Sentieri indipendenti: il KODE_1 e la club culture a Putignano (BA)

Musica da club in provincia di Bari, scopriamo qualcosa di più sul KODE_1.

In questa seconda metà d’agosto, siamo finiti in Puglia per dare voce a una realtà underground che anima le notti della provincia di Bari. Al KODE_1 si è avvolti da un’atmosfera che può ricordare quella di un club londinese, ma non c’è nessuna grande città attorno a quelle mura, bensì la provincia barese, Putignano.

Abbiamo trovato la club culture in una piccola provincia del sud Italia, e per saperne di più abbiamo fatto due chiacchiere con Vincenzo, a cui dobbiamo tutto ciò che c’è dietro alle serate del KODE_1.

Com’è nato KODE_1? Il vostro è più che un semplice locale, come siete diventati quelli che siete oggi?

Il KODE_1, come club, è nato dopo un anno di organizzazione di eventi in diverse location con cadenza mensile. Non avevo mai lavorato nell’ambito dell’organizzazione di eventi, né come PR né come nessuna figura all’interno di questo mondo. Sono sempre stato quello dall’altra parte della sala, quello che alle serate ci andava da appassionato e spettatore. Una passione per la musica e per la ricerca che coltivo fin dall’infanzia. La prima esperienza di KODE_1 è andata oltre ogni aspettativa, portando nomi del calibro di Jon Hopkins, KODE9, Andy Stott e molti altri giovani talenti stranieri e italiani che ora sono delle assolute conferme del panorama musicale. Ma non è stato facile: sacrifici, investimenti e tanto, tanto stress, lavorativo ed emotivo. Comunque, per quanto bello e appagante sia stato il primo anno, il mio sogno nel cassetto era tutt’altro: portare nel mio territorio, ma sopratutto nel mio paese, quell’idea di club inglese underground che tanto aveva segnato la mia vita. Quei club come il Plastic People, dove 100 / 200 persone sono a contatto diretto con l’artista, che può esprimersi e suonare ciò che vuole, quando vuole. Credo che questa scelta estrema fuori schema e la cura nel dettaglio (nella programmazione artistica e nel design personale del club) abbiano fatto si che il KODE_1 sia, nel suo piccolo, diventato ciò che è oggi a livello nazionale e, a sorpresa, a livello internazionale.

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La vostra proposta artistica apre occhi e orecchie su sonorità e culture underground; molti hanno paragonato l’aria che si respira al KODE_1 a quella di un club londinese. Da cosa siete state ispirati?

Voglio citare la recensione di un ragazzo sul KODE_1: “Il Kode1 è un concetto, non è un semplice locale. La musica che normalmente percorre i territori dell’underground ha finalmente trovato una casa anche in Puglia. È la voglia di intraprendere un nuovo percorso. È la scelta di lasciare libero accesso alla gente, di condividere uno spazio con gente che sa apprezzare e gente che ha voglia di conoscere. È semplicemente un qualcosa di mai visto in Italia, un locale di respiro internazionale”. Come detto prima, era proprio questo il sogno. È sempre stato questo il desiderio, il risultato finale a cui volevo arrivare, e sono contento che la gente l’abbia colto. Ricreare il piccolo club inglese (ma anche estero) e proporre cultura, rivoluzione attraverso musica e arte in uno spazio completamente anomalo per il territorio tanto che, ancora tutt’oggi, molta gente non concepisce l’idea di passare la serata in una “stanza”! Perché è difficile slegarsi dalle abitudini a cui siamo legati. La scelta musicale e la passione per la subculture, hanno portato a una programmazione e a delle scelte, condizionate esclusivamente da gusti personali ricavati da esperienze in giro per il mondo, con tutti i pro e i contro che ne possono derivare. “Club Is Culture” è lo slogan che sbandieriamo da sempre, il “We Don’t Make Music, We Make Noise” che suona come una guerriglia socioculturale, appunto! Essere sempre punk dentro, in ogni cosa. Il vero gap tra la nostra cultura e quella d’oltre manica o oltre confine è che in Italia c’è poca curiosità di massa rispetto a un paese come il Regno Unito, sempre pronto ad accogliere nuove tendenze, gusti e suoni. Credo sia impensabile, in Italia, ricreare qualcosa come il CBGB, il Paradise Garage o il più recente Plastic People. Nulla di offensivo per il popolo Italiano, è la nostra cultura che ci porta a fare altro, le nostre radici son troppo diverse. Noi al KODE_1 portiamo avanti le nostre idee con la stessa passione del primo giorno, da perfetti romantici sognatori.

