grande distanza della situazione privilegiata che vivevo”.

Il brano era ‘ispirato’ a Domenica d’Agosto, un brano di Bobby Solo. Un plagio.

“Beh, sì, era un plagio. Non era solo ispirato alla Domenica d’Agosto di Bobby Solo, ma anche ad un tema di un inno calcistico giamaicano. Non ne ho mai parlato tanto perché i miei discografici non volevano. Si era creata una situazione spiacevole e particolare: io non mi aspettavo quel successo, ero il cantante di una canzone/plagio ma non l’autore (era stata scritta da un suo parente, ndr) e non potevo neppure spiegare com’era andata alla gente che cominciava a sottolineare quella somiglianza. Poi con Bobby Solo abbiamo fatto un duetto”.

La vicenda era stata dimenticata anche con un duetto con Franco Battiato.

“E’ stato importante. Battiato ha posto l’attenzione sul testo della canzone. L’Astronauta non era solo un ritornello estivo da cantare, aveva un significato profondo da interpretare”.

Da Franco Battiato ad Anna Tatangelo, Sanremo 2003. “E’ stata un’unione forzata”, hai detto.

“Al tempo né io né lei potevamo dirlo. Nessuno, comunque, ci ha costretti”.

Racconta.

“Io avevo quella canzone, Volere Volare, nel cassetto. Era stata fatta in un determinato modo nella mia versione. Quando l’ha sentita Baudo è rimasto piacevolmente sorpreso e mi ha proposto di partecipare al Festival, cantandola con Anna Tatangelo, cambiando alcune cose del brano. La proposta era molto allettante. Ma se fossi stato coerente con quel che pensavo all’epoca, avrei dovuto rifiutare. Non per Anna Tatangelo per come era stata confezionata la cosa”.

E perché hai accettato?

“Era allettante tornare a Sanremo. All’inizio del 2001 davano per scontata la mia partecipazione, in realtà non mi presero. Era stata una bella delusione. L’anno successivo uguale. Quindi per me rappresentava una bella opportunità”.

Mi pare di capire, comunque, che con la Tatangelo non c’era intesa.

“Non ci siamo praticamente più sentiti. Sai, io avevo 32 anni e lei 16. Abbiamo fatto entrambi un’esperienza confezionata con lo sputo, come si dice, sotto tanti aspetti e non indispensabile per il mondo della musica. Ce ne siamo resi conti entrambi, ma non era colpa di nessuno dei due”.

Sanremo 2003 è l’occasione per pubblicare un nuovo album, Giorni.

“E’ stata la mia prima raccolta, mi imbarazzava molto. Andando a Sanremo, dovevo uscire con un album. Il mio discografico di allora mi fece uscire con disco che raccoglieva alcuni brani di successo dei precedenti album ed un paio di inediti. Ero sulle scena da pochi anni e già mi facevano fare una raccolta…”.

Ci torneresti a Sanremo?

“Magari. Sanremo rimane un’opportunità importante per far ascoltare il proprio progetto. Non c’ho provato molto in questi anni, solo un paio di volte… sembra che le porte non siano così spalancate”.

Ora sei a lavoro per un nuovo album.

“Non c’è ancora una data di uscita. Non so dire con certezza se uscirà entro la fine di quest’anno o verso aprile del prossimo. Ci sto lavorando”.

Cosa hai in mano?

“Sarà il primo album dove compaio come autore, ho scritto praticamente tutti i pezzi. E’ una novità per me. Sarà più mio”.

Com’è Federico Stragà autore?

“C’è una certa eterogeneità con il passato. C’è qualcosa di serioso e qualcosa di più ironico. Sto cercando di comporre una scaletta equilibrata”.

Oggi si fa più difficoltà a farsi notare?

“Me ne sono reso conto lo scorso anno, quando è uscito il mio nuovo singolo (Che cos’è l’arte?, ndr). Mi sono reso conto delle difficoltà obiettive, pare, create anche dalle presenza di queste nuove star uscite dai talent. Pare che lo spazio a disposizione delle radio o di altri circuiti sia sempre più limitato, proprio perché è scontato che venga riservato a questi personaggi”.

Sei contro i talent?

“Non ho mai avuto niente contro i talent. Ho sempre detto di non seguirli molto, ma il fatto di sentire della musica in televisione è positivo. Sono solo obiettivo”.

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