Soul On Fire, Peter Steele fra Carnivore e Type O Negative: la recensione del libro biografico

Jeff Wagner ha scavato a fondo nella vita e nella psiche di Peter Steele, parlando con tutte le persone toccate dal suo animo infuocato.

Quando si pensa alla figura di Peter Steele, le immagini che vengono alla mente sono solitamente quelle rappresentate nella seconda e quarta di copertina di questo libro: un gigante vestito con una tshirt militare, con un basso enorme tenuto a tracolla da una enorme catena. E magari una bottiglia di vino in mano.
Quel che non pensa nessuno è il Peter Ratajczyk che fino all’età di 25 anni mandò a monte tutte le band in cui aveva suonato perchè non voleva mai andare in tour, in quanto più attaccato alla carriera nel campo edilizio e nel campo del giardinaggio pubblico. Il Peter che amò due donne, arrivando a sposarne una due volte, e soffrì come un cane per entrambe (lasciandone una perchè lui non accettava che lei fumasse spinelli). Il Peter per il quale, come viene descritto a metà del libro, quando già i Type O Negative venivano personalmente invitati da Nine Inch Nails e Motley Crue a suonare come special guests, “il massimo della vita era scrivere canzoni nel suo seminterrato, pubblicare un album o due all’anno, lavorare per il Parks Department e guidare la sua auto. Routine, ordine, simmetria. Erano queste le cose che lo facevano sentire bene. Timbrare il cartellino, sapere sempre dove sarebbe stato ogni giorno”. Il Peter così attaccato ai suoi gatti che proprio la morte di uno dei suoi preferiti si sospetta abbia gettato il musicista in uno sconforto tale che poche ore dopo anche il suo corpo cedette per sempre, il 14 Aprile 2010.

Questo è il Peter Steele che forse non ci si aspetta, e che emerge nella sua miseria (e ammirevole capacità artistica) nella prima metà di questa biografia scritta da Jeff Wagner, frutto di interviste personali svolte dall’autore con amici, colleghi e parenti, o di recupero di dichiarazioni rese alla stampa. Il Peter fortemente dotato di senso musicale, che tutti volevano sentire in qualsiasi band militasse (Aggression, Fallout, Carnivore), ma che odiava esibirsi dal vivo e al quale non piaceva mai il prodotto finito delle sue registrazioni (tranne quando definì l’ultimo disco dei Carnivore “il Sergeant’s Pepper del metal”).

Chi cerca una biografia dei Type O Negative deve portare pazienza, si parla della band da metà libro in avanti, quando si raccolgono tutti i frutti della personalità di Peter disseminata nei suoi lavori precedenti, quando il logo dei Repulsion si trasforma in una sorta di “condanna” a trovare un nome che comprendesse un cerchio ed un segno negativo al suo interno. Questa è la storia di Peter Steele, narrata dal musicista stesso tramite le sue interviste, e da chi gli è sopravvissuto: i suoi fratelli nelle band, le sue vere sorelle, le sue ex ragazze, i promoter delle sue case discografiche.

E se la musica lo ha da sempre salvato, da un certo punto di vista l’ha anche condannato: iniziò a portarsi bottiglie di vino sul palco per superare la sua ansia da prestazione dal vivo, soffrì molto a causa delle interpretazioni negative date ai suoi testi più intimi (segnalati come misogini, razzisti e classisti), ed in tour con i Pantera scoprì che fare un casino pazzesco nel backstage aiuta a tappare un buco emotivo che dilania da dentro. Forse prendersi gioco di tutti scrivendo un pezzo molto fraintendibile per gli amici Agnostic Front o posando nudo per PlayGirl lo aiutò ad andare avanti, forse gli fece fare un passo verso il baratro. Le ultime pagine del libro sono piene di angoscia, esattamente come gli ultimi anni di Peter, con gli alti e bassi dei Type-O, furono angoscianti. L’oppressione verso una fine nota rende il libro straziante, ma al contempo una lettura imperdibile per chi vuole conoscere meglio, o ricordare con rispetto, il Green Man.

Jeff Wagner
“Soul On Fire, Peter Steele fra Carnivore e Type O Negative”
320 pagine + 16 a colori
21,50 Euro


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