Doro Gjat, Zenit: testo e video ufficiale

Un video girato interamente con un drone, in cima al monte Matajur (1654 metri d’altezza)

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Nuovo video estratto da Vai Fradi, il primo disco solista di Doro Gjat: si tratta di Zenit, e per realizzarlo il rapper ha scelto di nuovo come sfondo le montagne del suo Friuli. Questa volta il rapper carnico si è spinto fino a 1654 m di altitudine per raggiungere la vetta del monte Matajur (al confine con la Slovenia) e suonare con alcuni membri della Carnicats Live Band (i chitarristi Marco Badini e Giacomo Santini e l’altra voce dei Carnicats, Dek Ill Ceesa) una versione acustica di Zenit. “Ho voluto ri-arrangiare il pezzo con dei musicisti perché, proprio con Vai fradi, ho iniziato a esplorare questa dimensione nuova per me, a frequentare questa sorta di ‘no man’s land’ tra rap e cantautorato in cui mi trovo molto a mio agio”.

Il testo del brano affronta, come in molti altri pezzi del disco, il tema dell’emigrazione, parla di ripartire e costruirsi da zero in un posto nuovo, ma con una differenza di rilievo rispetto ai primi due singoli Ferragosto e Vai fradi: “La voglia di andar in un posto ‘dove il sole è allo zenit’ è una metafora dietro cui si nasconde il desiderio di abbandonare la provincia per un posto ‘diverso’. Se però nella prima strofa dico ‘voglio prenderla per mano e dirle dai, ANDIAMO’, nella seconda aggiungo ‘voglio prenderla per mano e dirle dai RESTIAMO / qui va tutto in pezzi e insieme lo restauriamo’: andarsene e lasciarsi i problemi alle spalle può sembrare la scelta migliore ma a volte rimanere e lavorare su quello che si ha è una scelta altrettanto coraggiosa. Perché magari il sole è già allo zenit, ‘ma se non alzi gli occhi è chiaro che non lo vedi!’”.

Il live video di Zenit è diretto da Fabio Pappalettera, già autore di altri video – come in questo caso realizzati con il drone – per l’azienda del turismo del Friuli Venezia Giulia.

Doro Gjat, Zenit – testo completo

Voglio prenderla per mano e dirle: Dai, andiamo
dove conta solo chi sono e non come appaio.
Che qui non c’è un cane e tu sentimi come abbaio
e fa freddo troppo spesso che sembra sempre gennaio!
Senti come cadono, cadono le certezze
voglio essere sempre libero, libero non averne!
Senza avere un limite o il limite scavalcarlo
anche se con dio non parlo, parlo per la mia gente.

Hey,
riempilo bene quel bagagliaio
porta dietro i sogni, lasciane solo un paio
ci fanno da backup, ci servono se torniamo
e corriamo dietro al sole, vedrai se non lo prendiamo!

Ciao, vado! Già più non mi vedi,
faccio in modo che il fato più non mi freghi
e mi trovo un posto caldo, il sole che sta allo zenit:
così nascondo le ombre sotto i miei piedi!

Vieni!

Voglio il sole allo zenit perché voglio le ombre sotto i miei piedi!
Ma se c’è il sole allo zenit e non alzi gli occhi è chiaro che non lo vedi!
Voglio il sole allo zenit perché voglio le ombre sotto i miei piedi!
Ma se c’è il sole allo zenit e non alzi gli occhi è chiaro che non lo vedi!

Voglio prenderla per mano e dirle: Dai restiamo,
qui va tutto in pezzi insieme lo restauriamo,
insieme contro il mondo in fondo da cui veniamo
mi guardi e vado a fuoco come in un primo piano,
piano, piano,
la vita la suoniamo, come con il piano
coi tasti che non colpiamo,
certe sfumature di norma non le cogliamo
e non è che stiamo assieme ma sembra più una collabo.
Col cavolo
farcela è un miracolo!
Io, corro in paradiso e finisco a ballar col diavolo.
Abbiamo un cuore grande, il posto da cui veniamo
lo riduce piccolo, piccolo come un atomo
e dai, dai che è sintomatico,
che qui piove sempre e finisco bagnato fradicio
ho il cuore ancora zuppo, serve un asciugamano
che senza il sole allo zenit si asciuga piano!

Chiaro?

Voglio il sole allo zenit perché voglio le ombre sotto i miei piedi!
Ma se c’è il sole allo zenit e non alzi gli occhi è chiaro che non lo vedi!
Voglio il sole allo zenit perché voglio le ombre sotto i miei piedi!
Ma se c’è il sole allo zenit e non alzi gli occhi è chiaro che non lo vedi!