The Voice of Italy 2016: se la scelta del coach punta sulla ‘scommessa’ a discapito della voce

The Voice of Italy 4 si avvia ai live: ma i cantanti finalisti sono stati selezionati in base a un giusto criterio? Riflessioni sparse su Soundsblog.it

The Voice of Italy 2016 si avvicina finalmente alla diretta dopo le Blind Auditions, la Battles e i Knock Out. Il talent show -lo dice il titolo stesso usato a livello internazionale- cerca LA VOCE, il cantante che primeggia rispetto agli altri. Proprio fin dall’inizio, il senso del programma è quello di essere colpiti dalla vocalità di chi si esibisce- dando le spalle- senza dare la benché minima importanza ad altri aspetti come possono essere l’età, la fisicità o la bellezza. Poi, però, dopo questo apprezzabile incipit, le puntate rischiano di essere troppo simili tra loro e di ricadere in un meccanismo uguale a tanti altri show. Intendiamoci: non è un’accusa contro l’edizione italiana, simile a legata a quella degli altri Paesi, né a un singolo coach, ma ad un aspetto che, ieri sera, è apparso ancora più evidente in alcuni casi specifici.

Durante l’lultima puntata dedicata ai Knock Out, in certe scelte, mi sono ritrovato a sbarrare gli occhi, basito. Da un lato ascoltavo un aspirante cantante che sapeva dosare virtuosismi e interpretare un pezzo in maniera quasi professionale. Contro di lui, un altro concorrente, decisamente più acerbo. Non si vorrebbe mai sbattere la porta in faccia a nessuno che si esibisce con un sogno nel cassetto ma, se lo scopo del gioco è quello, purtroppo una scelta deve essere fatta. E quello che mi aspetto è che segua i canoni base della coerenza.

Sentire un coach che parla di due talenti -uno quasi ‘fatto e finito’ e l’altro, invece, ancora giovane e forse un po’ inesperto- mi porta a prevedere una scelta quasi scontata. Poi, invece, avviene la decisione che lascia sbigottiti, quando il coach vuole intraprendere una sfida, seguire la strada più difficile e impervia e puntare sul cantante meno ‘qualificato’. Lo dice pure, apertamente.

E sarebbe perfino bellissimo se la scelta, in automatico, non impedisse all’altro -più dotato e pronto- di dover dire “Ciao ciao” al proprio sogno, spegnere il microfono e abbandonare il programma a un passo dal live. Ecco, in quel caso, trovo la voglia di mettersi alla prova del coach decisamente fuori luogo, soprattutto se il rischio è quello di annullare la speranza a chi -trentenne circa- fa, da anni, la tanto agognata/richiesta gavetta nei locali, per pochi euro o anche gratis. Perché, se a batterli è un/a diciottenne con il sogno di diventare famoso ma con voce inferiore e poca esperienza alle spalle, visto la giovane età anagrafica, allora -vi prego- non fateci più ascoltare sermoni sull’importanza della pratica, del sudore e del non mollare mai. Di conseguenza, a questo punto, infatti, tornano tutti gli elementi che, durante le Blind Auditions sono state messe da parte: la giovane età e il suo passato, c’è qualcosa in lui che mi ha colpito, voglio mettermi alla prova, non mi piacciono le strade già spianate, sarebbe facile scegliere lui ma io tentare con l’altro.

Si cerca LA VOCE oppure una popstar? Perché il rischio che tanti elementi influiscano, porta quasi alla ricerca di un Fattore X ma, in questo caso, si perderebbe lo spirito di questo programma, no? Se è la potenza vocale che deve brillare, mi aspetto che il coach selezioni quella. Poi, nel momento della diretta, sarà il pubblico a poter e dover dare il proprio parere. Ci sarà il fatidico voto popolare, la preferenza della massa, il sapore pop e va benissimo. Ma, fino ad allora, che sia la qualità a primeggiare è quasi un dovere. E non le scelte coraggiose di un coach a discapito di chi merita.