KODE_1 si fa spazio in un piccolo paese in provincia di Bari, Putignano. Proponendo musica sperimentale, elettronica e una realtà sicuramente più di nicchia, che risposta avete avuto dal pubblico?

Le risposte sono state estreme e opposte. Da un lato c’era gente che non aspettava altro, gente a cui, citando un nostro caro frequentatore del club, “ha dato ossigeno per respirare”. C’è chi ha apprezzato subito il concetto e ne ha colto il valore, seguiti da quelli che, curiosi, pian piano si sono affacciati ad un nuovo mondo, ad un modo diverso di concepire la night life. D’altro canto ci sono poi quelli legati alla radice, irremovibili dall’ordinario. E poi ci sono gli immancabili haters che fanno un discorso a parte, su cui è meglio non spendere neanche una parola!

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Cosa non deve mancare ad un artista, secondo te?

Ad un artista non dovrebbe mancare lo stesso spirito del club. L’umiltà e la curiosità, pensare “out of the box” e portare avanti la propria passione senza nessun compromesso se non quello delle proprie idee, che è ciò che cerco di insegnare ai giovani dj e producer che orbitano intorno al club. Conosco una miriade di dj e musicisti con zero cultura musicale, chiusi nel loro credo e bloccati in esso. Inconcepibile! Io credo che oggi molti provino ad essere musicisti, dj, promoter (ma anche fotografi, pittori, ecc.) spinti solo dalla moda del momento e dal fascino che ne deriva sugli altri. Quelli con passione e talento son davvero pochi.

Quale artista vorresti vedere al KODE_1?

Inizierei dicendo che ci sarebbe una gran lista di generi che vorrei proporre ma che, per problemi “tecnici”, siamo ancora un po’ in difficoltà. Quest’anno sarà la proposta sarà più variegata che mai: cambieremo sound system e perciò proporremo nuove sonorità e mille sorprese. A livello artistico… se mi avessi detto due anni fa che Ben Ufo e KODE9, tra i tanti, sarebbero venuti al KODE_1 a metter dischi per 4 ore per poi dire a mezzo mondo che è uno dei loro club preferiti di sempre, ti avrei consigliato un bravo psichiatra! Ma così è accaduto realmente e ha tutto dell’incredibile, è andato al di là di qualunque immaginazione. Di artisti che vorrei vedere al KODE_1 ce ne sono una miriade, sarebbe impossibile elencarli tutti. Uno su tutti? Four Tet. Chissà…

Nella vostra presentazione avete scritto che “un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande”. Ora che KODE_1 ha preso forma, qual è il vostro sogno?

Il sogno ora è andare avanti, cercando di fare sempre meglio, mettendosi sempre in discussione. Dare al nostro pubblico sempre il massimo e cercare di tenere il KODE_1 in linea con la qualità e le proposte musicali delle grandi metropoli. Continuare a spargere quell’idea, quel sogno e sperare che venga apprezzato. Non dico condiviso perché sarebbe egocentrico pensarlo, ma almeno che non si abbiano preconcetti, che la gente si avvicini, ascolti e viva un’esperienza diversa e poi, solo poi, possa estrapolarne una propria idea. Vorrei crollasse il provincialismo di cui siamo troppo schiavi in Italia. Sì, lo dico, vorrei vedere una rivoluzione socioculturale, come è accaduto in parte in passato e continua ad accadere tutt’oggi in alcuni club. Molti dicono che, nel nostro piccolo, in parte l’abbiamo fatto. A guardarsi intorno forse è vero. Crederlo è pericoloso, ma lasciateci sognare un altro po’.

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