Francesca Michielin a Blogo: “Non mi interessano i numeri o le classifiche, preferisco le emozioni”

Cita Hegel, parla dei giovani in Italia e racconta il suo nuovo album, diVenti: intervista a Francesca Michielin.

diVenti, il nuovo album di Francesca Michielin nato dopo “tre anni di gestazione”, rappresenta l’esame di maturità artistica per la giovane artista? “Beh, la vedo come una prova di maturità artistica – confida a Blogo la giovane artista – Ho iniziato a fare questo lavoro a sedici anni. Allora amavo la musica come adesso ma ero meno consapevole. Ora, invece, credo di essere maturata e ho voluto dimostrarlo con questo disco”.

Qualora tu fossi una critica musicale, cosa scriveresti di questo album?

“E’ difficile essere obiettivi ma provo con la massima onestà intellettuale possibile (ride, ndr). Credo che diVenti sia un lavoro ben fatto, pensato, ben prodotto e ben arrangiato. C’è stata molta cura nei testi, li ho scritti anche personalmente. E’ un lavoro autobiografico, rivolto anche a chi non ha ben capito chi sono e quali sono i miei pensieri. Considerando che si tratta di un lavoro di una ventenne, io mi reputerei soddisfatta. A 20 anni è come se si fosse appena nati, si ha ancora un sacco di tempo per sperimentare e crescere. Però si nota un lavoro di ricerca e sperimentazione di suoni”.

Concordo abbastanza. Si è parlato di una svolta elettro-pop, ma in diVenti è preservata una parte più riflessiva e cantautorale. Forse non è una svolta completa ma una fase di transizione?

“E’ una svolta dal punto di vista sonoro. C’è un’identità di suono diversa rispetto al passato e che mi rappresenta di più: ci sono canzoni elettro-pop, ma anche minimal tecnho come Lontano o ballad con una ricerca musicale. C’è un’attitudine di ricerca del suono e dell’aspetto internazionale”.

Fra le ballad c’è 25 Febbraio. E’. molto intensa e forse la più riflessiva.

“E’ la canzone più autobiografica perché è una sorta di dialogo che ho instaurato fra la me stessa di adesso e quella che stava per uscire dalla pancia della mamma, il 25 febbraio 1995. E’ una sorta di esame, ho raccolto tutte le cose che non avevo inizialmente accettato di me. Mi sono raccontata: dalle ginocchia sbucciate ai momenti di fragilità e forza. Mi sembrava giusto chiudere un iniziato con diVento, un brano che parla dell’avere vent’anni”.

C’è un percorso.

“E’ percorso a ritroso. C’è una tesi, antitesi, sintesi…”.

Citi la dialettica di Hegel. Quando lo hai citato durante la conferenza stampa tutti si sono stupiti. I giovani sono sottovalutati?

“L’Italia è senza dubbio un Paese per anziani. Chiedono di dare ‘spazio ai giovani’, ma alla fine non c’è mai spazio per noi. Io credo il nostro Paese sia pieno di giovani che pensano bene, scrivono bene e hanno tante cose da dire. Bisogna crederci in loro, proprio perché sono più freschi, hanno più vitalità ed una curiosità più attiva”.

I singoli – L’amore esiste, Battito di ciglia e Lontano – son tutti firmati da Fortunato Zampaglione.

“Zampaglione ha dato una continuità a questo biglietto da visita per l’album. E’ stato bello lavorare con lui. Attraverso L’amore esiste avevo bisogno di dimostrare com’era cambiata la mia dote interpretativa e com’ero maturata in quel senso. Battito di ciglia, invece mi ha permessa di mettermi in gioco anche come autrice del testo, ho curato la produzione vocale. Fortunato ha creduto nella mia capacità di scrittura, senza la sua stima ed il suo supporto quel pezzo non sarebbe diventato quel che è. Con Lontano, infine, abbiamo giocato ed osato, è un pezzo molto pop ma con un testo profondo”.

Se questo album è stato il tuo esame di maturità, come procede l’università?

“Mi sono iscritta alla Facoltà di Beni Culturali e cinematografici alla Ca’ Foscari a Venezia. Non sono una wonder woman, non frequento assiduamente ma quando sono a casa ne approfitto per andare a lezione. Quest’inverno, poi, mi sono tenuta un periodo libero per prepararmi alla sessione di gennaio. Mi sta piacendo quello che sto studiando, è un ramo che si interessa dei beni culturali e del cinema. Io sono appassionata sia di musica che di cinema e la sfrutto come un’opportunità”.

Il tour sarà in primavera?

“Sarà in primavera 2016, lo stiamo preparando”.

Com’è stato tornare ad X Factor, questa volta da ospite?

“Ho provato le stesse emozioni di quando facevo il saggio di pianoforte davanti ai miei genitori. Io ero molto agitata in quei contesti e pure tornare ad X Factor è stato emozionante però bello. Ero più serena rispetto a quando ero concorrente, ma avevo comunque un’ansia positiva”.

Dopo questo percorso di crescita e maturazione, cosa è rimasto di quella Francesca?

“Qualcosa è rimasto. Quando ho fatto X Factor ero molto spensierata, non l’ho mai vissuta come una questione di vita e di morte. E’ stata un’esperienza. Quando si fa questo lavoro si tende spesso ad assolutizzare tutto e rimanerci male per cose futili. Io cerco di mantenere una certa serenità e spensieratezza perché preferisco concentrarmi sulle emozioni e le qualità piuttosto che sui numeri o le quantità. Fra dieci anni, qualora dovessi fare ancora questo lavoro, le persone non si ricorderanno delle classifiche o dei numeri ma delle emozioni e dei messaggi che ho lasciato”.

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