Spice Girls, 20 anni di Wannabe: ricordi sparsi di una generazione che non le ha dimenticate

L’8 luglio 1996 usciva Wannabe delle Spice Girls. E il mondo del pop subì un terremoto con le cinque ragazze speziate pronte a scalare le classifiche. Ed eccoci qua, vent’anni dopo, a ricordare quell’inizio.

Metto già la maschera da subito e faccio coming out: sono un fan delle Spice Girls. Punto. So che qualcuno storcerà il naso e dirà che quelle cinque ragazze non sono VERE cantanti, che la musica è un’altra cosa e via dicendo. E probabilmente ha ragione. Diciamocelo: tranne Melanie C, forse la più dotata vocalmente, le Spice Girls non hanno riempito le pagine dei giornali grazie alla potenza delle loro voci.

E’ altrettanto vero, però che chi non ha vissuto in prima persona il fenomeno delle Spice Girls non potrà forse capire, fino in fondo, il ciclone mediatico del quale furono protagoniste. Io c’ero, ai tempi Ero un ragazzo abbastanza timido, amavo la musica, la televisione, vivevo in una città che era una sorta di ‘set’ della mia vita. Non era una grande metropoli, non era la Milano dove vivo oggi ma, per me, era il mondo. Il mio mondo. YouTube non c’era, Spotify, Mp3 e iTunes erano parole che non avevano alcun senso. Semplicemente non esistevano ancora. E sappiamo oggi quanto siano importanti e fondamentali. La musica la potevi conoscere solo attraverso la radio, i canali musicali, le uscite con gli amici. Quando c’era una canzone che iniziava ad essere trasmessa in radio, ci si armava di tanta pazienza e si stava, spesso, con il dito pronto a premere Rec non appena lo speaker annunciava il titolo del brano che tu volevi registrare. E non immaginate quanti improperi partivano se, all’inizio della canzone, continuavano a parlare sopra. Ti ritrovavi il pezzo che iniziava con la voce del deejay e in sottofondo le note. Ma, in attesa di avere il cd fisico, te la facevi bastare. Ed era oro.

Negli anni in cui iniziava il fenomeno delle Spice Girls, a fare da apripista fu Wannabe. Ai tempi, quella canzone, puro pop, conquistò proprio per essere così orecchiabile, semplice e leggera. Forse era questione di tempistica: era il momento giusto perché venisse rilasciata, il periodo storico necessario. Ma, a dare subito supporto alle potenzialità del pezzo, ci fu il video musicale che accompagnava la canzone. Ed è la quintessenza delle Spice Girls, la loro forza. Spice Girls = ragazze speziate. Il loro motto, quel Girl Power, divenne universale. Sì, era il potere alle donne -letteralmente- ma divenne una sorta di mantra per chi era ragazzo, adolescente o poco più, e si rendeva conto che quello che era il suo mondo (quello citato, di prima) era molto più piccolo e limitato rispetto al VERO mondo là fuori. C’era il desiderio di iniziare un proprio percorso, un proprio viaggio e quelle canzoni, tra ritmo e testi bubblegum, riuscivano a fare da colonna sonora del passaggio tra il mondo giovanile e quello adulto.

Le Spice Girls hanno saputo fare qualcosa di importante e originale: essere fenomeni del pop, conquistare le classifiche e divertire. Erano cinque e ognuna di loro rappresentava un lato caratteriale di una qualsiasi persona. C’era la più “infantile”, ingenua, Emma Bunton (alias Baby Spice), c’è la più sensuale, rotondetta e sfacciata (Ginger, Geri), la più sofisticata, elegante e anche un po’ snob (Posh, Victoria), quella che voleva vestire comoda, maschiaccia, sportiva (Sporty, Melanie C) e quella più aggressiva, panterona (Scary, Melanie B). Tutte loro insieme, però, hanno astutamente conquistato il mondo giovanile (e non solo) senza mai puntare al sess0. Fateci caso.

Oggi i videoclip puntano spesso a quello, alle immagini erotiche, sensuali, alla bomba sexy. Se c’è un modo quasi certo per attirare i riflettori e la stampa su di te, è quello di girare un videoclip “scandalo” (progettato a tavolino), ammiccare a qualche ragazzo a torso nudo (o a qualche ragazza complice), provocare, stupire, osare. Le Spice Girls, invece, sono riuscite a piacere a ragazzi e ragazze senza mai puntare allo scandalo facile. I loro clip erano lontani dall’essere pruriginosi. Non ce n’era bisogno. Loro erano le cinque ragazze che vanno a una festa, si divertono, creano confusione, sovvertono le regole e mandano all’aria i piani. Sono quelle sfacciate e politicamente scorrette ma senza superare il limite. Sono quelle che possono dare, al massimo, vestirsi in maniera decisamente azzardata e trash o dare un pizzicotto al culo a Carlo d’Inghilterra. Il divertimento, il famoso PEPE. Spice. E proprio Wannabe è l’esatta rappresentazione di questo concetto: loro che entrano in un albergo elegante e sconvolgono i presenti, ricchi, chic, inorriditi da queste giovani ragazze che giocano con loro, li deridono senza esagerare e si prendono quello che vogliono. Mordono la vita.

L’effetto Spice è proseguito con una serie di singoli e album di successo (Spice Up your life, Who do you think you are, le ballad con Mama, 2 Become 1 e Viva Forever). Le classifiche le hanno sempre premiate. La critica, anche quella più dura, spesso le trovava simpatiche, gradevole. Sono state un fenomeno di costume e, per chi oggi ha superato i trent’anni (o è vicino alla quella soglia), sono rimaste sempre loro. Festeggiare i vent’anni del loro primo singolo è come celebrare il Wannabe di quello che saremmo voluti diventare, da adulti, nella vita. E a cui oggi, ancora stiamo lavorando(ci).

Le Spice, Wannabe, la reunion è la nostalgia di un passato dal quale non vogliamo staccarci del tutto. E’ quel lato giovane che ancora scalpita e scalcia, sebbene spesso ammaestrato e messo sotto giacche e cravatte. E’ quella voglia -solo per un attimo- di salire su un tavolo e alzare le braccia al cielo, fregandocene di tutto. Quell’aroma speziato che vive, ancora, dopo vent’anni, in ogni di noi che le (ha) ama(te).